Il sito ufficiale dell'F.B.C. Borghetto 1968
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Pino Romeo (del 30/05/2007 @ 12:00:00, in Angolo tecnico, linkato 434 volte)

LA PERCEZIONE DELLA RELAZIONE SPAZIO-TEMPORALE

Analisi delle traiettorie

Nella programmazione di un allenamento efficace la fase della scelta delle attività da proporre, per conseguire gli obiettivi prefissati, risulta determinante. L'allenatore che dispone di un ampio bagaglio di esercitazioni (quantità dei contenuti) è avvantaggiato nel predisporre progressioni didattiche utili e diversificate a seconda delle esigenze (qualità dei contenuti). Da questo punto di vista utilizzare mezzi di allenamento tipici di altre discipline sportive, nel nostro caso del volley, può essere stimolante, motivante e redditizio per l'insegnamento e l'apprendimento della tecnica calcistica.

L'imprevedibilità del gioco è anche legata alla presenza di un attrezzo sferico che rotola, rimbalza e vola in diverse direzioni, con velocità e traiettorie mutevoli, tali da conferire un certo grado di incertezza allo sviluppo delle azioni. La corretta esecuzione e l'apprendimento di una gran parte della gestualità calcistica, dipendono dalla capacità di apprezzare le parabole descritte dalla palla in movimento.

Nella dinamica dell'incontro di calcio, i giocatori devono continuamente percepire e valutare le traiettorie del pallone:

  • per ricevere un cross e tirare a rete;
  • per calciare al volo;
  • per colpire di testa;
  • per intercettare un passaggio dell'avversario;
  • per parare.

In sintesi, ciascun calciatore deve essere in grado di anticipare, durante il gioco, il punto spaziale in cui andrà a colpire la palla.

Saper leggere le traiettorie

L'allenamento e lo studio delle parabole nella pallavolo sono più avanzati rispetto al calcio. L'intento di questa proposta è di fornire indicazioni ed esercitazioni tratte da questo sport, al fine di migliorare la percezione e la valutazione delle traiettorie del pallone. Questi, infatti, sono prerequisiti indispensabili per l'esecuzione della ricezione della palla. Lo stop, infatti, rappresenta il gesto tecnico al quale viene finalizzata l'intera sequenza didattica riguardo ai tre movimenti caratteristici della palla: rotolare, volare, rimbalzare (dividendo ciascuno di essi in tre momenti specifici).

Il primo momento di lavoro comprende esercitazioni da realizzare senza il pallone, imitando i movimenti dello stesso con l'obiettivo di acquisire e consolidare alcuni schemi motori di base e di migliorare alcune capacità condizionali. Il secondo riguarda le stesse esercitazioni da ripetere a stretto contatto con la palla, affinché le esperienze del rotolamento, del salto, del volo e del rimbalzo entrino a far parte del vissuto di ciascun giocatore. Nel terzo (gioco con la palla) si punta allo sviluppo delle capacità coordinative necessarie per rapportarsi con la sfera. Infine, le esperienze relative a questi tre passaggi didattici vengono convogliate negli esercizi di tecnica calcistica (stop e passaggio).

LA PALLA... ROTOLA

Con questa attività, oltre a consolidare gli schemi motori del rotolare, capovolgersi, scivolare e strisciare, si migliorano la conoscenza e la padronanza del proprio corpo attraverso il contatto continuo fra quest'ultimo, la palla, il terreno e il muro. Un esempio può essere quello descritto nell'esercizio di figura 33, il giocatore A per realizzare il passaggio a zona sulla corsa di B deve elaborare diverse informazioni spazio-temporali:

  1. valutare la direzione e la distanza di B (spazio);
  2. valutare la velocità di B (spazio-tempo);
  3. Stabilire il punto spaziale in cui dovrà indirizzare la palla (spazio-tempo);
  4. stabilire il tempo di traiettoria e, in base a questa, decidere la forza (differenziazione sensoriale) con cui calciare la palla perché essa abbia la velocità necessaria (spazio-tempo).
LA PALLA... VOLA

La progressione proposta favorisce il consolidamento del saltare con tempo di volo, del cadere e dell'equilibrarsi, oltre ché della forza veloce. Le esercitazioni con la palla aiutano gli atleti a prendere coscienza dei punti caratteristici delle traiettorie descritte dal percorso del pallone, ovvero:

  • il punto di partenza;
  • il punto di stallo, in cui la parabola passa dalla fase ascendente a quella discendente;
  • il punto di arrivo o di caduta.

Inoltre permettono di distinguere e identificare i tre tipi di traiettoria:

  • con grande componente verticale (palla a campanile);
  • con grande componente orizzontale (palla tesa);
  • con le due componenti che si equivalgono (parabola).

In particolare, oltre alle consuete valutazioni spazio-temporali, è richiesta ai giocatori la capacità di anticipazione motoria, intesa come dote che consenta loro di valutare in anticipo la traiettoria o, meglio, le coordinate spaziali di impatto con la palla (in modo da predisporre il corpo con tempestività).

LA PALLA... RIMBALZA

Si prosegue nel consolidamento degli schemi motori del correre, saltare, equilibrarsi e della forza veloce a livello condizionale, mentre a livello coordinativo si migliorano il senso del ritmo e la capacità di ritmizzazione, altro prerequisito fondamentale per l'esecuzione sia del calciare sia del ricevere di controbalzo.

CLASSIFICAZIONE DELLE TRAIETTORIE

v      RASOTERRA

La palla rotola ...

 

v      AEREA TESA a diverse altezze:

La palla vola ...

  • Testa
  • Petto
  • Bacino
  • Ginocchio
  • Caviglia
 

v      AEREA A PARABOLA

La palla vola ...

  • Alta-lunga
  • Alta-corta
  • Bassa-lunga
  • Bassa-corta
 

v      RIMBALZANTE

La palla rimbalza ...

 
 

La tabella riporta una classificazione delle traiettorie mentre i grafici 1 e 2 evidenziano le otto direzioni da considerare quando si riceve, si trasmette  o si colpisce una palla, in relazione all'orientamento del corpo del giocatore. Le figure 15-16-17-18-19 esemplificano a livello grafico le componenti verticali ed orizzontali di alcune traiettorie. La figura 20 presenta la descrizione grafica e quella scritta, minuziosa e dettagliata, riguardante sia il tipo di traiettoria sia le direzioni in cui la palla si muove in una tipica azione calcistica. La figura 21, presenta invece una descrizione grafica di un'altra azione, il cui scritto deve essere realizzato come esercizio dall'allenatore (vedi box in fondo al paragrafo).

 

 

 
Cross per la conclusione di testa (figura 20).

Il giocatore A, in movimento, colpisce con la fronte una palla proveniente lateralmente (da destra) con traiettoria a parabola (lunga-bassa) indirizzandola frontalmente (avanti sinistra) con traiettoria tesa (all'altezza della testa).

Azione a 3 giocatori (figura 21).

Il giocatore A, da... trasmette, con ..., una palla, indirizzandola ..., con traiettoria ...

Il giocatore B, da ... colpisce con ..., una palla proveniente ... con traiettoria ... indirizzandola ... con traiettoria ...

Il giocatore C, in ... riceve con ..., una palla proveniente ... con traiettoria …..

 

PERCORSO DIDATTICO

LA PALLA... ROTOLA

Sai rotolare come la palla? Su una superficie morbida (materassino, terreno erboso) ciascun giocatore esegue una serie di capovolte, in avanti (figura 22), in dietro (figura 23) e rotolamenti a terra (figura 24) con l'assistenza dell'allenatore.

