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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Pino Romeo (del 25/06/2007 @ 11:30:00, in Angolo tecnico, linkato 3732 volte)
COME SVILUPPARE LA VELOCITÀ NEL CALCIO ?
di Mike Antoniades * BBC Sport Academy Trainer
Molti allenatori credono che la velocità sia qualcosa con la quale si nasce piuttosto che un’abilità che si può allenare e sviluppare. L’aspetto genetico è naturalmente molto importante e determina sia la composizione che la struttura fisica dell’atleta oltre alla capacità di diventare più forte e maggiormente potente. Tuttavia forza e potenza sono soltanto due componenti della velocità e svolgono un ruolo fondamentale nel determinare quanto velocemente un atleta possa correre in linea retta. Il calcio però è uno sport multidirezionale e quindi l’abilità di correre in linee rette o la capacità di sollevare pesi elevati in palestra, non necessariamente si trasferisce in modo soddisfacente su un campo di calcio.
La velocità è un’abilità e,come tutte le abilità, può essere insegnata, sviluppata e migliorata attraverso un programma di allenamento che sia sistematico e progressivo.
In passato, molti Club professionistici si sono avvalsi di allenatori specializzati nello sprint (per lo più provenienti dall’atletica leggera) per migliorare la velocità dei calciatori. Così facendo non hanno tenuto in considerazione che la biomeccanica utilizzata nello sprint in linea retta differisce sostanzialmente da quella multidirezionale necessaria ai calciatori. Allenarsi a sprintare continuamente in linea retta migliora sì la potenza anaerobica, ma offre benefici minimi ad uno sport multidirezionale come il calcio.
Perché? Per una ragione molto semplice: nel corso d’una partita di calcio lo sprint in linea retta e al massimo delle proprie possibilità, rappresenta, in media, l’1% dei movimenti effettuati dal calciatore! A questo punto ci si potrebbe chiedere: non è allora importante saper correre velocemente i 50 metri nel calcio? Tale capacità è, ovviamente, molto importante, occorre tuttavia fare delle distinzioni.
Come visto, il calcio è uno sport esplosivo e multidirezionale all’interno del quale si registra un cambio di movimento ogni 4 secondi. Per tale ragione i benefici ricavati da esercizi mirati a sviluppare la velocità massimale sono di relativa utilità. Sarebbe maggiormente opportuno concentrarsi su esercizi che propongano rapidi ed esplosivi cambi di direzione. Per questa ragione, occorre focalizzare la propria attenzione su movimenti base e su tecniche personalizzate.
SAPEVI CHE:
  • · Il 65% dei calciatori con più di 10 anni sono più lenti a girarsi verso un lato piuttosto che verso l’altro e fino a 0.65 di secondo?
  • · La maggior parte dei calciatori è in grado di migliorare la propria velocità e la propria rapidità semplicemente correggendo la biomeccanica del proprio stile di corsa?
  • · La velocità reattiva può essere migliorata fino del 30% con un corretto allenamento ed in sole 4 settimane?
  • · Se i ragazzi non acquisiscono le corrette tecniche dei movimenti base entro i 12 anni raramente saranno in grado di diventare calciatori professionisti?
COME ALLENI LA VELOCITÀ NEL CALCIO?
Nella maggior parte dei Club, si tratti di settore giovanile, di professionisti o di dilettanti, la velocità è vista come parte della fitness ed in particolare come parte della velocità di forza e della resistenza alla velocità.
Tuttavia tale visione è controproducente allo sviluppo della velocità.
A livello scientifico è stato dimostrato come la forza sia determinata dallo sviluppo del sistema muscolare, mentre la resistenza dallo sviluppo del sistema cardiovascolare.
La velocità è determinata dal sistema nervoso e dalla coordinazione
IL PERIODO OTTIMALE DELL’ALLENAMENTO – CHI, QUANDO, PERCHÉ E COME
L’età è un fattore estremamente importante nello sviluppo della velocità. Crescendo, affrontiamo lo sviluppo biologico ed una serie di fasi “sensitive” tra le quali, anche, il periodo migliore per allenarsi.
Lo sviluppo motorio deve cominciare molto presto e, in un certo senso, esso avviene naturalmente, tuttavia ci sono tre momenti chiave durante i quali l’allenamento della velocità e dei movimenti base dovrebbe avvenire:
Il periodo che va tra i 10 ed i 13 anni è ideale per l’allenamento dei movimenti base e per stabilire gli engrammi motori. Ciò è dovuto all’ alta eccitabilità e plasticità del sistema nervoso centrale il quale ci consente di insegnare il corretto schema dei movimenti.
Molti scienziati credono che la distribuzione delle fibre lente e veloci non avvenga in maniera completa sino all’inizio della fase puberale. Per tale ragione è importante continuare a lavorare sulla velocità durante il periodo puberale; in quegli anni infatti vi è un naturale incremento dei livelli di testosterone e di estrogeno. Parliamo di quell’età che, generalmente, nei ragazzi va dai 13 ai 17 anni mentre nelle ragazze dagli 11 ai 15 anni.
Ciò significa forse che la velocità non debba essere allenata in nessun altro gruppo d’età? Naturalmente no; la velocità, infatti, può essere migliorata ad ogni età purché vengano usate le corrette metodologie. Si voleva semplicemente sottolineare come durante quei periodi della crescita sia possibile ottenere i risultati più significativi.
LO STIMOLO NEURALE: ALLENARE IL SISTEMA NEUROMUSCOLARE
Il processo di fondazione dovrebbe cominciare molto presto: prima si comincia e meglio è. L’allenamento dei movimenti base e dello sviluppo degli schemi motori dovrebbe iniziare verso gli 8 anni e continuare nel corso della vita agonistica dell’atleta. La velocità nel calcio è un’abilità e gli allenatori la dovrebbero insegnare come tale.
