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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
UNA DIFESA “D’ATTACCO” di Marco Lucarelli - Preparatore Atletico e Allenatore di Base
"Affrontando una partita di calcio in maniera propositiva si risulterà comunque sempre vincitori laddove il superamento delle difficoltà mentali e l'accettazione dei propri limiti sono i veri "nemici" da affrontare e combattere". Si parla spesso di squadra corta, pressione sul portatore palla, di pressing a invito, pressing asfissiante, ma durante lo svolgimento di una gara è necessario affinché si possa riconquistare la palla la capacità di interazione tra i giocatori. I giocatori seguono dei segnali, dei messaggi insiti nello svolgimento delle situazioni di gioco per avviare un'azione di pressing, ricordiamo tra questi, ricezione difficoltosa, giocatore in possesso di palla rivolto di spalle. Inoltre il pressing può essere adottato a secondo delle indicazioni dell'allenatore in maniera più o meno sistematica in diverse zone del campo, pressing offensivo, ultraoffensivo. È sicuramente una tattica che viene applicata da squadre che ne fanno un'arma di difesa contro avversarie di qualità tecniche superiori. Ma l'aspetto determinante è, secondo me, che il suo utilizzo stia nell'accettarla invece come una azione di "attacco" dove l'anima della squadra, la determinazione e la forza non stia solo nella consapevolezza di possedere individualità e schemi di attacco altamente qualitativi ma di trasmettere energicamente una forza d'urto capace di intimidire e contrastare ogni azione offensiva degli avversari. Quindi essere propositivi nelle due fasi di gioco, (di possesso e di non possesso) accompagnata ovviamente da una ottima condizione fisico-atletica determina una maggiore consapevolezza di forza nelle proprie capacità individuali e di squadra . Tutto questo risulterà più efficace quando le conoscenze (in questo caso nella fase di non possesso) di ogni giocatore verranno arricchite con esperienze , svolte in regime di situazioni attive e funzionali di gioco. Si procederà sempre con un'attenta valutazione di quelle che sono le loro reali capacità e poi si imposterà una metodologia che preveda insegnamento o il consolidamento della Tattica individuale nella fase di non possesso, per permettere così a tutti i giocatori di inserirsi in un contesto di cooperazione positivo, dove tutti parlino lo stesso linguaggio. Per cui si proporranno esercitazioni per esempio 1>1 per una corretta presa di posizione da assumere nei confronti del giocatore che conduce la palla frontalmente al difensore (Fig. 1), il 2>1 per imparare a temporeggiare e a posizionarsi per intercettare la palla (Fig. 2 contrasto indiretto), il 3>2 per insegnare la copertura reciproca tra i difendenti (Fig. 3), per poi passare al 4>3 al 5>4 fino a lavorare per reparti difesa e centrocampo in situazione, 8 contro 8 oppure 8 contro 10 (4 difensori e 4 centrocampisti per una squadra che schiera il 4:4:2) contro avversari in parità o in superiorità numerica. SVILUPPO DELLE ESERCITAZIONI DI TATTICA INDIVIDUALE L'applicazione delle esercitazioni prevedono l'utilizzo di una semplice progressione metodologica attraverso le quali sono stati considerati solo alcuni aspetti tattici (della fase di non possesso), questo per far comunque intendere che ci deve essere sempre significativa continuità negli obiettivi prefissati in prospettiva di un progetto di costruzione di gioco di squadra. Fig.1  Il giocatore A1 in conduzione porta il pallone verso A2, mentre B( difensore) accompagnerà l'azione assumendo la corretta presa di posizione. Quando A1 passerà il pallone ad A2 a circa 5m dalla linea di fondo immediatamente B correrà per superare la linea centrale (tratteggiata) per poi riprendere la pressione sul portatore di palla (A2) e la corretta presa di posizione nei suoi confronti. Appena anche A3 avrà svolto la sua conduzione si cambierà difensore. *I possessori palla possono effettuare delle conduzioni con cambi di direzioni e non possono dribblare il difensore. Fig. 2  A e A1 si passeranno il pallone mentre B si posizionerà in maniera tale da poter intercettare di passaggio. Quando i due arriveranno a 5 m dalla linea di fondo (linea tratteggiata) passeranno il pallone ad E o F che ricominceranno l'azione, se invece il difensore intercetterà il pallone l'azione ricomincerà immediatamente da gli altri 2 giocatori (E e F). Il difensore, che cambierà dopo che le tre coppie avranno effettuato un'azione di possesso, ogni qualvolta