 

Sai rotolare con la palla? Le capovolte vengono ripetute con un pallone trattenuto fra le caviglie, fra le ginocchia, fra le cosce e l'addome, mentre il rotolamento a terra viene eseguito serrando contemporaneamente due palloni (uno fra le mani e uno fra le caviglie).

Sai far rotolare la palla sul tuo corpo? Far rotolare la palla dai piedi fino al busto e viceversa (figura 25), dal dorso fino ai piedi (figura 26), da una mano all'altra attraverso il petto (figura 27), da una mano all'altra attraverso il dorso (figura 28).

 

 

Sai scivolare sulla palla? Scivolare sulla palla dopo aver spinto con le mani frontalmente (figura 29) e dorsalmente (figura 30). Eseguire rotazioni, rotolamenti e spostamenti mantenendo sempre il contatto corpo-palla-muro (figura 31).

GIOCHIAMO CON LA PALLA CHE ROTOLA

  1. Il giocatore A trasmette la palla con traiettoria rasoterra (passaggio a uomo), dapprima con le mani e poi con i piedi, in un quadrato 5x5 metri in cui è posto il giocatore B che dovrà riceverla all'interno dello spazio assegnatogli (stop sul posto).

Varianti: Il giocatore A varierà la distanza, direzione di provenienza e velocità del passaggio, in modo tale che B si abitui, nel gesto della ricezione, a tener conto di queste variabili. Il giocatore B può eseguire uno stop a seguire portando la palla fuori dal quadrato con un solo tocco (figura 32).

 

 
  1. Il giocatore A trasmette la palla con traiettoria rasoterra (passaggio a zona), dapprima con le mani e poi con i piedi, all'interno dello spazio (5x5 metri) da una distanza di 15-30 metri dallo stesso, mentre il giocatore B, partendo contemporaneamente al pallone, dovrà valutarne la velocità per arrivare in corsa (in sequenza) dentro il quadrato prima, dopo e contemporaneamente alla sfera (figura 33).

Obiettivo: il giocatore B deve adattare la propria velocità di corsa a quella della palla.

Varianti:
  • Il giocatore A trasmette la palla con velocità e da distanze diverse;
  • Il giocatore B corre con andature differenti (corsa indietro, corsa calciata);
  • Il giocatore B proviene da direzioni diverse (B1-B2-B3):
  • Il giocatore B parte da posizioni diverse (in ginocchio, seduto, prono...);
  • Il giocatore B deve fermare la palla nel quadrato (stop sul posto) con superfici anatomiche diverse (pianta del piede, tallone, interno piede, ginocchio, sedere, testa, dorso, mani...), frontalmente o dorsalmente rispetto ad A;
  • Il giocatore B esegue uno stop a seguire, portando la palla fuori dal quadrato con un solo tocco;
  • Il giocatore B corre in direzione del quadrato con velocità diverse, alle quali il giocatore A deve adattare la velocità del passaggio.

Obiettivo: adattare la velocità del passaggio alla velocità di corsa del compagno.

 
LA PALLA... VOLA

Sai "volare" come la palla? Nella programmazione di una serie di contenuti mirati all'educazione del saltare, possono essere comprese esperienze globali di salto in alto, in lungo e in basso. Queste vanno realizzate in palestra, magari con l'aiuto di piccoli e grandi attrezzi quali: il trampolino elastico, il tappeto elastico e la pedana che possono aumentare il tempo di volo, e contemporaneamente con l'utilizzo dei materassini, materassoni, buca di sabbia o di gomma piuma al fine di prevenire possibili infortuni.

Sai volare con la palla? Ripetere parte delle esercitazioni precedenti con la palla. Per esempio: saltare sul tappeto elastico tenendo una palla in mano, oppure afferrandone una lanciata da un compagno durante il tempo di volo.

 

SAI INDIVIDUARE I PUNTI CARATTERISTICI DI UNA TRAIETTORIA?

Esercizi individuali: lanciare la palla in alto, a campanile e:

  • battere le mani o un piede a terra quando ha raggiunto il punto di stallo;
  • riprenderla nel punto più alto possibile;
  • riprenderla nel punto più basso possibile;
  • battere le mani o un piede a terra quando tocca il terreno (punto di arrivo);
  • fare in modo che cada sulla mano, sul piede, sul sedere, sulla schiena, sul petto del giocatore (che ha predisposto il proprio corpo al rimbalzo buttandosi a terra dopo aver anticipato il punto di caduta della palla).
Esercizi a coppie:
  1. Il giocatore A lancia la palla in alto mentre B batte le mani o un piede a terra quando questo ha raggiunto il punto di stallo o quello di caduta.
  2. Il giocatore A lancia la palla verso il compagno B in modo da obbligare quest'ultimo a spostarsi. Lo spostamento deve avvenire durante la fase ascendente della traiettoria per cui il giocatore B prima si sposta, poi batte le mani individuando il punto di stallo e di conseguenza afferra la palla. Dal momento in cui ha battuto le mani non può più muoversi.
  3. Il giocatore A lancia la palla a B il quale deve (figura 34):
  • scavalcarla liberamente;
  • scavalcarla saltando ad arti inferiori divaricati;
  • scavalcarla posizionandosi in anticipo ad arti inferiori divaricati, senza saltare;
  • anticipare esattamente il punto di caduta della palla e afferrarla con le mani all'altezza del petto  (figura 35).

 

Obiettivi: ricerca della posizione frontale alla palla.

Tecnica calcistica con la palla che vola: si propongono gli esercizi delle figure 32 e 33 nei quali il giocatore A si eserciterà nella tecnica dei passaggi a parabola, a uomo e a zona e, di conseguenza, il giocatore B si eserciterà nella tecnica della ricezione sul posto e a seguire degli stessi.

 

 
 

LA PALLA... RIMBALZA

Sai "rimbalzare" come la palla? Si propongono esercizi per l'educazione al saltare ovvero saltelli e balzelli a piè pari, su un piede avanti e dietro, destra-sinistra, alto-basso, lungo-corto, un quarto-un mezzo-un giro con l'utilizzo di superfici morbide e l'ausilio di piccoli attrezzi (ostacoli over, funicelle e ceppi).

Sai rimbalzare con la palla? Si organizzano gare a coppie o a batterie nelle quali si devono coprire distanze di 10 metri saltellando:

  • a piè pari serrando una palla fra le caviglie o fra le cosce (figura 36);
  • su un piede serrando una palla fra coscia e gamba (figura 37);
  • su un piede serrando una palla fra piede e tibia (figura 38);
  • su un piede serrando una palla fra coscia e addome (figura 39);
Giochiamo con la palla che rimbalza
  • Lanciare una palla in alto e lasciarla rimbalzare:
  • battere la mani ad ogni punto di stallo;
  • battere il piede a terra ad ogni impatto della palla con il terreno;
  • alternare ritmicamente il battito di mani sul punto di stallo e quello del piede ad ogni impatto della palla contro il terreno;
  • riprodurre i successivi rimbalzi della palla a terra con altrettanti appoggi dei piedi o con saltelli a piè pari sulle punte dei piedi;
  • il primo rimbalzo è a terra e il secondo è sul sedere, sul dorso o sul fianco del giocatore che si è tuffato a terra anticipando il secondo punto di caduta della palla.
  • Lanciare la palla in alto e ad ogni rimbalzo passare sotto la stessa senza toccarla. Contare il numero dei passaggi.
  • Lanciare a palla in alto e sui rimbalzi alternare un passaggio sotto la palla a uno sopra la stessa a gambe divaricate.
  • Lanciare la palla in alto, eseguire una capovolta oppure superare un ostacolo o aggirare un cono oppure tuffarsi al suolo e riprendere la palla dopo un rimbalzo.
  • Lanciare la palla in alto e bloccarla fra gli interni piede, fra le caviglie o fra le cosce dopo il primo rimbalzo.
  • Palleggiare lasciando cadere la palla, cioè alternare un tocco di palla e un rimbalzo della stessa a terra.

