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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Pino Romeo (del 27/02/2007 @ 17:00:00, in Pillole, linkato 207 volte)

SUL RAPPORTO GENITORI FIGLI NEL SETTORE GIOVANILE  

Tema quanto mai discusso, il triangolo genitore - figlio - allenatore nel mondo dello sport giovanile (ma non solo), è di rilevanza storica e attuale.

Il calcio è uno sport di squadra e come tutti gli sport di squadra si fonda su un gruppo di atleti - giocatori, diretti da uno o più tecnici. Perché un gruppo sia sano è necessario che si basi su delle regole che da tutti devono essere rispettate. In questi anni di militanza nel settore mi sono accorto di ragazzi (anche bravi), che hanno vissuto sin dai primi passi calcistici la culla dei complimenti perpetui dei genitori, parenti e amici (a volte anche di qualche dirigente), vivendo idolatrati all'inverosimile.

Il risultato?

La totale convinzione del bambino, poi ragazzo, di essere “invincibile”, di avere mezzi tecnici che lo possono proiettare molto presto nel calcio che conta: basta aspettare, perché prima o poi il futuro già disegnato si tramuterà in realtà. Una situazione pericolosa che a volte porta la giovane psiche del ragazzo a dimenticare che per raggiungere il traguardo ci vuole lo sforzo, la fatica, il sacrificio: nessuno regala niente. Il sentirsi superiore ai compagni ed essenziale per il gruppo costituisce un'errata e pericolosa impostazione della figura del ragazzo. Questo un allenatore lo sa.

Premetto senza dubbi che se la società si pone come obiettivi e la crescita dei ragazzi e il risultato sportivo, alla domenica schiero in campo la migliore formazione che ho a disposizione.

E i ragazzi che non partono tra gli undici o tra i diciotto?
A - sono infortunati o malati;
B - sono squalificati;

C - hanno “saltato” il 60% delle sedute di allenamento (due su tre);

D - nel corso della settimana hanno dimostrato poca attenzione, scarso interesse (questi atteggiamenti molti genitori non li vedono!);

E - hanno mezzi tecnici o condizioni fisiche inferiori rispetto ai loro compagni (a volte non notano neanche questi importanti fattori).

Il problema sorge appunto quando, in relazione all’ultimo punto, un padre si convince o convince il figlio del contrario.

Molti genitori vivono con il desiderio che i propri figli debbano a tutti i costi diventare quello che essi non sono mai diventati in gioventù. Ho conosciuto ragazzi che soggiogati da queste convinzioni si trovano smarriti alla prima esclusione per scelta tecnica, persi, non trovando spiegazione alcuna e dannatisi l'anima per un po' si trovano isolati e soprattutto mal consigliati, finendo in moltissimi casi, con l’abbandonare l’attività sportiva con probabili sintomi di depressione. Altri, più sportivamente “educati”, vivono il calcio serenamente per come deve essere vissuto; quando i genitori non mettono pressione al figlio, ovvero non gli fanno pesare la maglia dal numero dodici in su, anche il ragazzo saprà vivere la realtà dell’esclusione, la sostituzione nel modo in cui deve essere vissuta, ovvero con delusione ma non con rassegnazione, anzi. In molti casi vengono scatenate delle polemiche tra genitori e società che non hanno motivo di nascere se non dalla rabbia di un padre o di una madre che non si capacitano del fatto che il proprio erede palesa dei limiti rispetto ai compagni di squadra e per questo gioca di meno. (Attenzione: gioca di meno, non ho detto non gioca!). E sono a dir poco inquietanti e ridicole le antipatie che si creano tra nuclei famigliari ai bordi del campo dipendenti unicamente dal fatto che un ragazzo sia più titolare o meno rispetto ad un altro.

A volte, sembra paradossale, sono solo i genitori a "soffrire" la panchina del figlio, quando questi se ne sta tranquillamente seduto al fianco del mister a incitare i compagni vivendo lo sport come deve essere vissuto!