che non riuscirà ad intercettare e quindi ad interrompere l'azione dovrà correre e superare la metà campo (linea di mezzo) per poi riassumere la giusta posizione di difesa. Fig.3  I 3 attaccanti (A, A1, A2) cercheranno attraverso solo passaggi rasoterra di segnare nelle due porticine poste sul lato opposto. I due difensori (D1 e D2) si muoveranno in pressione continua sul portatore palla, assumendo una posizione tale che gli consenta di dare copertura al compagno in pressione e di intercettare un eventuale passaggio. Sia che interrompano l'azione o che gli attaccanti riescano a fare gol in una delle due porticine ,i due difensori devono obbligatoriamente correre e superare la linea di metà campo prima di adottare un azione di difesa. I difensori cambieranno a rotazione ogni 4 azioni eseguite dai 3 gruppi di attaccanti. Ogni volta che l'azione venga interrotta dai difensori o che gli attaccanti riescano a segnare partirà il gruppo (di attaccanti) opposto. Il gruppo che termina l'azione sostituirà quello che è partito per una nuova azione. ALLENARE A COLLABORARE IN FASE DI NON POSSESSO Comunque è necessario e opportuno che parallelamente alle esercitazioni di tattica individuale vengano proposte situazioni di gara che nella loro totalità permettano ai giocatori di operare e collaborare per ottenere azioni di pressing efficaci. Il miglior modo è proporre situazioni, giochi a tema, insite di regole ben precise che renderanno lo svolgimento dl gioco, un momento operativo, in cui avverranno apprendimenti e adattamenti funzionali.(Fig. 4)  I giocatori verranno indotti a pensare , ad accomodare e ad apprendere in maniera comunque competitiva e divertente il vero obiettivo del gioco. (Fig. 5)  L'obiettivo delle due esercitazioni è quello di insegnare a eseguire pressioni continue sul portatore palla e azioni di pressing collettive. La durata delle esercitazioni è di 20 minuti. L'allenatore inoltre senza interrompere necessariamente lo svolgimento del gioco valuterà ancor meglio le difficoltà di operazione e di intervento dei propri giocatori che operano in un contesto situazionale di cooperazione. Tutte e tre le squadre si dispongono in ordine sparso con due che occupano la stessa metà campo. Il Gioco inizia con la squadra A (blu) che a fa possesso palla senza limiti tocchi, la squadra B(gialli) invece deve conquistare il pallone e infine la squadra C (rossi) nell'altra metà campo fa possesso palla ad 2 tocchi. La squadra A deve fare almeno 4 passaggi consecutivi per poi calciare il pallone nella zona occupata dalla squadra C. La squadra B pressa cercando di conquistare il pallone, se non lo conquista si sposta dopo il lancio velocemente nell'altra metà campo per portare una nuova azione di pressing. In definitiva chi pressa continua a farlo finché non riesce a conquistare la palla (quella lanciata nella metà campo opposta) spostandosi da una zona all'altra. Chi è in possesso palla deve effettuare almeno 4 passaggi consecutivi e calciarla nella metà campo opposta. La squadra che non è temporaneamente impegnata fa possesso a 2 tocchi. Le tre squadre disposte ognuna in una zona di campo fanno possesso palla a tocco libero. Ad un segnale, l'allenatore alzerà una casacca dello stesso colore di una squadra che inizierà a pressare le altre due squadre, verde prima e dopo aver interrotto l'azione, quella blu. Si sommano i tempi impiegati per conquistare il pallone nelle due zone. Ogni ciclo di due azioni di pressing per squadra si effettua una rotazione. La squadra che subisce una azione di pressing per prima si sposta nella zona lasciata libera dalla squadra che pressa e ricomincia a fare possesso. La squadra che viene pressata per seconda si sposta a sua volta nella zona libera. Le squadre si ritroveranno in queste posizioni pronte per ricominciare:  Per rendere ancora più prevedibile il gioco la squadra che inizia un azione di pressing può essere chiamata in causa per due volte di seguito.
CONOSCENZA E COMUNICAZIONE: I SEGRETI DI UNA TATTICA VINCENTE
di Maurizio Ciani *Allenatore di Base.
L’inizio della stagione sportiva per una squadra di calcio è una delle fasi più delicate ed importanti dell’anno, in quanto proprio in tale periodo si gettano le basi sulle quali costruire un campionato.
Ciò vale per la preparazione fisica, che deve essere calibrata con gran cura ed equilibrio, in modo da arrivare gradatamente alla migliore forma, per garantire la massima continuità e assicurare il top della condizione in occasione degli “appuntamenti che non si possono sbagliare”.