Tecnica calcistica con la palla che rimbalza. Si ripropongono gli esercizi delle figure 32 33 nei quali il giocatore A si eserciterà nella tecnica dei passaggi rimbalzanti e di controbalzo (es. partendo dal palleggio o da palla in mano), mentre il giocatore B si eserciterà nella ricezione di controbalzo (stop a seguire).

 
di Stefano Bonaccorso – Allenatore Allievi Nazionali Atalanta B.C.
 

Dal libro “ CALCIO -  ALLENARE NEL SETTORE GIOVANILE “

Editore:  Editoriale Sport Italia Via Masaccio, 12    20149 Milano - Edizioni CORRERE 1999

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Di Pino Romeo (del 28/05/2007 @ 16:57:10, in Pillole, linkato 215 volte)
PENSARE "POSITIVO": LA BASE DELLA CRESCITA CALCISTICA   | AU
di GIANANGELI FRANCO; e-mail: francogianangeli@virgilio.it
Istruttore Giovani Calciatori - Allenatore di Base - Diploma B UEFA
 …”non sono le grandi vele a spingere la nave, ma un vento invisibile!” (M.Dixon).
 
Credo che l’amore più grande sia quello di chi sacrifica parte di sé per ciò che ama. Trasmettere entusiasmo ad un giovane calciatore significa creare la base su cui fondare l’apprendimento calcistico. Accompagnare i giovani nel cammino calcistico è scelta coraggiosa e forte.
Personalmente ritengo che debbano essere riscoperti valori umani e morali che, purtroppo, la società di oggi e lo stile di vita hanno condizionato ed, in certi casi, nascosto.
Umiltà, determinazione e rispetto, educazione ed ordine sono i presupposti su cui si basa il concetto di crescita, sia dal punto di vista calcistico che umano. Il sorriso di chi ci circonda, una buona parola, una stretta di mano spesso valgono più di cento parole. Il giovane calciatore non va abbandonato al suo destino, ma aiutato consigliato e sostenuto, soprattutto nei momenti meno favorevoli.
La convivenza con i compagni di squadra, “l’appartenere ad un gruppo”, da un lato costringe all’osservanza di orari, al rispetto di norme di comportamento ben codificate, dall’altro al confronto delle proprie esperienze con quelle degli altri. Inoltre, aiuta ad interiorizzare una serie di atteggiamenti positivi, indispensabili alla costruzione di una personalità equilibrata ed attenta ai valori civili ed etici.
Il Calcio è un gioco strutturato all’interno di regole ben precise, confrontarsi con esse significa capire il valore di una norma ed essere educato a rispettarla superando atteggiamenti egocentrici e prevaricatori. In questo modo si favorisce la formazione di uno spirito tollerante in grado di confrontarsi con i diversi linguaggi e le differenti visioni della vita senza cadere nell’aggressività o nell’indifferenza.
Il gioco del Calcio aiuta, con il tempo e l’impegno assidui, a far maturare l’autodeterminazione del singolo, intesa come la capacità di assumere in piena autonomia decisioni consapevoli e responsabili. Proprio per questo motivo se si vuole costruire “qualcosa di importante” nel Settore Giovanile si deve agire nella convinzione che, educare i giovani al gioco del Calcio, prestando attenzione ai valori che attraverso un’attività sportiva possono essere insegnati, sia un’occasione di crescita non solo fisica ed atletica, ma ancor più umana.
Far parte di una squadra, significa essere messi nelle condizioni di sviluppare e potenziare capacità che, seppur già possedute, non troverebbero modo di essere coltivate se non sorrette da un’attenzione e da un aiuto continui e progettati con serietà e competenza all’interno di strutture adeguate. La coerenza e la collaborazione, tra società ed allenatori e soprattutto tra i tecnici stessi, non debbono mai mancare, anche perché si creerebbero sin dall’inizio delle negatività che condizionerebbero di gran lunga l’intero Settore. Troppo facile puntare il dito verso qualcosa e verso qualcuno senza analizzare e capire il perché di certe situazioni e di certe scelte. Ogni giorno difficoltà e responsabilità incombono su coloro che devono rapportarsi con i meccanismi di crescita di un adolescente sottoposto di continuo a sollecitazioni agonistiche e competitive.
Proprio per questo motivo ci deve essere un agire responsabile che fa perno sul valore base e prioritario dello sviluppo globale ed armonico della personalità dell’individuo e non soltanto la parziale presa in considerazione delle doti calcistiche, questo al fine di evitare che i delicatissimi meccanismi di crescita psico fisica, tipici dell’adolescenza, possano subire deviazioni o traumi. Occorre, pertanto, massima attenzione alle varie metodiche di lavoro rispettando dignità e valore della persona secondo una progressione operativa. L’acquisizione delle abilità di base come coordinazione e fondamentali tecnici prima di tutto per poi arrivare ad esercizi di completamento specifici, in grado di garantire una preparazione completa ed organica. La società, credo e ne sono fermamente convinto, non deve vivere passivamente l’intero movimento Giovanile, ma rendersi parte attiva, cercando di trasmettere importanza e fiducia sia ai tecnici e soprattutto ai giovani, veri “protagonisti” del domani.  .
 Leggere il "particolare"
Alla base del gioco del calcio, credo fermamente alla necessità di riscoprire la cura del “particolare”. Sono le piccole cose, infatti, che all’apparenza sembrano di poco valore, ma in realtà sono il presupposto principale su cui fondare un apprendimento forte e duraturo dove poggia tutto il sapere calcistico di un giovane.
In secondo luogo, reputo altresì indispensabile favorire lo sviluppo di una “mente pensante”, che sappia leggere in modo autonomo le varie problematiche e celermente ponga la risoluzione più appropriata. Pertanto, ritengo basilare, nel lavoro quotidiano, privilegiare situazioni (quali 1>1, 2>2, 3>3, …) dove sono racchiusi tutti i concetti di gioco.
Un altro aspetto particolarmente importante da non sottovalutare credo sia adottare una progressione didattica. Esercitarsi in modo graduale dal facile al difficile abitua alla razionalità e ad ottenere un buon grado di autonomia.
Riscoprire il gusto del “gioco” significa tranquillità, significa libera espressione … fantasia. Purtroppo, il calcio moderno con i suoi tatticismi, a volte esasperati, ha portato ad avere fretta, tralasciando spesso particolari importanti. Come in un “progetto di una casa” non si da niente per scontato, così dovrebbe essere per il giovane calciatore. Il calcio non è una scienza esatta, ma più si fanno le cose con attenzione e più c’è possibilità che riescano. La fretta porta ad essere superficiali, a sottovalutare o tralasciare concetti che a volte sono indispensabili per progredire.
Avere la convinzione di vedere e vivere le cose in ogni momento, rendersi responsabili ed attenti “osservatori”, garantirebbe al giovane sicurezza ed autostima. #
 
 
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Di Fabrizio Losacco (del 21/05/2007 @ 08:06:24, in allievi 1991 -1992, linkato 1452 volte)