Ciò che si dovrebbe fare nella fase iniziale è creare degli engrammi motori o schemi di movimento permanenti. Gli schemi di movimento creati nella fase iniziale di un programma motorio sono perfezionati e resi permanenti dagli engrammi motori stessi. Nel modo in cui uno schema motorio positivo può essere reso permanente, alla stessa maniera si può rendere permanente uno schema motorio negativo o inefficiente, il quale, in futuro, andrà a sua volta ad influenzare la velocità e la biomeccanica del calciatore. Infatti per un calciatore è estremamente importante sapersi muovere nel modo più preciso ed efficiente oltre che più velocemente possibile.
Per aggiungere un nuovo movimento al proprio repertorio occorre che esso venga conservato nella memoria muscolare. Quando il corpo esegue un movimento, una serie di impulsi nervosi vengono spediti seguendo una sequenza specifica. Per immaginare lo schema degli impulsi nervosi, si pensi ad una mappa elettronica conservata nel nostro sistema neurale. Il problema è che non si può semplicemente eseguire un movimento e salvarlo. Occorre infatti ripetere la sequenza più volte fino a che un particolare engramma motorio si formi e penetri, permanentemente, nella memoria muscolare.
Nel calcio, a differenza di altri sport, non si può insegnare la velocità indipendentemente dalla tecnica. Quando infatti un engramma si è formato, attraverso l’apprendimento di un’abilità o di uno schema motorio, esso diviene, rapidamente, un engramma stabile. Un engramma stabile molto difficilmente si riesce a modificare. Per fare un esempio: un calciatore quando si gira tende ad avere un lato di preferenza.
Ricerche fatte analizzando un campione di oltre 200 giocatori, di età compresa tra i 9 ed i 21 anni, dimostrano che il 65% dei calciatori oltre i 10 anni è più lento a girarsi verso un lato piuttosto che verso l’altro per un tempo compreso tra 0.2 e 0.65 di secondo. Per un difensore, in termini pratici, ciò significa una distanza tra l’uno ed i due metri e quindi la differenza tra salvare o concedere un gol.
Tutto ciò è molto importante quando si definisce un programma di allenamento della velocità. La struttura dei programmi di allenamento deve rispecchiare il più fedelmente possibile ciò che accade durante la partita; è quindi fondamentale insegnare al calciatore a muoversi non solamente il più velocemente possibile ma anche nel modo più preciso possibile.
ALLENAMENTO DELLA VELOCITÀ SPECIFICA APPLICATA AL CALCIO: QUALITÀ E TECNICA
Nel calcio dobbiamo considerare le diverse componenti che formano la velocità. Dobbiamo anche considerare che, soprattutto quando si lavora con atleti d’alto livello, è pressoché impossibile incrementare il volume degli allenamenti, dato l’elevato numero di partite da giocare e il già cospicuo numero di allenamenti. Per tale ragione, l’unica altra possibilità è aumentare il grado di efficacia dell’allenamento della velocità. Occorre quindi analizzare le necessità specifiche e sviluppare un programma di allenamento che ne tenga conto, così da migliorare le prestazioni ad ogni di livello di competenza: settore giovanile, dilettantismo e professionismo.
Le componenti da tenere in considerazione quando si allena la velocità nel calcio sono 4:
  1. · Rapidità
  2. · Velocità Reattiva
  3. · Velocità Attiva
  4. · Velocità Complessa
Ø Rapidità
La rapidità è un movimento esplosivo che sposta il corpo di un metro in qualsiasi direzione. La rapidità viene anche definita come la prima marcia della velocità o come i tre primi passi della velocità.
Ø Velocità reattiva
Nel calcio la velocità reattiva è la risposta ai diversi segnali sensoriali come,ad esempio, quelli visivi, acustici e/o tattili. La prestazione reattiva viene influenzata da una serie di fattori tra i quali l’attenzione e la pre-tensione muscolare. Un corretto allenamento può migliorare i tempi di reazione semplice del 10-15% e quelli di reazione scelta fino al 30%.
Ø Velocità attiva
L’allenamento della velocità attiva deve tenere in considerazione le abilità e le capacità che sono responsabili dei movimenti eseguiti ad alte velocità. La metodologia per migliorare la velocità attiva è basata sull’ elevata qualità del movimento, il quale dovrà essere eseguito ad alta velocità e con carichi bassi.
Ø Velocità Complessa
La velocità complessa è connessa allo sviluppo individuale della forza veloce, della resistenza alla velocità ed alla fatica; inoltre va collegata ad esercizi di accelerazione, a movimenti locomotori complessi ed alla competizione. Al più alto livello professionistico l’ allenamento mira a mantenere elevata la qualità esecutiva nonostante la presenza di fattori distruttivi quali, ad esempio, la pressione, la stanchezza, una visione ristretta ed altri ancora. L'obiettivo è quindi quello di eseguire movimenti complessi con la maggiore velocità possibile e nel modo più preciso e, tecnicamente, più corretto possibile.
L’errore più comune che viene commesso dagli allenatori dei settori giovanili, con i ragazzi d’età compresa tra i 6 ed i 17 anni, è quello di isolare le tecniche e di insegnarle come fossero disconnesse tra di loro. Al contrario, i giovani calciatori hanno bisogno di fare connessioni continue tra l’esecuzione tecnica, l’aspetto tattico, ed altre importanti capacità come, ad esempio, la visione, la coordinazione, l’anticipazione, la determinazione e, soprattutto, la velocità.
– Fonte: www.bbc.co.uk
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Di Pino Romeo (del 14/06/2007 @ 00:24:06, in Pulcini 1° fascia, linkato 203 volte)
Telegramma
Bravi Pulcini. STOP
Missione  Compiuta! STOP
 