È valido, altresì, per quanto riguarda la componente tattica, che proprio in quel periodo è esaminata, esercitata e messa a punto, per consentire ai giocatori di apprendere e all’allenatore di valutare la più ampia ed appropriata gamma di soluzioni tattiche a disposizione. Ma, non di meno, è soprattutto determinante la cura dell’aspetto psicologico, che un allenatore deve perseguire, cercando di fare una valutazione complessiva sia del singolo giocatore e sia della squadra.
In altre parole, non si devono considerare solo gli aspetti strettamente specifici (tecnici, tattici e fisici) del calcio: chi sa tirare, stoppare, passare la palla, chi sa coprire o aggredire gli spazi, chi è veloce, forte, resistente ecc.; si deve prestare particolare attenzione anche alle componenti intellettive, caratteriali, motivazionali e di relazione rispetto all’ambiente, alla società, all’allenatore stesso ed ai compagni.
Saper valutare il carattere dei singoli giocatori, le relazioni che intercorrono tra loro, le dinamiche di gruppo esistenti diventa fondamentale per individuare eventuali leader positivi e negativi all’interno di una squadra, ossia chi con il suo modo di essere e di rapportarsi con i compagni funge da elemento aggregante e trascinante e chi, invece, in prospettiva potrebbe generare problemi e avere la tendenza a disgregare il gruppo o comunque a ostacolare la coesione.
L’individuazione immediata del carattere e delle capacità intellettive dei singoli giocatori nell’ambito della squadra è un importantissimo elemento di valutazione: la “forza” o “debolezza” caratteriale, l’intelligenza, l’intuito di un giocatore possono essere effettivi o presunti e solo con il tempo e con il verificarsi di particolari situazioni probanti si possono avere validi riscontri.
Porre attenzione a questo aspetto permette, quindi, all’allenatore di calcolare e prevedere effetti e reazioni del singolo e del gruppo ai suoi comportamenti e alle sue decisioni.
In pratica, prima il mister riesce a inquadrare un suo giocatore sotto il profilo del carattere, dell’intelligenza e del modo in cui si relaziona con gli altri, prima saprà come comportarsi con lui, come parlargli, che cosa dirgli, come “gestirlo”.
Uno degli obiettivi che il mister deve perseguire, per formare il cosiddetto “spirito di gruppo”, è quello di favorire e alimentare in ciascun giocatore, se non l’amicizia, almeno la stima, il rispetto e la predisposizione al sacrificio (in termini calcistici, s’intende) nei confronti di tutti gli altri compagni: una squadra, infatti, è formata da individualità spesso profondamente diverse tra loro che vanno assemblate non solo in senso tecnico-tattico, ma anche dal punto di vista relazionale.
Il mister, quindi, deve essere capace di osservare le dinamiche del gruppo, intervenendo, con discrezione, solo laddove le relazioni interpersonali potrebbero rischiare di pregiudicare l’equilibrio e l’armonia del gruppo stesso o di parte di esso.
Sottolineo l’espressione “con discrezione”, in quanto non va dimenticato che l’allenatore, per quanto possa costituire un punto di riferimento per i giocatori, resta sempre, per così dire, un “estraneo”, un “altro” da loro.
Inoltre, nell’indispensabile bagaglio dell’allenatore, vi devono essere, oltre che una specifica competenza tecnico-tattica, anche alcune caratteristiche di buon comunicatore.
Infatti, ho riscontrato che i messaggi trasmessi da forme di comunicazione non verbale sono ben più incidenti rispetto a quelli verbali, per cui è consigliabile pensare bene prima di agire, poiché sono proprio le nostre azioni, anziché le nostre parole, a offrire i messaggi migliori: mancare o arrivare tardi agli allenamenti e alle partite, dirigere le sedute con scarsa voglia, non trasmette certo valori di disponibilità o d’impegno, sostituire, in ogni occasione, gli stessi giocatori, adducendo ogni volta una scusa diversa, non è certo esempio di sincerità.
Per ottenere il massimo dai giocatori, il mister deve usare le armi dell’autorevolezza, ovvero dimostrare di conoscere la materia-calcio, di saper coinvolgere appassionare i giocatori in quello che stanno facendo, di credere nelle cose che dice, di essere coerente con le proprie idee, di essere imparziale ed equo nelle decisioni e nelle valutazioni.