Si è concluso con la vittoria della squadra genovese del Castelletto Solferino il torneo dei giovanissimi ' 92 di Borghetto s.s.. Le squadre partecipanti hanno dato vita ad una serie di gare avvincenti e combattute. Le finaliste (Castelletto e Ventimiglia) hanno dimostrato comunque la loro superiorità vincendo agevolmente il proprio girone e superando senza problemi le semifinali. La finalissima, come si prevedeva è stata una gara molto combattuta ed equilibrata, alla fine l'hanno spuntata i giocatori del Castelletto vincendo 1-0 dopo i tempi supplementari.Le due finaliste hanno inoltre fatto incetta di quasi tutti i premi individuali lasciando solo quello del miglior portiere assegnato al n. 1 del Rivoli. Discreta la prestazione del Borghetto che nonostante la prevedibile inferiorità tecnica con le due finaliste ha sempre cercato di giocare con ordine mettendo comunque  in mostra la solita buona organizzazione di gioco ma anche qualche giocatore  palesemente fuori condizione.La nostra compagine ha comunque raggiunto il 4° posto perdendo ai rigori la finalina contro il Rivoli, un'altra ottima squadra che ha meritato il terzo posto finale. Buona la partecipazione del pubblico, sostanzialmente corretto e partecipe. In ordine di classifica qui sotto elenchiamo le società partecipanti: 1° classificato Castelletto solferino - 2° classificato Ventimiglia - 3° classificato C.V.R. Rivoli - 4° classificato F.B.C. Borghetto 1968 - 5° classificato Cisano 2000 - 6° classificato Milllesimo - 7° classificato Albisole - 8° classificato Golfoscogliera.

 

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Di Pino Romeo (del 14/05/2007 @ 18:05:08, in Piccoli amici, linkato 254 volte)
SABATO 12 E DOMENICA 13 MAGGIO, sul prato verde del campo di Cisano e di fronte ad un folto pubblico si è svolta la manifestazione per i Piccoli Amici organizzata dalla Polisportiva Cisano 2000.I nostri piccoli atleti hanno ben figurato con i loro pari età dando vita a leali e combattute partitine e sempre sostenuti dal grande tifo da stadio “Maracanà” da parte dei numerosi e vocianti genitori che hanno gremito le gradinate della tribuna. Grazie a tutti i bimbi partecipanti e ci dispiace per gli assenti anche se erano ampiamente giustificati. Grazie anche a tutti i genitori che ci hanno seguito ed a Luca & Alessandro che insieme al sottoscritto hanno assistito e consigliato da bordo campo i nostri futuri calciatori con la giusta passione, pazienza e cortesia. Ciao, Pino Romeo.
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Di Fabrizio Losacco (del 10/05/2007 @ 12:50:20, in allievi 1991 -1992, linkato 261 volte)

Termina con una doppia sconfitta l'avventura dei nostri giovanissimi nel campionato provinciale 2006/2007. La gara di ritorno con il Quiliano persa per 3 -1 sul loro campo ha sancito definitivamente quella che sarà la finalista del torneo  ossia i nostri avversari biancorossi. L'ultima gara è stata giocata con grande impegno e determinazione ma i nostri avversari si sono dimostrati più forti e soprattutto più completi i tutti i reparti vincendo meritatamente l'incontro. Sicuramente non siamo mai stati schiacciati dagli avversari, anzi, spesso il gioco è stato nelle nostre mani , ma i nostri avversari godevano di un privilegio assoluto, avevano davanti un attaccante di razza che nel primo tempo ha fatto letteralmente impazzire i nostri giocatori creando seri imbarazzi nel nostro reparto difensivo. Onore ai vincitori e grazie di cuore a tutti i  nostri ragazzi che per questa semifinale hanno dato quanto era nelle loro possibilità. Abbandoniamo quindi ambizioni di campionato per tuffarci nell'avventura dei prossimi tornei primaverili ( Borghetto 19-20 maggio - Albenga 9 giugno e Mirabilandia footbal cup 21 -24 giugno). Ci sarà spazio per tutti e il divertimento sarà assicurato.

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Di Pino Romeo (del 10/05/2007 @ 12:00:00, in Angolo tecnico, linkato 421 volte)

L'ALLENAMENTO FUNZIONALE ED INTEGRATO: LE QUATTRO REGOLE D'ORO

In questo breve scritto ho provato a sintetizzare gli argomenti che ho portato all’attenzione dei preparatori fisici e dei tecnici in occasione di numerose conferenze e che ho inoltre, avuto l’opportunità di sviluppare più ampiamente nei miei ultimi libri: Riflessioni e proposte per il gioco del calcio - Imparare ad insegnare - Un sasso nello stagno - Difficile ma non impossibile - L’allenamento funzionale per il giocatore ed il portiere.

Con l’intento di essere sempre più chiaro e convincente colgo quindi l’occasione di codificare quattro regole che reputo “d’oro”, perché penso che da queste non si possa prescindere, se si desidera impostare un progetto di allenamento didatticamente fondato sulla conoscenza e sulla corretta interpretazione della teoria dell’azione motoria.

PREMESSA

Il gioco del calcio è caratterizzato dalla capacità degli atleti di esprimere le proprie migliori qualità tecniche e tattiche durante tutto il corso della partita.

Ai giocatori quindi viene richiesta una “prestazione di resistenza”, e ciò è dimostrato da numerose ricerche nelle quali si evince che la media di percorrenza in 90 minuti, svolti alternando diverse andature (passo, corsa lenta, corsa veloce, sprint, corsa indietro, laterale, etc.), può variare dai 9 ai 12 km. Dobbiamo perciò confrontarci con la seguente problematica:

Quale tipo di resistenza dobbiamo affrontare e soprattutto, come possiamo allenarla?

Anche se l’impegno dei giocatori “dura a lungo”, non siamo certamente di fronte ad una prestazione di resistenza di “lunga durata”, così come la si intende in maniera classica. La partita di calcio infatti, risulta comprendere numerosi momenti di attività senza palla e brevissimi altri momenti in cui il singolo giocatore ha il possesso della palla.

Tutte le innumerevoli giocate di durata variabile, con o senza il possesso della palla, sono separate le une dalle altre da pause, anch’esse di differente durata. Le pause, periodi in cui si verifica il recupero, non permettono un ripristino completo delle energie spese in precedenza, cosicché il gioco si sviluppa in regime di affaticamento progressivamente crescente.

Di fronte a questa molteplicità di situazioni, il problema prioritario che si deve risolvere attraverso l’allenamento è quello di realizzare un significativo miglioramento delle capacità di recupero.

Per incrementare le capacità di recupero, le esercitazioni facenti parte di qualsiasi seduta di allenamento, ad eccezione di quella che si effettua il giorno prima della partita ufficiale, devono sollecitare nei giocatori un elevato consumo di O2. Inoltre, devono comprendere numerose pause durante le quali l’organismo sarà sollecitato ad attivare i meccanismi biochimici necessari a “pagare” i debiti di ossigeno (alattacido e lattacido), consolidando la capacità di affrontare, con una riserva di energie fisiche superiori, gli innumerevoli e susseguenti sforzi che la partita propone.
Ma questo non può essere ritenuto di piena soddisfazione per lo sviluppo complessivo delle capacità di resistenza. Credo si debba fare di più.

Ecco perché risulta necessario perseguire una visione più globale dell’organizzazione del piano generale delle sedute giornaliere di allenamento. Sonofermamente convinto che in alcune di esse debba essere rispettato un principio di quantità, che possa soddisfare nel giocatore la necessità di “durare” per tutto il corso della partita.

Nasce così l’esigenza di organizzare almeno due sedute settimanali di allenamento (martedì e mercoledì), strutturando un blocco “di resistenza” della durata di circa 70’ - 75’.