La coppa “Ansaldo”, manifestazione ufficiale per i Pulcini (1° fascia)
della F.I.G.C. – Settore Giovanile e Scolastico, 
è rimasta nella bacheca del F.B.C. Borghetto 1968. STOP
Complimenti allo staff tecnico. STOP
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Di Pino Romeo (del 04/06/2007 @ 12:15:00, in Pillole, linkato 222 volte)

OMOGENEITÀ NEI GRUPPI
di Marco Lucarelli* Allenatore 2° categoria.

In una programmazione didattica di un gruppo di bambini di scuola calcio ci si pone spesso il problema se è opportuno intervenire con divisioni in gruppi per capacità tecniche ossia se è giusto creare presupposti di eterogeneità e di omogeneità per favorire i processi di apprendimento motorio.
Per apprendimento motorio si intende strutturare e consolidare dei processi informativi che desideriamo proporre in un determinato iter didattico a medio e a lungo termine.
Nelle scuole calcio si opera con bambini di fascia di età diverse con profili psicologici differenti.
Esistono secondo autorevoli studiosi dell’età evolutiva, vari profili cognitivi che si manifestano attraverso gesti motori con gradi di coordinazione e operazioni mentali differenti in ogni singola situazione di gioco.
Esistono inoltre canali comunicativi differenti che il bambino adotta nel corso di esercitazioni o situazioni tecnico-tattiche specifiche.
Gli obbiettivi da perseguire durante una programmazione devono necessariamente riflettere lo stato di maturazione fisica tecnica coordinativa e cognitiva del bambino.
Nel caso specifico i bambini con qualità coordinative attinenti al gioco del calcio devono esercitarsi in un contesto in cui i bambini con meno qualità tecniche non siano presenti ?
Occorre selezionare i più bravi creando delle pressioni premature?
Abbiamo analizzato delle partite per verificare attraverso uno scout statistico il comportamento dei bambini con qualità tecniche coordinative elevate e scarse.