Tutt’altra cosa è l’autoritarismo, dietro il quale non di rado si nasconde, in realtà, insicurezza ed incapacità di instaurare un rapporto equilibrato con i giocatori: dire ad un giocatore “si fa così perché lo dico io”, significa alzare un muro di incomunicabilità che non può che creare malumori e tensioni all’interno del gruppo e perdita di entusiasmo e collaborazione.
Sulla base dell’esperienza vissuta durante la mia attività di allenatore di squadre di varie categorie dilettantistiche e di settore giovanile, ho maturato alcune considerazioni, che ora propongo come spunti per conseguire un miglioramento della propria capacità di dialogo con i giocatori:
· prima di incontrare un nuovo gruppo si potrebbe inviare una lettera o telefonare a ogni calciatore per ben presentarsi ed instaurare un primo rapporto di comunicazione, consigliando alcuni esercizi fisici per mantenere una certa confidenza con l’attività sportiva;
· riprendere periodicamente con la telecamera i giocatori durante una partita fatta, per poi rivedersi assieme, potrebbe essere un modo per far meglio comprendere i miglioramenti individuali e di squadra raggiunti;
· eseguire periodicamente dei test (tecnici, coordinativi, fisici e situazionali) evidenziando pregi e difetti;
· far scrivere ad ognuno la propria “formazione ideale”, oltre che divertire, può farci rendere conto delle dinamiche sociali del gruppo squadra.
Comunque, ritengo molto importante dedicare alcuni minuti del primo allenamento settimanale per discutere dell’ultima partita giocata: in questo caso, la partecipazione dei giocatori diventa fondamentale, in quanto troppo spesso, in questi casi, si assiste a veri e propri monologhi degli allenatori, soprattutto nei settori giovanili.
Invece, bisognerebbe stimolare l’intervento dei giocatori con domande del tipo: “come avete visto la partita?”, “come abbiamo gestito il possesso palla?”, “come abbiamo gestito le fasi difensive?”, “quali sono stati gli aspetti positivi della partita?”.
Aspettarsi un’iniziale situazione d’imbarazzo è più che normale, insistere incentivando la discussione è fondamentale. Accettare la vittoria e la sconfitta come elementi di normalità del gioco, analizzandone gli aspetti positivi e negativi, deve essere motivo di crescita importante, cercare i rimedi agli errori, discutendone assieme, deve diventare un imperativo imprescindibile.
La comunicazione non può ovviamente, prescindere dalla qualità del gioco di squadra: pensare di istituire un modello di alta partecipazione ed elevato coinvolgimento emotivo, in un modello di squadra prevalentemente basata su di un gioco ispirato solamente dalle qualità individuali e non collettive, è pura fantasia.
Tutti i giocatori devono contribuire alle fasi offensive e difensive, per cui è bene che, anche durante gli allenamenti, queste esigenze siano considerate e che, nell’attività di riscaldamento, nelle situazioni di gioco e nei giochi a tema, siano opportunamente sottolineate dall’allenatore: il possesso palla, i movimenti senza palla coordinati, la ricerca, la creazione, nonché la difesa degli spazi in modo collettivo, sembrano essere principi necessari al coinvolgimento di tutti gli elementi della rosa.
Alla fine, dunque, la tattica migliore per gestire il gruppo in modo efficace, è proprio il saper comunicare con i propri giocatori, i quali, bisogna ricordarlo, sono i veri artefici delle prestazioni sportive di una squadra di calcio.
DALLA COLLABORAZIONE AL SENSO TATTICO
Fonte: dal libro"La zona nel calcio: tecnica, tattica e ruolo creativo . - Autore: Simone Mazzali 
"Così come la comunicazione linguistica si attua tramite la parola, così la comunicazione calcistica si esplica mediante il passaggio".
Passaggio e collaborazione
Il passaggio è il mattone che consente la costruzione del gioco collettivo. Sforziamoci però di comprendere fin dall'inizio che l'essenza del passaggio non è nella precisione del gesto tecnico, come molti credono, bensì è nella elaborazione che lo precede. Il gesto tecnico si deve considerare come la cornice che si mette al dipinto ultimato. Un corretto angolo di visuale nel calcio ci permette di comprendere che il passaggio non è mai fine a se stesso; esso è sempre in funzione della situazione di gioco. Questa enunciazione può sembrare a prima vista estremamente ovvia. Aggiungiamo allora che probabilmente è talmente ovvia da non essere presa in esame. Molti di coloro che si interessano di calcio rivolgono le loro attenzioni esclusivamente ai risultati, senza preoccuparsi minimamente dei passaggi intermedi che li determinano. Conseguentemente la partita di calcio viene trattata alla stessa stregua di una partita a dama, in cui si collocano in campo i giocatori come pedine. Ci dimentichiamo troppo spesso che i giochi corali si avvalgono innanzitutto della collaborazione. I calciatori, lungi dall'essere "passivi ricettori di comandi", sono individui che si devono impegnare per diventare indipendenti e al contempo integrati.