Affinché l’attività svolta sia efficace, è necessario che l’allenatore fornisca ai giocatori il senso della continuità dell’impegno, esaltando così la sua capacità di organizzare sequenze di lavoro che si susseguono senza inutili perdite di tempo.

In precampionato e ad inizio campionato, il blocco potrebbe essere suddiviso in miniblocchi di durata più limitata e separati da fasi di ripristino anche relativamente ampie. Il tempo di lavoro attivo, in questo caso può essere esteso a circa 80 - 90 minuti complessivi.
Essendo consapevole che il blocco debba comprendere vari tipi di attività, auspico che al più presto i tecnici mettano in atto per la maggior parte della seduta, strategie di allenamento funzionale ed integrato (vedere in seguito) assumendo la convinzione che, perseguire lo sviluppo della capacità tecniche, tattiche e fisiche, attraverso un’attività che le comprenda globalmente, corrisponde ad un’attività fisiologicamente corretta.

  • PRIMA REGOLA

L’uomo impara ed agisce come un organismo integrato e non assemblato

Assemblato si dice di un “insieme” i cui singoli componenti, indipendentemente dagli altri, contribuiscono a farlo funzionare.

Integrato si dice invece di un “insieme” i cui vari elementi “comunicano” fra loro influenzandosi e completandosi vicendevolmente. In una struttura integrata sussiste perciò, la condivisione delle informazioni fra le diverse parti, ognuna delle quali funziona tenendo conto dell’attività di tutte le altre. Poiché l’uomo, come è riconosciuto universalmente, è un complesso “biologico integrato”, ne deriva che ogni suo organo o funzione sia totalmente compartecipe degli “eventi” sensitivi, motori ed emozionali che lo coinvolgono. Questo è possibile grazie al Sistema Nervoso che “avvolge” tutto il corpo per portare informazioni al cervello e per determinare il movimento, nonché al circolo sanguigno cui è assegnato il compito di trasportare a tutti gli organi l’ossigeno, i nutrienti e le informazioni chimiche (ormoni) essenziali per assicurarne la vita e per regolarne il funzionamento. A livello sportivo poi non si può dimenticare la complessa integrazione dell’attività bio-chimica, che è deputata ad erogare l’energia necessaria ai muscoli per effettuare qualsiasi attività. A questo proposito, non è corretto affermare che ad un certo ritmo di corsa od alla presenza di qualsiasi altro evento motorio, corrisponda un’unica attività bioenergetica. Al contrario, i meccanismi erogatori di energia si integrano funzionalmente fra loro, “tenendo sempre conto” delle richieste che avevano dovuto esaudire per soddisfare le esigenze motorie immediatamente precedenti. Ad esempio, un certo tipo di attività breve ed intensa, che sembrerebbe configurarsi come anaerobica-alatticida, può assumere caratteristiche lattacide se le pause fra una prova e l’altra sono troppo brevi ed il recupero insufficiente. Oppure può accadere che un’esercitazione determini, per un certo periodo, una lattacidemia alta ma costante. In questo caso, proprio la stabilità nella quantità di lattato, ci dice che la modalità di lavoro può configurarsi di tipo aerobico.

Purtroppo molto frequentemente mi è dato di assistere ad esercitazioni proposte con lo scopo di migliorare “singolarmente” le diverse attività biochimiche (anaerobica-alattacida, lattacida ed aerobica). Al riguardo mi sento di poter affermare che attraverso tale strategia venga falsata la vera natura dell’uomo e si persegua invece l’idea di voler assemblare le varie funzioni con la speranza, poco plausibile biologicamente, che si integrino autonomamente in un secondo momento.

Per fortuna, anche se un tecnico propone esercitazioni analitiche, l’organismo dell’atleta, seppur con una funzionalità meno redditizia, si “aggiusta in proprio” rispondendo sempre e solo come una struttura integrata.

In sintesi mi sento di affermare che, se gli stimoli, che caratterizzano le varie esercitazioni sono già integrati nella proposta, ne deriva che la risposta di adattamento del giocatore si può realizzare con più naturalezza, acquisendo la capacità di esprimere le abilità tipiche della propria disciplina, perfettamente integrate con l’attività biochimica che concorre a realizzarle.

Operando in tal senso, si potranno soddisfare le molteplici esigenze di un gioco ricco di variabili comportamentali che, come indicato nella premessa,viene attuato in fase agonistica in regime d’affaticamento progressivamente crescente 1.

  • SECONDA REGOLA

Quando si propone un’esercitazione (carico di allenamento), la coordinazione specifica assume priorità assoluta

Proporre un carico di allenamento significa stimolare un atleta sollecitando in lui una risposta di adattamento, che soddisfa le problematiche imposte dalla sua disciplina.

Come tutti gli stimoli, anche quelli fisico-sportivi, sono identificati da quattro caratteristiche perfettamente integrate fra loro: la qualità, l’intensità, la quantità e la densità.

La qualità dello stimolo è rappresentata dalla coordinazione inter-muscolare e cioè dalla entrata in azione della catena motoria potenzialmente necessaria a raggiungere uno scopo.

La qualità, considerata isolatamente, non è sufficiente però a delineare un movimento finalizzato e corretto nello spazio e nel tempo. A tale compito è preposta l’intensità dello stimolo, che si evidenzia tramite la coordinazione intra-muscolare. In tal senso, il Sistema Nervoso “ordina”, nell’ambito di ciascun muscolo, con quale frequenza e sequenza le placche motorie devono entrare in azione, affinché possa essere perseguito un obiettivo prestabilito. L’integrazione funzionale fra le due tipologie di coordinazione si realizza grazie al controllo del Sistema Nervoso sui gradi articolari attraverso i muscoli e sta ad indicare che l’atleta ha acquisito una ottimale e redditizia coordinazione specifica, nell’ambito della disciplina praticata. “Identificate” grazie alla coordinazione specifica le fibre muscolari coinvolte in un’esercitazione finalizzata, esse dovranno essere rese più forti e resistenti, attraverso la corretta programmazione della quantità (le volte che deve essere ripetuto un gesto) e della densità (il rapporto fra attività e pause) dello stimolo.

Tutto ciò giustifica l’applicazione di un allenamento funzionale ed integrato.

Funzionale e finalizzato, perché si concretizza coinvolgendo la coordinazione specifica (qualità ed intensità) ed integrato poiché ne fa partecipe l’apparato che estrinseca l’energia biochimica più idonea a perseguire uno specifico obiettivo (quantità e densità).

Ricordo a questo proposito che la quantità (durata dell’impegno) e la densità (pause fra le ripetizioni) dello stimolo sono parametri che non possono essere previsti in termini assoluti prima della seduta di allenamento (l’esperienza può tuttavia aiutare a far previsioni più accurate), in quanto devono poter essere riorganizzati in tempo reale se ad esempio, gli atleti non risultano in grado di procrastinare l’esecuzione dell’esercitazione con parametri di qualità e/o intensità non corretti.

  • TERZA REGOLA

Durante le sedute di una settimana tipo, le esercitazioni devono essere caratterizzate da tensioni muscolari progressivamente crescenti

Relativamente all’organizzazione degli allenamenti durante la settimana in cui si gioca la domenica, la mia logica prevede che nei primi giorni le esercitazioni siano caratterizzate da un grado di tensione muscolare relativamente inferiore, rispetto a quella che si può riscontrare negli esercizi effettuati nelle sedute dei giorni successivi. Poiché tale approccio va esteso ad ogni tipo di esercitazione, risulta inconciliabile con la mia proposta l’idea che, nelle sedute iniziali della settimana siano inserite per gli arti inferiori delle attività di forza, con o senza sovraccarichi aggiunti. Questo perché, avendo la forza utilizzata nel gioco del calcio caratteristiche espressamente coordinative, sarà sfruttata con un rendimento migliore nelle sedute svolte nella seconda metà della settimana, in cui le esercitazioni assumono un carattere gestuale (coordinazione inter-muscolare) e spazio-temporale (coordinazione intra-muscolare) più vicino quello della partita.