Obiettivi dell’analisi e profilo del bambino



I bambini esaminati appartenevano al gruppo 1996 1° anno pulcini (8-9 anni) del Centro Calcio Federale di Roma nella stagione sportiva 2004-2005.
Il periodo di analisi è avvenuto nei mesi di Febbraio e Marzo.
Sono stati esaminati 8 bambini di cui 4 considerati, secondo una valutazione soggettiva (eseguita da 4 istruttori), con alte qualità tecnico-coordinative e 4 con basse qualità tecnico-coordinative.
I bambini sono stati analizzati in partite di 5 contro 5 della durata di 12 minuti.
I parametri tecnici considerati nell’ analisi statistica sono stati:
- dribbling;
- tiri;
- passaggi dietro;
- passaggi totali;
- azioni individuali con palla.
Sono state analizzate inoltre 12 partite, (della durata di 12 minuti) in cui i bambini si confrontavano in 5 contro 5, divisi per gruppi omogenei ed eterogenei.
Nel dettaglio, in 4 partite giocavano bambini (totale 10 bambini) con qualità tecnico-coordinative alte(gruppo omogeneo positivo) 4 partite con bambini di qualità tecniche basse(gruppo omogeneo negativo) e infine 4 partite in cui i dieci bambini erano di qualità miste(gruppo eterogeneo).
È opportuno prima di commentare il risultato ottenuto, osservare e spiegare il motivo per il quale siano stati selezionati i suddetti gesti tecnici (tattica individuale) per questa indagine.
Il bambino di questa fascia di età inizia ad effettuare operazioni concrete, verso direzioni diverse con analisi della situazione nella sua complessità (posizione della palla, del compagno e dell’avversario).
Iniziano ad effettuare operazioni mentali in parallelo (fase di attacco e di difesa), e classificazione(posizioni dietro, avanti, centro).
Iniziano a percepire lo spazio di gioco e gli elementi in movimento, quindi cominciano a scoprire il vero significato del gioco collettivo.
Iniziano a migliorare la conoscenza dello spazio, a prendere coscienza degli elementi e della divisione dello stesso(dislocazione su più linee, operazioni di marcamento e smarcamento, funzionali alla situazione di gioco) e migliorano la dissociazione vista - controllo palla da una visione focalizzata a più amplia (visione periferica).
Aumentano il loro senso di fiducia attraverso una maggiore efficienza corporea in rapporto alle informazioni spazio-temporali, la fiducia verso i compagni e al ruolo svolto all’interno del gruppo e dell’ambiente.
Considerato il sistema di apprendimento che nei bambini è continuamente aperto, il concetto di ripetizione attraverso obbiettivi ripetuti con variabili del gioco è indispensabile.
Le situazioni di gioco determinano dei compiti tecnici (tattica individuale) da risolvere che il bambino di questa età assolve essenzialmente attraverso il dribbling, il passaggio e il tiro.