L'appoggio
Tocchiamo subito "il vivo" della questione. Consideriamo per ora i componenti della squadra in funzione di: portatore di palla ed appoggi. E' necessario comprendere che "nel dialogo calcistico" l'azione del p.p. è successiva all'appoggio, anche se può apparire il contrario. Nei piani del gruppo, vale a dire nella strategia d'azione, la posizione di appoggio precede sempre il passaggio da parte del p.p. Può verificarsi durante il gioco che il p.p. prima effettui un passaggio e successivamente un compagno si impossessi della palla; ma un'azione corale, che si voglia ritenere tale, si svolge secondo la seguente sequenza: 1) Azione di appoggio; 2) Effettuazione del passaggio. Ora, per cercare di sbrogliare questa intricata matassa che è rappresentata dai fondamentali tattici, prendiamo in considerazione (per il momento da un punto di vista concettuale) le possibilità di appoggio, le quali ci conducono direttamente al concetto della:
Creazione degli spazi (che ne sono il risultato).
La creazione dello spazio deve essere intesa come il costituirsi di nuove possibilità di gioco che si esplicano con la presa di posizione su determinabili zone di campo. Facciamo un esempio. Pensiamo al fluire dell'acqua di un torrente. Se noi volessimo fare scorrere l'acqua in una zona diversa dal letto del torrente, che è la via primitiva, prima di tutto noi dovremmo scavare nuovi canali nelle direzioni volute. Una volta che i nuovi affluenti artificiali sono stati costituiti (presa di posizione dei giocatori senza palla, cioè effettuazione dell'appoggio) starà a chi manovra le chiuse (portatore palla) decidere quale sarà il nuovo corso dell'acqua (cioè l'evolversi del gioco). Solo a questo punto e non prima il p.p. potrà esprimere la sua fantasia creativa., la sua razionalità e, magari, il suo pregevole livello tecnico. Comprendiamo allora ciò che abbiamo detto prima: "l'appoggio è prioritario e precedente al passaggio e, quindi, il 1°è determinato dal 2° e non viceversa". Questa considerazione si connette con uno dei falsi presupposti su cui risiede il gioco collettivo:"il regista". Facciamo conto che, in veste di allenatori e/o educatori, abbiamo l'obiettivo di "indurre" la formazione di una certa "fisionomia"di gioco in senso tattico - strategico alla nostra squadra. Ebbene, molti degli "addetti ai lavori" sono convinti che il problema si risolva inserendo uno o più registi nella squadra, poiché credono così di fornire il gruppo della o delle menti. Chiunque può constatare che nella realtà, quasi sempre, le squadre vengono costituite durante la "campagna acquisti" giustapponendo dei giocatori con lo stesso spirito mediante cui si compone un mazzo di fiori assortito, in cui un paio di rose rosse sono sufficienti a ravvivare e nobilitare gli altri fiori campagnoli che rappresentano la maggioranza. Diciamo senza esitazioni che tali fiorai ... scusate il lapsus ... dirigenti, allenatori ed esperti vari si sbagliano di grosso. Il termine regista lasciamolo all'ambiente cinematografico da cui proviene, poiché utilizzato nel contesto della squadra di calcio è un termine decisamente fuorviante, oltreché errato. Torniamo all'esempio precedente del "torrente e delle chiese". Abbiamo stabilito che l'appoggio deve essere sempre precedente al passaggio in un gioco collettivo che voglia ritenersi tale. Se, al contrario, apro le chiuse senza avere scavato gli affluenti, l'acqua o seguita ad andare nel torrente originario o straripa; e ciò vale a dire che non si sa dove l'acqua (il gioco) andrà a finire. Ora valutiamo questo dato con la credenza diffusa che il regista deve avere già in mente il piano d'azione e che sia egli a determinare l'evolversi del gioco del gioco in seguito al suo "spirito illuminante". L'idea tradizionale prevede pure che il regista sia sovente il p.p. e che l'azione guida di costui si esplichi tramite il passaggio. Proviamo a mettere in equazione i dati emersi: 1) L'appoggio deve precedere il passaggio; 2) Il passaggio (del regista) precede l'appoggio. Osserviamo