L’allenamento per gli arti inferiori eseguito con macchine di muscolazione (leg-curl, leg-extension, leg-press), non è invece giustificato neppure con bassi sovraccarichi, sia ll’inizio che alla fine della settimana, in quanto sono strumenti con cui l’atleta attiva una coordinazione che nulla a che vedere con quella utilizzata per accelerare il proprio corpo sul campo di gioco.

Vediamo perché. Le azioni di spinta, attività molto utilizzata dai giocatori durante la partita, vengono realizzate dai muscoli estensori dell’arto inferiore. Essi hanno la particolarità di essere biarticolari e per questo, durante la corsa, soddisfano l’esigenza di controllore gli aspetti coordinativi di due articolazioni. Sulle macchine di muscolazione invece, i suddetti muscoli sono “lavorati” come fossero monoarticolari ed isolati rispetto al contesto del movimento globale, prevalendo in tal senso lo sviluppo dell’aspetto bioenergetico piuttosto che quello coordinativo.

Inoltre, sulla leg-curl i muscoli posteriori della coscia (ischiocrurali) vengono impropriamente potenziati a catena cinetica aperta nella loro funzione di muscoli flessori, mentre durante un’accelerazione, che si concretizza a catena cinetica chiusa, essi compartecipano con i muscoli anteriori della coscia (quadricipite) ed i muscoli posteriori della gamba (gastrocnemio) alla potente estensione dell’arto inferiore, attraverso un’attività riflessa detta co-contrazione.

Infine, la leg-press sollecita i muscoli estensori dell’arto inferiore ad acquisire una coordinazione impropria poiché l’atleta esegue una spinta contro la macchina di muscolazione (fra l’altro con i talloni) che proietta il corpo posteriormente al suo asse verticale, piuttosto che verso l’avanti.
Senza voler troppo approfondire tale argomento, già ampiamente sviluppato in altra occasione 2, desidero porre l’accento in questo contesto, al tipo di forza che credo debba essere sviluppare nell’ambito del gioco del calcio.

Le esercitazioni di forza coordinativa

Si tratta di una serie di attività mirata allo sviluppo o al perfezionamento delle capacità di accelerazione. Siccome queste ultime si realizzano attraverso tensioni molto elevate sviluppate sempre in tempi brevi, un adattamento in tal senso, esercita un’azione preventiva contro gli insulti alle strutture dell’apparato contrattile che potrebbero derivare da movimenti non “conosciuti” e di intensità non prevista. Le esercitazioni di forza coordinativa devono essere inserite nelle sedute del venerdì e/o del sabato e comprendere vari tipi di esercizi quali gli slanci, le flessioni, gli skip a ginocchia alte, la corsa calciata dietro, le frenate, le ripartenze e gli sprint brevi sui 5 -15 metri. Per migliorare la tecnica nell’accelerazione è inoltre corretto far compiere ai giocatori dei balzi alternati e la corsa balzata. È anche possibile, far eseguire degli sprint brevi un salita, se è necessario sensibilizzare negli atleti il controllo della fase completa di spinta dell’arto posteriore poiché, in questo caso, viene effettuata in tempi leggermente più lunghi rispetto a quella realizzata durante uno sprint in piano. Per non incidere sulla struttura muscolare e quindi sul rendimento della partita successiva, negli esercizi citati il numero delle prove, effettuate al meglio delle possibilità, deve essere limitato e le pause fra le ripetizioni devono essere relativamente ampie.

Per incrementare la velocità di estensione del segmento articolare anca-femore, nell’eventualità si rendesse necessario per alcuni atleti l’uso di sovraccarichi (bilanciere libero), tale seduta deve essere organizzata il venerdì, integrandola con una quantità ridotta di sprint.

Per concludere è utile ricordare che gli esercizi di forza coordinativa senza sovraccarico o con il bilanciere libero se sono proposti, come metterò in risalto in seguito, con continuità e progressività, migliorano il rendimento della tecnica senza palla (sprint, cambi di direzione, cambi di ritmo), senza incidere negativamente sulla struttura muscolare e perciò, sul rendimento nella partita successiva.

  • QUARTA REGOLA

Ogni esercitazione deve essere riproposta con continuità, incrementando progressivamente l’entità dello stimolo

Affinché si abbia un rendimento soddisfacente in gara, le varie tipologie di esercitazioni 3 devono essere proposte con regolare continuità. Nell’ambito di ognuna di esse poi, è necessario aver cura di variare i parametri di qualità e/o di densità, al fine di concretizzare un’entità dello stimolo che tendenzialmente risulti essere superiore a quella fatta registrare nella seduta precedente dello stesso tipo 4. A tal scopo, sarebbe necessario che i tecnici trovassero una soluzione al problema di come calcolare l’entità dello stimolo. Personalmente faccio riferimento ad un metodo empirico da me ideato, che permette di rappresentare numericamente la progressione con la quale si incrementano la quantità e la densità.

Calcolo dell’entità dello stimolo assoluto (ESA)

Per calcolare l’entità dello stimolo assoluto è necessario registrare:

1.      il numero totale delle ripetizioni (nR);

2.      la somma dei secondi o dei metri in cui l’atleta è impegnato (attività totale);

3.      la somma dei secondi relativi a tutte le micropause e le macro pause (pause totali).

È possibile calcolare così, il valore dell’entità dello stimolo unitario (ESU)

ESU = attività totale: pause totali

L’ESU è un dato teorico che indica dopo quanti secondi di gioco l’atleta usufruisce di una pausa della durata di un secondo (impegno unitario). Il valore dell’entità dello stimolo assoluto (ESA), che rappresenta l’impegno riferito all’esercitazione nella sua globalità, si ottiene moltiplicando l’ESU per il numero delle ripetizioni effettuate:

ESA = ESU x nR

Mentre per l’allenamento senza palla il calcolo dell’ESA è relativamente facile da eseguire, per le esercitazioni di gioco (esercitazione di gara) il calcolo risulta essere più elaborato. In particolare per le esercitazioni eseguite in parità numerica, si rende necessario inserire nella formula un coefficiente che concretizzi il diverso impegno, a seconda se le partitelle sono eseguite da un numero più o meno elevato di giocatori in campo.

• -All’1>1 viene assegnato un coefficiente pari ad 1.0

• -Al 2>2 viene assegnato un coefficiente pari allo 0.5

• -Al 3>3 viene assegnato un coefficiente pari allo 0.3

• -Al 4>4 viene assegnato un coefficiente pari allo 0.25

• -Al 5>5 viene assegnato un coefficiente pari allo 0.2

Esempio di calcolo

Ipotizziamo che siano previste 10 ripetizioni (5 partitelle di 4>4 + 5 partitelle di 3>3), ognuna della durata di 60”, separate da una micropausa di 30”.