Analisi individuale
Se osserviamo il comportamento individuale di un bambino con qualità tecniche-coordinative basse, che opera nei tre contesti omogeneo negativo,omogeneo positivo ed eterogeneo osserviamo i seguenti risultati:
I valori mediamente più alti si registrano quando il bambino gioca in un contesto favorevole, cioè nelle partite in cui sono presenti bambini con le stesse qualità(omogeneo negativo), eccetto per il dribbling che aumenta nel contesto eterogeneo(vedi tabella 2 bambino gruppo B).
Infatti nel gruppo eterogeneo aumentano le difficoltà per le presenza di bambini appartenenti al gruppo omogeneo positivo per cui adotta maggiormente il dribbling come mezzo di risoluzione della situazione di gioco.
Le azioni totali svolte dal bambino (il numero delle azioni svolte con la palla) sono nettamente a favore quando si svolgono in un contesto omogeneo negativo ed eterogeneo.
In un contesto omogeneo positivo il bambino svolge mediamente 5 azioni con la palla.
Il numero dei passaggi dietro è minimo.
Analizzando il bambino con qualità tecnico-coordinative alte osserviamo invece i seguenti risultati:
In un contesto dove il confronto è con bambini di pari valore (omogeneo positivo) tutti i parametri presentano delle medie più basse eccetto il passaggio indietro.
I valori sono in assoluto maggiori rispetto al bambino con qualità tecnico-coordinative più basse (vedi tabella n°3 bambino gruppo A).
Per il bambino più tecnico operare in un contesto di pari livello(omogeneo positivo) rappresenta comunque una difficoltà, operare invece in un contesto meno sfavorevole(omogeneo negativo ed eterogeneo) i valori cambiano.
Il numero dei dribbling aumentano nel contesto omogeneo-negativo ed eterogeneo, è più gratificato nel risolvere individualmente le situazioni di gioco con ottime possibilità di riuscita.
I tiri sono inferiori in un contesto negativo e omogeneo positivo, poiché nel primo caso esistono evidenti difficoltà di collaborazione e conoscenze tecnico-tattiche nel secondo le pressioni aumentano.
I passaggi indietro, pur non rappresentando il mezzo tecnico più usato per risolvere le situazioni di gioco, sono mediamente più alti in un contesto di pari livello, poiché le conoscenze tattiche (smarcamento, sostegno..) sono in una fase di sviluppo.
I passaggi totali sono relativamente più alti in partite in cui le pressioni sono minori, cioè in un contesto omogeneo negativo ed eterogeneo, diminuendo le pressioni si ha più possibilità di passare la palla, in un contesto di pari livello le pressioni aumentano, il numero dei giocatori con capacità tecniche-coordinative è maggiore per cui gli interventi diminuiscono (maggiore distribuzione tra gli altri giocatori)
Le azioni totali dimostrano infatti che, in un contesto omogeneo negativo ed eterogeneo aumentano (maggiore contatto con la palla).

Analisi delle partite

Media
dribbling

Media
tiri

Passaggi
totali

Media passaggi dietro
Media passaggi consecutivi

Omogeneo +

15,5
5,50
159
4,80
1,62

Omogeneo -

11,3
7,50
87
2,30
1,24
Eterogeneo
13,5
6,00
140
4,80
1,61
Tab 1 - Analisi delle partite

Media
dribbling

Media
tiri

Passaggi
totali

Media passaggi dietro
Media azioni individuali con palla

Omogeneo +

2,25
0,50
2,25
0
5

Omogeneo -

4,25
2,50
4
0,25
11
Eterogeneo
5,50
1,50
2
0,25
9,25

Tab 2 - Analisi bambino gruppo B nei diversi contesti


Media
dribbling

Media
tiri

Passaggi
totali

Media passaggi dietro
Media azioni individuali con palla
Omogeneo +
4,50
4,00
5,25
2,75
16,5
Omogeneo -
9,75
3,75
7,00
1,75
22,3
Eterogeneo
6,00
4,75
8,25
1,25
20,3

Tab 3 - Analisi bambino gruppo A nei diversi contesti

Nella tabella n°1 sono rappresentati i valori dei 5 parametri considerati nello scout tecnico effettuato su 12 partite.
Ogni gruppo diviso per qualità ha effettuato partite 5 contro 5 per la durata di 12 minuti complessivi.
Il gruppo omogeneo positivo era costituito da 10 bambini con qualità tecnico-coordinative migliori, il gruppo omogeneo negativo con qualità peggiori, mentre il gruppo misto era costituito da 5 omogenei positivi e 5 omogenei negativi ossia gruppi misti.
Analizzando separatamente i gruppi si evidenziavano i seguenti risultati:
Nelle partite tra bambini appartenenti al gruppo omogeneo positivo il dribbling e i passaggi totali presentano, in media, valori più alti; i passaggi dietro e i passaggi consecutivi sono uguali al gruppo eterogeneo, mentre i tiri sono in percentuale di meno.
Nel contesto omogeneo negativo tutti i parametri tecnici registrati sono mediamente inferiori eccetto i tiri che sono relativamente più alti.
Nel contesto omogeneo positivo le qualità tecniche-coordinative sono migliori, si effettuano meno tiri poiché le due squadre si equivalgono e conseguentemente aumentano le difficoltà nell’avvicinarsi alle rispettive porte.
Il dribbling nella risoluzione della situazione di gioco è più alta poiché, le intensità e le densità sono maggiori.
I parametri del passaggio, passaggio dietro e consecutivi sono mediamente maggiori poiché se è vero che i bambini di questa fascia di età inizia a svilupparsi una ''collaborazione di squadra'', i canali di comunicazione e le conoscenze tecnico –tattiche sono simili per cui sono facilitati nel sviluppare questo senso di collaborazione collettiva.
Nel gruppo omogeneo negativo tutti i valori sono inferiori salvo i tiri, poiché non avendo ancora qualità tecniche per mantenere intensità di gioco e un senso di collaborazione sufficienti, le densità e sono minori, quindi con un solo dribbling un giocatore si avvicina alla porta avversaria con maggiore facilità.
Nei gruppi eterogenei osserviamo come tutti i parametri mostrano valori medi che si attestano a metà tra i gruppi omogenei positivi e quelli negativi.
Per cui sembrerebbe che la soluzione più idonea per creare gli adattamenti necessari per i processi di apprendimento tecnico-tattico, sarebbe far giocare i bambini in gruppi eterogenei.
Se volessimo verificare che percentuale abbia il valore medio di un bambino (es. omogeneo positivo) nei rispettivi contesti, cioè in partite 5<5 in cui giocano solo bambini omogeneo positivi, omogeneo negativi o eterogeneo, i risultati sono i seguenti:
Il bambino con qualità tecnico-coordinative più basse fa registrare mediamente delle percentuali molto basse in un contesto omogeneo positivo (in cui 9 bambini presentano qualità superiori).