allora che o 1) o 2) è falso. In seguito al nostro modo di osservare è giusto 1) ed è errato 2). Qualcuno, però, molto "affezionato" alla concezione del "regista", potrebbe ancora affermare il contrario, cioè 1) errato 2) vero. Ciò in forza del fatto che nella pratica calcistica è frequente che il "regista" prima lanci la palla in una zona del campo eventualmente"scoperta" dagli avversari e che, successivamente, la palla venga raggiunta dal compagno. Ebbene, questa è soltanto un'illusione visiva per chi si limita a cogliere solo gli effetti e non le elaborazioni mentali che li determinano. Se noi osserviamo invece la questione in termine di cause, comprendiamo che il regista ha anticipato l'azione del compagno nell'appoggio solo nella fase conclusiva. Ricapitoliamo ora la sequenza delle elaborazioni corali nell'ambito della creazione degli spazi (Fig.38).:
Appoggio essenziale, effettuazione del passaggio e anticipazione in direzione della palla

1) A, che è il giocatore compagno del p.p. B, va in posizione A1. Ciò rappresenta il primo momento del gioco collettivo: l'appoggio essenziale. 2) Il p.p. B visto l'appoggio essenziale e solo dopo di questo, in collaborazione con A può effettuare il passaggio. Il passaggio scelto (poniamo:X, W, Y), scaturirà perciò dalla ambivalente e integrata creatività e intelligenza calcistica dei due giocatori. 3) In seguito, poniamo che si opti per il passaggio W e che A1 vada in A2, avremo l'avanzamento della possibilità di gioco con il nuovo portatore di palla che è A2. In sintesi abbiamo: a) appoggio essenziale b) effettuazione del passaggio c) anticipazione in direzione della palla. Se A (Fig.38) rimane fermo nella posizione in cui si trova, poiché riteniamo che debba essere il regista B a compiere la prima mossa, il gioco non si evolverà in senso collettivo, il quale è improponibile senza la ragionata e anticipata creazione di spazio. La partita diviene, in seguito a tale non senso teorico, un susseguirsi casuale di azioni e tecniche individuali. In un siffatto disastro corale non si creerà gioco secondo un progetto organizzato di squadra, neppure se si inserissero nel gruppo i migliori "registi" della categoria.
LA COMUNICAZIONE ED I RAPPORTI CON GLI ATLETI
Autore: Dott.ssa Marina Gerin Birsa* Psicologa dello sport - Friuli Venezia Giulia.
LE ABILITÀ MENTALI
Per tecniche di allenamento mentale (Mental Training o preparazione mentale) mi riferisco a metodi multimodali improntati all'apprendimento e al perfezionamento di alcune abilità che interessano da vicino l'attività sportiva. Ecco un elenco delle principali strategie o abilità mentali più importanti:
- Gestione dell'attivazione fisiologica (Gestione dell'Arousal)
- Rilassamento Abilità immaginativa (Imagery)
- Comunicazione con gli atleti
- Gestione dell'ansia pre-agonistica
- Gestione delle situazioni stressanti
- Focalizzazione dell'attenzione e concentrazione (Focusing)
- Incremento della motivazione e dell'autostima
- Formulazione degli obiettivi (Goal setting)
COMUNICARE - OBIETTIVI PER UNA COMUNICAZIONE EFFICACE:
1 - Migliorare la comprensione del processo di comunicazione. 2 - Divenire consapevoli degli ostacoli riguardo alla vostra capacità di comunicare. 3 - Esaminare come poter inviare messaggi con empatia 4 - Considerare l'importanza di ascoltare attivamente 5 - Informarsi circa le comunicazioni non verbali 6 - Gestione del conflitto
1 - MIGLIORARE LA COMPRENSIONE DEL PROCESSO DI COMUNICAZIONE. Consideriamo le tappe di qualsiasi processo comunicativo:
- Decidere di inviare un messaggio;
- Codificare un messaggio;
- Inviare il messaggio;
- Trasmettere il messaggio attraverso un canale di comunicazione;
- Decodificare il messaggio ricevente;
- Rispondere al messaggio ricevente.
In ogni tappa del processo comunicativo, le vostre esperienze passate ed i concetti personali possono influenzare la vostra efficacia. Queste differenze individuali spesso possono essere attribuite a predisposizioni personali, disturbi nel sistema di comunicazione o mancanza di empatia.