Il calcolo, tenendo conto dei diversi coefficienti, relativi alle partitelle di 4>4 e di 3>3, è il seguente:

Attività totale = 60” x 10 = 600
Pausa totale = 30” x 9 = 270
ESU = 600 / 270 = 2, 22

Coefficiente di impegno per le partitelle 4>4 = 0,25

Coefficiente di impegno per le partitelle 3>3 = 0,33

ESA = (ESU x nR) + (ESU x nR x coefficiente di impegno)

Esempio:

ESA per le 5 partitelle di 4>4 = (2,22 x 5) + (2,22 x 5 x 0,25) = 14

ESA per le 5 partitelle di 3>3 = (2,22 x 5) + (2,22 x 5 x 0,33) = 14,8

Valore dell’entità dello stimolo assoluto (ESA): 14 + 14,8 = 28,8

Nel caso, in cui in alcune esercitazioni i giocatori si contrappongano in disparità numerica, i coefficienti di impegnorisultano essere i seguenti:

• -Nel gioco 2>1, ai giocatori in superiorità è assegnato un coefficiente pari a 0.5. Ai giocatori in inferiorità è assegnato un coefficiente pari a 1.5.

• -Nel gioco 3>2, ai giocatori in superiorità è assegnato un coefficiente pari a 0.33. Ai giocatori in inferiorità è assegnato un coefficiente pari a 1.5.

• -Nel gioco 4>3, ai giocatori in superiorità è assegnato un coefficiente pari a 0.25. Ai giocatori in inferiorità è assegnato un coefficiente pari a 1.5.

Esempio di calcolo 5

-         Possesso palla 2 contro 1

-         Si gioca su un campo di 10 m. x 20 m.

-         Il lavoro è svolto a gruppi.

-         Ogni gruppo è composto da quattro giocatori numerati da 1 a 4.

-         Mentre tre atleti giocano, un quarto a turnoattende in pausa.

-         Ogni giocatore al termine dell’esercitazione ha effettuato 6 ripetizioni.

-         La durata di ogni ripetizione è di 45”.

-         Fra le ripetizioni la durata di ogni pausa è di 30”. Ogni atleta per due volte rimane in pausa mentre gli altri giocano per ulteriori 90” (45” x 2).

-         Ogni atleta gioca 4 volte in superiorità numerica (2 contro 1) e 2 volte in inferiorità numerica (1 contro 2).

§        n.1 e n. 2 contro n. 3                n. 4 in pausa

§        n. 4 e n.1 contro n. 2                n. 3 in pausa

§        n. 3 e n. 4 contro n. 1               n. 2 in pausa

§        n. 2 e n. 3 contro n. 4               n. 1 in pausa

§        n. 1 e n. 2 contro n. 3               n. 4 in pausa

§        n. 4 e n. 1 contro n. 2               n. 3 in pausa

§        n. 3 e n. 4 contro n. 1               n. 2 in pausa

§        n. 2 e n. 3 contro n. 4               n. 1 in pausa

Durata totale: 270” (45” x 6 ripetizioni giocate da ciascun atleta).

Pause totali: 300” (30” x 7 + 45” x 2)
ESU: 270 / 300 = 0.9

Per calcolare il valore dell’ESA, bisogna tener conto dei coefficienti.

1.      Coefficiente nel gioco del 2 contro 1 = 0.5 (in superiorità numerica)

2.      Coefficiente nel gioco dell’1 contro 2 = 1.5 (in inferiorità numerica)

ESA (2 contro 1) = (0.9 x 4 rip. giocate in superiorità numerica) + (0.9 x 4 rip. x 0.5) = 5.4

ESA (1 contro 2) = (0.9 x 2 rip. giocate in inferiorità numerica) + (0.9 x 2 rip. x 1.5) = 4.5

Valore dell’entità dello stimolo assoluto (ESA): 5.4 + 4.5 = 9.9

 

fig.1

Per comprendere meglio l’utilità di utilizzare il calcolo dell’ESA, al fine di programmare l’incremento dello stimolo nelle varie tipologie di allenamento 6 propongo, a titolo di esempio, un grafico che riporta dati reali (fig. 1). L’incremento dell’entità dello stimolo (altezza dello scalino) fra una seduta e l’altra della medesima esercitazione può risultare diverso (in alcuni casi ci può anche essere un decremento), in quanto le proposte tengono conto delle condizioni variabili di allenamento che possono caratterizzare le varie settimane.

di Ricardo Capanna* Allenatore di Base - Preparatore atletico del Genoa Cricket and Football Club e responsabile dell’attività didattica del relativo Settore Giovanile.

1 R.Capanna - Imparare ad insegnare - Ed. Prhomos. Città di Castello (Pg), 2002.
2 R.Capanna - Un sasso nello stagno - Ed. Calzetti & Mariucci. Ponte San Giovanni (Pg), 2003.
3 R.Capanna - Riflessioni e proposte per il gioco del calcio - Ed. Prhomos. Città di Castello, 2000.
4 R.Capanna - Difficile ma non impossibile - Ed. Prhomos. Città di Castello, 2004.
5 R.Capanna - L’allenamento funzionale - Ed. Calzetti & Mariucci. Ponte San Giovanni (Pg), 2005.
6 R.Capanna - Riflessioni e proposte per il gioco del calcio - Ed. Prhomos. Città di Castello, 2000.

 
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Di Pino Romeo (del 08/05/2007 @ 13:00:00, in Pillole, linkato 273 volte)

TEORIA E METODOLOGIA DELL'AZIONE MOTORIA

Come abbiamo più volte ribadito, tutti gli studiosi che si occupano dell’uomo non hanno dubbi nell’affermare che ogni essere rappresenti un’unità funzionale (biologica, psicologica e sociale).
La componente biologica (organica e muscolare) e quella coordinativa (i presupposti psichici e psicomotori), determinano nell’atleta la capacità di fornire un’attività tecnica. Tale capacità, attraverso l’aspetto sociale del gioco, determina la possibilità di realizzare un’azione tattica individuale o collettiva. Possiamo così sostenere che la prestazione sportiva è prodotta da un individuo che agisce nella sua totalità e completezza.