Senza voler fare di tutta l’erba un fascio intendo affermare che vi sono anche ragazzini "educati" a saper vincere e perdere, a non esaltarsi per le vittorie, ma anche a non abbattersi per delle sconfitte, a "digerire" le esclusioni e a non sentirsi “onnipotente”. E questo tipo di educazione a chi spetta, chi la deve impartire? L'allenatore, coadiuvato dalla società, ha il compito di educare allo sport, a insegnare i comportamenti da assumere in virtù delle attività da svolgere in campo (allenamenti, gare, vittorie, sconfitte, ecc.); egli ha altresì l'obbligo di correggere eventuali poco consoni atteggiamenti che avvengono al di fuori del rettangolo di gioco: in trasferta, all'interno dello spogliatoio, nei mezzi pubblici ecc. Per educazione sportiva s’intende il miglioramento psicologico, tecnico - tattico del giovane atleta, l’insegnamento della sconfitta, della vittoria, dell’esclusione, della sostituzione nonché il rendere il gruppo consapevole che le regole sono uguali per tutti e le scelte le fa esclusivamente l’allenatore.

D’altra parte è messo lì per quello, e comunque, da quando il calcio è calcio l’allenatore è sempre stato a disposizione dei giocatori per uno o più eventuali dialoghi di chiarimento che, attenzione, non è detto debbano essere necessariamente di natura tecnico - tattica.

Bisogna però ricordare che la crescita di un ragazzo che vuole giocare a calcio o fare qualsiasi sport dipende in modo più che importante dall’educazione di base impartita dalle famiglie sin dal primo giorno di nascita del proprio figlio. Concludo affermando che in una squadra di calcio, ogni domenica ci sono undici ragazzi contenti e sette ragazzi meno contenti; tra questi ultimi sette ce ne saranno sicuramente due o tre anche molto arrabbiati. E’ normale: se non fosse così ci troveremmo a guidare delle squadre prive d’anima. L’importante è prendere l’esclusione come motivo di rivalsa più che come motivo di resa e noi genitori questo abbiamo il dovere di insegnarlo.

Autore: Claudio Damiani | Fonte: farecalcio.it |

 
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Di Fabrizio Losacco (del 25/02/2007 @ 08:49:42, in allievi 1991 -1992, linkato 202 volte)
Incredibile gara sul campo del Pietra Ligure, la nostra formazione granata ha ottenuto un pareggio per 4 - 4 contro la squadra locale. Incredibile, perchè dopo un primo tempo sonnolento terminato 0 - 0 con pochissime emozioni e tanti sonnambuli in campo, nella seconda frazione di gara è successo di tutto. La nostra squadra ha subito 4 reti una dietro l'altra passando dalla fase rem del primo sonno a quella dell'incubo notturno. Fortunatamente la sveglia è scattata per tempo, perchè negli ultimi dieci minuti di gara i nostri ragazzi hanno suonato la carica compiendo un'impresa a dir poco straordinaria, segnando 4 reti e colpendo per altre 3 volte i legni della porta avversaria. Che dire..... qualcuno potrebbe pensare di portare l'intera squadra da un analista, in realtà , credo invece si debba cogliere l'aspetto positivo della gara ,ossia l'incredibile rimonta finale (4 reti e tre pali in soli 10 minuti) , che dimostra la forza atletica tecnico e tattica di una squadra che ha solo da credere in se stessa per poter ottenere qualunque risultato. Individualmente la palma del migliore in campo oggi spetta a Lo Vetere (7,5) una rete segnata e autore di una gara caparbia e da vero leader, buona anche la prestazione di Kopasek (7) ritornato al goal da vero opportunista (doppietta) e impegnato nel fare bella figura di fronte ad uno stuolo di ragazzine che lo incitavano. Frezza (voto 5,5) 4 reti sono tante e non è sua la responsabilità, comunque sul secondo goal poteva fare meglio. Pisciotti,(5,5) con le capacità atletiche che possiede dovrebbe fare la differenza , invece spesso perde la bussola, Bianchi (6) meno brillante del solito non sfonda sulla sua fascia Mistretta (5,5) gioca in un ruolo fondamentale, ma non riesce ad entrare in partita, rimane comunque l'unico giocatore che all'occasione può coprire ruoli diversi un vero jolly, Odasso (6) inguardabile, incerto nella prima frazione di gara e fino al quarto d'ora della ripresa, poi è lui che suona la carica da vero capitano e spostandosi in avanti crea sfracelli nella difesa avversaria Chiaro ( 5,5) inesorabilmente lento perde spesso il tempo per la giocata favorendo le ripartenze degli avversari, Losacco (6) un primo tempo vecchia maniera, svogliato apatico senza nervo, poi anche lui come tutti gli altri si sveglia alla fine e gran merito del goal del pareggio è suo con un gran tiro che colpisce la traversa e libera Kopasek per il goal , Bianco (6) volitivo quanto basta ma troppo poco determinante ,Mammana (6,5) discreta la sua partita segna ancora una rete, nasconde la palla agli avversari come pochi ma manca lucidità negli ultimi metri Stamerra (6) entra nella ripresa e gioca con grinta e caparbietà, dimostrando una grande voglia di calcio. Insomma, poteva essere una giornata pesante invece i nostri ragazzi hanno solo scherzato un po',però il carnevale è ormai finito, quindi sarà meglio , nel prossimo futuro prendere le cose + seriamente.
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Di Pino Romeo (del 22/02/2007 @ 12:00:00, in Pillole, linkato 877 volte)
PSICOLOGIA SPORTIVA: LO STILE ATTENTIVO NEL CALCIO