2 - DIVENIRE CONSAPEVOLI DEGLI OSTACOLI RIGUARDO ALLA VOSTRA CAPACITÀ DI COMUNICARE. Ognuno di noi ha " pre-giudizi" che influenzano negativamente la propria capacità di inviare e ricevere messaggi. Vediamo qualche esempio:
- Concetti personali
- Valori
- Impressioni iniziali
- Esperienze passate
- Stereotipi
Non si riesce mai del tutto a superare l'influenza di questi pregiudizi, si può tuttavia divenire consapevoli e sforzarsi per minimizzare i loro effetti. Il primo passo è esserne consapevoli.
3 - ESAMINARE COME POTER INVIARE MESSAGGI CON EMPATIA
- I vostri messaggi devono essere diretti, senza allusioni
- Assumete la responsabilità dei vostri messaggi, usate IO o MIO, non NOI o LORO
- I messaggi devono essere completi e specifici
- Evitate i doppi messaggi
- Dichiarate, se potete, le vostre emozioni
- I vostri messaggi devono separare i fatti dalle opinioni
- Mettete a fuoco nel vostro messaggio una cosa per volta
- Inviate il messaggio immediatamente, se vi preoccupa
- I vostri messaggi verbali e non verbali devono essere congruenti
- I vostri messaggi devono essere ridondanti
- Rendete il messaggio adeguato all'età di chi lo deve ricevere
- Dovete ottenere un feedback sulla corretta interpretazione del messaggio
4 - CONSIDERARE L'IMPORTANZA DI ASCOLTARE ATTIVAMENTE
- Sentiamo metà di ciò che si dice = 50%
- ne ascoltiamo la metà = 25%
- ne comprendiamo la metà = 12.5%
- ne crediamo la metà = 6.25%
- infine, ne ricordiamo la metà = 3.125%
Se siete un buon ascoltatore gli atleti ameranno parlare con voi, saranno soddisfatti per essere stati sentiti e capiti; se siete un buon ascoltatore non perderete alcuna informazione che potrebbe risultare importante per voi.
Ascoltare bene è un duro lavoro: richiede concentrazione ed intensa attivazione mentale. Elenchiamo ora 14 comuni cause di non ascolto: pensate alla frequenza con cui incontrate ciascuno dei problemi citati.
1 - Trovate poco interessante ascoltare gli altri 2 - Mettete a fuoco l'aspetto di chi vi parla piuttosto di ciò che dice 3 - Ascoltate più i fatti ed i particolari, perdendo il punto cardine 4 - Siete facilmente distratti da altre persone che parlano 5 - Fingete di ascoltare, guardando chi vi parla e pensando ad altro 6 - Ascoltate solo ciò che è facilmente comprensibile 7 - Certe parole di significato emozionale interferiscono con l'ascolto 8 - Sentite poche parole e cominciate già a pensare alla vostra risposta 9 - La vostra capacità attentiva resiste per poco 10 - Smettete di ascoltare per prepararvi a controbattere 11 - Mostrate la vostra approvazione, in realtà non siete coinvolto 12 - Cambiate argomento quando vi annoiate o non siete a vostro agio 13 - Vi difendete immediatamente se qualcosa nel discorso non va 14 - Cercate di indovinare il significato recondito di ciò che vi viene detto
Quando gli atleti non ascoltano, tendono a guardare attorno, assumono un atteggiamento assorto e indifferente, sbadigliano, si muovono nervosamente o compiono altri compiti.
Come si dovrebbe ascoltare? Ecco qualche suggerimento:
1 - Affrontare il vostro atleta con lealtà 2 - Assumere una posizione aperta 3 - State vicini al vostro atleta 4 - Guardatelo diritto negli occhi 5 - Rilassatevi 6 - Ascoltate con empatia. Cercate di capire chi è il vostro interlocutore 7 - Ascoltate con serenità. Non valutate o giudicate prima del tempo; 8 - Siate preparati mentalmente all'ascolto. Rimandate conversazioni importanti che richiedono capacità d'ascolto particolarmente buone, a quando vi sentirete mentalmente riposato 9 - Fate pratica sul miglioramento della vostra concentrazione
5 - INFORMARSI CIRCA LE COMUNICAZIONI NON VERBALI Il campo della comunicazione non verbale è comunemente organizzato in tre forme: a) Linguaggio del corpo o linguaggio cinetico; b) Relazioni spaziali o prossemiche ; c) Metalinguaggio, cioè il modo di esprimersi.