Partendo da questo presupposto, dobbiamo prendere atto che non è concepibile una Teoria e Metodologia dell’allenamento che non sia in sintonia con questo postulato. Dobbiamo perciò fare riferimento senza incertezze ad un nuovo approccio culturale che potremmo chiamare “Teoria e Metodologia dell’azione motoria”. Tale modalità deve esporre, in sintonia con i criteri scientifici, le indicazioni per migliorare il rendimento fisico di un calciatore nel momento stesso in cui opera e cioè mentre si muove, con o senza palla, con la gestualità che lo contraddistingue.
L’allenamento in forma globale, usufruendo delle esercitazioni di preparazione fisica speciale (PFS.le)[1], è giustificato dal seguente ragionamento.
Qualunque sia la prestazione che un atleta fornisce durante la partita, non è il risultato della semplice “somma” di tutte le capacità acquisite con l’allenamento. È invece la conseguenza dello stretto collegamento e delle integrazioni che si verificano fra le funzioni nervose, motorie ed organiche, durante ogni esercitazione.
Il comportamento di un atleta rappresenta perciò molto, molto di più di una somma; è un plus valore che si concretizza attraverso l’acquisizione di un’ulteriore capacità non riconducibile ad alcuna delle capacità allenate separatamente.
Mettiamo a fuoco il problema
La Teoria classica dell’allenamento, elaborata per risolvere soprattutto i problemi degli sport individuali, riconduce ad una Metodologia quasi totalmente orientata allo sviluppo delle capacità fisiche.
Parallelamente, lo studio sull’insegnamento della tecnica e della tattica si è sviluppato con un approccio prevalentemente pedagogico, inducendo i tecnici a proporre delle progressioni didattiche, strutturate secondo principi legati al buon senso (esempio: dal facile al difficile; dal movimento lento a quello veloce; in regime di “freschezza” nervosa e muscolare).
Il risultato di tale reminiscenza storica è che la tendenza attuale, per incrementare la resistenza negli sport di squadra, sia di proporre in tempi distinti l’allenamento fisico da quello tecnico-tattico.
Questo comporta l’organizzazione della singola seduta d’allenamento, caratterizzata dall’alternanza dell’intervento del tecnico e del preparatore, con una scansione ormai codificata.
Questo paradigma è stato stabilmente assunto dalla mente dei preparatori e degli allenatori che, considerandolo corretto, lo giustificano con motivazioni che derivano da convinzioni obsolete.
- La prima detta che, attraverso esercizi con la palla, non si riesce a perseguire incrementi sostanziosi per ciò che concerne l’energia erogata dai meccanismi biochimici; l’abilità tecnica è considerata così un fattore limitante la preparazione fisica.
- La seconda motivazione, al contrario, prende spunto dal presupposto che, l’affaticamento muscolare limiti la capacità di esprimere un’elevata correttezza motoria, deducendo che l’apprendimento della tecnica sia più redditizio se l’atleta non è stanco.
Possiamo perciò descrivere con una metafora, il senso dell’attuale procedura.
L’allenatore ed il preparatore sembra debbano, in tempi diversi, “riempire due serbatoi”. L’atleta, successivamente, o meglio durante la fase agonistica, “miscela” le varie procedure attivate durante l’allenamento e dalle quali origina il risultato di tanti sforzi: la forma sportiva.
Proprio per quanto riguarda le problematiche relative al perseguimento della forma sportiva, i tecnici ed i preparatori faticano a discostarsi dalle convinzioni che hanno condizionato i loro sistemi d’allenamento in questi ultimi decenni. Questo è più comprensibile (ma non giustificabile alla luce delle conoscenze attuali) per quanto riguarda i tecnici che non i preparatori, in quanto i primi tendono a riproporre quello che hanno “subito” durante la loro esperienza da giocatori
Per capire le procedure attuali, dobbiamo rifarci alle ricerche in campo sportivo di Matwejew, noto professore russo, autore negli anni ’50 di un famoso trattato intitolato “La periodizzazione dell’allenamento sportivo”. Lo studio, ritenuto a quei tempi presuntuosamente valido per tutti gli sport individuali e di squadra, generalizzando i concetti dichiarati, non teneva conto della forma del gesto con cui l’atleta si esprime nelle singole discipline.
Per avere conferma di questa affermazione, basta rifarsi al celebre grafico, riguardante la suddivisione in periodi dell’anno agonistico, presente negli anni ’70/’80 in tutti i libri di Teoria dell’allenamento di ogni disciplina sportiva, pubblicati da Autori diversi o dalle singole Federazioni. Da ciò si comprende la “forza del messaggio” che ha acculturato i tecnici di allora e che si è esteso, purtroppo, fino ai nostri giorni: lo sviluppo della forma sportiva, si prevede modulando solo la quantità e l’intensità del lavoro svolto.
Il principio legato alla quantità di lavoro atletico ha letteralmente sconvolto le menti degli allenatori di tutte le discipline sportive individuali e di squadra. Infatti, da quel momento, fu ritenuto valido l’assunto per cui basta fare qualsiasi tipo di attività motoria in grande quantità, per essere all’altezza di una corretta programmazione.
Attenendosi alle “direttive”, in periodo pre agonistico i nuotatori si prepararono anche correndo, i vogatori andando in bicicletta o a correre, i ciclisti si cimentarono nella campestre, e tutti gli atleti degli sport di squadra si impegnarono in estenuanti prestazioni di corsa di fondo.
Le conseguenze attuali nel mondo del calcio sono sotto gli occhi di tutti. Il giocatore è catalogato come un atleta che riassume caratteristiche fisiche miste, per cui necessita di resistenza aerobica (deve correre come un fondista) e di resistenza anaerobica (deve possedere le capacità di un quattrocentista). Deve essere, inoltre, forte e veloce (allenandosi in palestra come un velocista), deve essere elastico ed abile in tutti i movimenti (esercitandosi come un ginnasta).
Ultimamente, sotto certi aspetti, le cose sono leggermente cambiate, pur essendoci moltissimi tecnici ancora restii a comprendere nella loro interezza i principi basilari e le regole d’applicazione del carico d’allenamento.
Il carico d’allenamento è ciò che praticamente il tecnico ed il preparatore stabiliscono che l’atleta debba eseguire: è l’unica possibilità di “dialogare” con l’organismo del proprio atleta.
Come in tutti i casi in cui si ricerca il dialogo, sussiste la necessità di essere chiari.
Il carico d’allenamento deve determinare una stimolazione dell’organismo, che fornisca una risposta tanto adeguata ed attesa, quanto più lo stimolo sarà stato chiaro e preciso, ma soprattutto specifico, relativamente alle necessità del gioco del calcio. L’atleta così subirà un adattamento delle proprie funzioni, direttamente conseguente a ciò che l’allenatore gli aveva chiesto di fare.
Sottostando a tale presupposto, appare evidente il merito che assumono i primi due parametri che caratterizzano il carico di allenamento: la qualità del gesto e l’intensità con cui viene eseguito. Sono queste le caratteristiche che determinano il valore dell’esercitazione proposta, in quanto necessarie a definire con sicurezza le tipologie delle fibre muscolari impegnate ed i parametri spazio temporali di un certo comportamento.
Questa è l’unica possibilità affinché si realizzi l’integrazione fra il sistema muscolare e quello nervoso per raggiungere un risultato comune: la motricità tipica del calciatore.
Solo dopo che, nell’esercitazione proposta, si è sicuri che l’atleta operi in maniera corretta nei modi e nei tempi, individuando il binomio qualità - intensità, assumono valore gli altri due parametri del carico di allenamento: la quantità degli stimoli proposti e le pause che li separano. Tali parametri sollecitano l’adattamento dell’organismo, mirato alle funzioni da compiere durante la prestazione agonistica.
Da queste affermazioni si può arrivare alla conclusione a cui noi tendiamo da molti anni: - l’allenamento della condizione fisica e quello della tecnica e della tattica possono essere integrati con effetti positivi.
Riteniamo sia necessario perciò allontanare il timore che l’allenamento fisico, imponendo un certo affaticamento nell’organismo dell’atleta, incida negativamente sulla coordinazione.
Pur condividendo il concetto che la fatica determina un certo deterioramento della prestazione, la riteniamo, senza ombra di dubbio, una necessità imprescindibile in un’attività complessa come i giochi sportivi, in cui sussiste l’esigenza di prendere decisioni comportamentali in regime d’affaticamento progressivamente crescente.
A questo proposito, durante alcune sedute d’allenamento, noi reputiamo che si possano applicare stimoli che determinino un grado d’affaticamento superiore a quello che si realizza in fase agonistica, per poter così assicurare e stabilizzare un gioco redditizio in condizioni critiche, come accade realmente in certi momenti della partita.
di Riccardo Capanna* Preparatore atletico del Genoa Cricket and Football Club e responsabile dell’attività didattica del relativo Settore Giovanile. Tratto dalla rivista: l'Allenatore n.6 - anno 2002

Per approfondire:
R. Capanna.Imparare ad insegnare la tecnica calcistica.
Ed. Prhomos – Città di Castello (PG) – 2002
[1]

R. Capanna - I muscoli al servizio di Sua Maestà il cervello - Ed. Prhomos, Città di Castello. 1991
R. Capanna – riflessioni e proposte per il gioco del calcio - Ed. Prhomos, Città di Castello. 2000

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