Introduzione
Uno dei più interessanti campi di ricerca e applicazione della psicologia sportiva riguarda la relazione esistente fra stile attentivo e performance, vale a dire il rapporto che sussiste fra l'abilità di concentrarsi, il modo di dirigere il proprio interesse alle diverse fasi del momento agonistico e il rendimento atletico in campo.
Ogni sport richiede specifiche competenze psico-motorie, e fra queste l'abilità di focalizzare l'attenzione nei momenti chiave della gara è fondamentale per il conseguimento del risultato.
Il gioco del calcio fa parte degli sport di situazione o sport open, poiché i gesti atletici dei corridori dipendono dalle circostanze proposte dalla partita, dalle strategie degli avversari, dalle condizioni del terreno di gara e da molte altre variabili cosiddette "esterne".
Ogni atleta rivolge sempre la sua attenzione a qualcosa, sia esso un elemento interno (come i pensieri, positivi o negativi che siano) o esterno a sé (fattori ambientali piacevoli o distraenti), anche quando non ne è consapevole; al fine di migliorare la prestazione, diventa importante per il giocatore mettere a punto in allenamento un programma specifico che gli indichi dove dirigere l'attenzione e in che modo farlo.
E' noto che il calciatore deve adeguarsi molto spesso ai diversi schemi tattici proposti sul campo e rispondere ad essi modificando velocemente il suo focus attentivo.
Difatti al giocatore è richiesto di saper passare ad esempio da un ruolo di marcatura a zona (incisivo e preciso) ad un ruolo meno determinante (quando lo svolgimento dell'azione si svolge lontano dal proprio raggio), secondo le regole imposte dalla tattica di gara e dall'imprevisto svilupparsi degli eventi, ed è perciò essenziale allenare questa abilità, al fine di non restare rigidamente prigionieri di una modalità attentiva rigidamente confinata in un unico schema espressivo.
LO STILE ATTENTIVO
Possiamo definire lo stile attentivo come composto da due dimensioni: l'ampiezza (che può essere allargata o ristretta) e la direzione (che può essere rivolta verso l'ambiente - direzione esterna, o verso di sé - direzione interna).
Combinando insieme questi quattro fattori si ottengono quattro differenti modalità attentive, che permettono di soddisfare le esigenze poste dalla disciplina del calcio nelle varie situazioni:

 Lo stile attentivo ESTERNO - AMPIO: è rivolto alla massima raccolta delle informazioni derivanti dall'ambiente circostante, ad esempio ai movimenti degli avversari in campo al momento di un'azione di attacco. Non bisogna allargare troppo il focus attentivo, ma ci si deve limitare agli stimoli necessari da cogliere durante la partita, altrimenti si rischia di incorrere in errori di distrazione dovuto alla confusione provocata dalla presenza di troppi stimoli da considerare.