Siete consapevoli di come voi e gli altri parlate con le mani? Eccovi una tabella di riconoscimento di gesti comuni per verificare il grado di corrispondenza fra la vostra interpretazione dei gesti e quella diffusa nella nostra società:
- Tamburellare sull'orecchio = confusione
- Sfregarsi le mani = angoscia
- Incrociare le braccia sul petto = superiorità
- Grattarsi la testa = desiderio di interrompere
- Intrecciare le mani dietro la testa = rabbia o frustrazione
- Allungare le braccia avanti con le palme delle mani rivolte in alto = considerazione di sé
- Stropicciarsi il collo = aspettativa
- Gambe non incrociate e poggiate lateralmente = apertura, disponibilità
- Indicare sé stessi con l'indice = atteggiamento chiuso o competitivo
6 - GESTIONE DEL CONFLITTO
Quando un atleta o l'azione che esso compie, previene, ostacola o interferisce con il nostro scopo o le nostre azioni, è probabile che nasca un conflitto. Nel ruolo di istruttore, che si svolge in un ambiente competitivo e coinvolge i rapporti con gli altri, i conflitti sono frequenti e inevitabili. Per questo è vitale imparare a risolverli; quando evitate i conflitti e i confronti o soffocate le discussioni, allora avete problemi di relazione.
E' importante raggiungere ugualmente la meta minacciata dall'atleta con cui avete il conflitto e mantenere un buon rapporto con quell'atleta.
David Johnson ha descritto 5 varietà di conflitti; cercate di riconoscere lo stile di conflitto che normalmente adottate.
- IL LASCIOPERDERE: quando è imminente un conflitto, egli si chiude nel guscio. Sacrifica immediatamente la sua meta e il rapporto con l'atleta. Teme il confronto o crede che esso sia inutile nel risolvere il problema.
- IL PREVARICATORE: egli cerca di imporre all'atleta la sua soluzione al conflitto. Si concentra più sul raggiungimento del suo scopo che sull'interesse a mantenere il rapporto. Considera il conflitto un gioco - uno vince, l'altro perde - e quindi tende a vincere attaccando, opprimendo e facendo intimidazioni all'altro, se è necessario.
- L'AMICHEVOLE: il rapporto per lui è la cosa più importante, perciò tende ad abbandonare la sua meta quando incorre in un conflitto. E' convinto che ogni conflitto sia lesivo per i rapporti e, a causa del suo enorme bisogno di essere accettato ed amato, evita di mettere a repentaglio il rapporto, sacrificando la sua meta.
- L'ACCOMODANTE: egli si interessa a raggiungere tutte e due le mete, almeno in parte. Preferisce scendere a compromessi, se è possibile, in modo che ognuna delle parti conquisti qualcosa. Il suo atteggiamento è: " abbandona tu una parte della meta ed io abbandonerò una parte della mia."
- IL GIUSTO : anche lui vuole raggiungere tutte e due le mete, ma non solo in parte. Valuta attentamente il suo scopo, quello dell'atleta, il loro rapporto. Egli è soddisfatto solo quando riesce a raggiungere sia la sua meta che quella dell'altro e quando il rapporto esce rinforzato dal conflitto.
COME CONFRONTARSI
- Pensate, pensate a tutte le conseguenze
- Capite, chiedetevi se state capendo a fondo l'atleta
- Dimostrate attenzione: essere antagonistici, aggressivi e dominatori causa solo risentimento verso di voi
- Procedete per gradi, se voi sopraffate l'ascoltatore con troppi particolari tutti insieme, si sentirà aggredito ed aumenterà le sue difese.
Gli interventi di preparazione mentale
Uno degli interventi più richiesti dalle Federazioni Sportive e che lo psicologo dello sport può attuare per gli istruttori è un Corso di Mental Training con sedute settimanali della durata di un'ora per dieci settimane. Lo scopo dell'intervento è quello di fornire un'occasione di apprendimento di tecniche per migliorare la performance atletica e successivamente di rendere completamente autonomo il soggetto che ha usufruito degli insegnamenti del Corso: infatti l'istruttore, fornito di supporti audio-visivi, è in grado di gestirsi quotidianamente per conto proprio, senza dover instaurare un rapporto di dipendenza con lo psicologo dello sport. Di estrema attualità ed utilità risultano essere anche i Corsi di formazione sulla Psicologia dello Sport: questi corsi permettono agli addetti ai lavori di apprendere delle conoscenze sul modo di pensare e di sentire degli atleti che spesso non vengono rese disponibili nell'ambiente sportivo.
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