In contesti (partite) dove partecipano bambini con qualità tecniche pari o miste(eterogeneo) le percentuali di operazioni dei parametri considerati aumentano.
Il bambino con qualità tecnico-coordinative maggiori fa registrare percentualmente nei tre contesti (omogeneo positivo, eterogeneo, omogeneo negativo) valori medi molto più alti con una tendenza non regolare per ogni singolo parametro.
Comunque il bambino omogeneo positivo riesce a giocare in qualsiasi ambiente con percentuali alte di contatto con la palla e di realizzazione dei parametri tecnico-tattici.
Il bambino omogeneo negativo trova un ambiente favorevole solo in contesto eterogeneo ed omogeneo negativo.
Da questa analisi si potrebbe dedurre che per favorire i principi di apprendimento, il bambino con scarse qualità tecnico-coordinative dovrebbe giocare in gruppi misti o di pari livello per avere una giusta ripetizione dei gesti tecnici.
Il bambino con qualità tecnico-coordinative superiori se inserito in un contesto in cui sono presenti solo bambini di qualità minori,svolge in percentuale (molto alte) quasi la totalità dei gesti tecnico-tattici dei suoi 4 compagni di squadra.
Quindi sembrerebbe che la distribuzione dei bambini in gruppi eterogenei possa mediare e rispettare maggiormente i processi di apprendimento motori specifici.

Considerazioni didattiche
In una normale programmazione didattica riguardante gruppi piuttosto numerosi con valori tecnico-coordinativi eterogenei sostanziali, i bambini che fanno da ago della bilancia per organizzare e modulare le sedute tecniche, appartenenti alla fascia di età compresa tra gli 8 e i 9 anni, sono coloro i quali presentano qualità coordinative minori.
I più bravi ripetono i gesti sempre con continuità, mentre i bambini con qualità minori hanno percentuali più basse di partecipare attivamente allo svolgimento del gioco.
La ripetizione è nettamente minore e l’apprendimento prevede adattamenti in tempi più lunghi.
Questo potrebbe lasciar supporre che nella gestione di una seduta settimanale, la divisione dei gruppi venga fatta in maniera tale da facilitare nei bambini i processi di strutturazione, di sviluppo e di consolidamento tecnici.
Se l’obbiettivo proposto è nuovo per favorire l’apprendimento dei bambini con minore qualità, vengono raggruppati in un ambiente favorevole dove il compito da risolvere è più semplice.
Nel proseguo della programmazione dello stesso obbiettivo, si cominciano a creare delle complessità inserendo gli stessi bambini in un ambiente eterogeneo.
Se un gruppo di bambini si allena tre volte alla settimana, potremmo creare un ciclo ipotetico di carico di uno stesso obbiettivo tecnico con la seguente distribuzione:
- Lunedì Omogeneo
- Mercoledì Omogeneo
- Venerdì Eterogeneo
- Lunedì Omogeneo
- Mercoledì Eterogeneo
- Venerdì Eterogeneo
Una volta appurato che le conoscenze per un determinato compito tecnico siano sufficienti per un confronto, i bambini vengono inseriti con continuità nei gruppi eterogenei.

* Si ringrazia il Direttore, i due Coordinatori per aver reso possibile la realizzazione di tale lavoro e gli istruttori del Centro Calcio Federale Di Roma che hanno collaborato.

Fonte: rivista l’Allenatoren.01/2007


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