 Lo stile attentivo ESTERNO - RISTRETTO: l'attenzione è rivolta a tutte le att ività che richiedono un elevato livello di concentrazione ai movimenti fini, ad esempio durante il tiro di un calcio di punizione. Bisogna procedere con fermezza e precisione per non sprecare un'occasione preziosa.

 Lo stile attentivo INTERNO - AMPIO: l'attenzione è rivolta alla pianificazione del comportamento strategico ed agli obiettivi di gara (vincere la partita). Questa fase in genere viene attuata prima del calcio d'inizio o nelle fasi iniziali della partita, comunque in un momento di relativa "stasi" agonistica.

 Lo stile attentivo INTERNO - RISTRETTO: questo stile è indicato nei momenti difficili della competizione, ad esempio quando si viene sopraffatti da pensieri negativi e la fatica (sia fisica che mentale) comincia a farsi sentire.
E' facile comprendere quanto sia importante per il calciatore sviluppare questa abilità nelle fasi di gara in cui la probabilità di preoccuparsi in modo eccessivo senza trovare soluzioni aumenta considerevolmente:
in questo caso l'atleta deve svuotare la mente per un momento e ritrovare la concentrazione necessaria per proseguire.
Come allenare il focus attentivo nel calcio
Uno dei metodi più adeguati per procedere al training del "modo di prestare attenzione" è certamente quello iniziare con una definizione del focus attentivo del calciatore nelle situazioni al di fuori dell'ambiente sportivo, in modo tale da tracciare un profilo di base e confrontarlo con le molteplici caratteristiche richieste dalle situazioni che nascono durante la partita.
La valutazione si effettua con brevi esercizi di focalizzazione su oggetti o momenti che appartengono alla vita quotidiana, restringendo od allargando a piacere il focus attentivo del soggetto.
Dopo questa valutazione si è in grado di elaborare un programma specifico di allenamento dello stile attentivo, con lo scopo di ridurre gli errori dovuti a difficoltà di concentrazione. La probabilità di commettere errori sarà maggiore tutte le volte che lo spostamento dell'attenzione non avverrà o sarà troppo lento, quando cioè si manifesterà uno stato di fissità di una particolare modalità attentiva.
Questo può portare ad esempio ad una scarsa consapevolezza del calciatore sulla previsione dei movimenti degli avversari, rallentando di conseguenza la scelta delle possibili risposte e la decisione da prendere in campo.
Esercizi per sviluppare l'abilità di focalizzare l'attenzione
Il programma vero e proprio inizia con la fase di rilassamento: essa consente all'atleta di predisporre il suo corpo e la sua mente alla visualizzazione mentale sull'abilità da sviluppare e tenere sotto controllo gli stimoli: questi esercizi andranno eseguiti quotidianamente alla fine dell'allenamento con la squadra.
In qualche settimana ed impiegando solo pochi minuti al giorno l'atleta imparerà a migliorare la vostra concentrazione ed a gestire la vostra capacità attentiva.
RILASSAMENTO E SINTONIZZAZIONE CON IL CORPO.
Chiudi gli occhi, inspira ed espira lentamente. Il tuo corpo diventa pesante, sempre più pesante e rilassato; concentrati sui tuoi piedi, che sono rilassati e pesanti. Rivolgi lentamente l'attenzione ai muscoli dei polpacci, ora li senti rilassati e pesanti; le gambe sono rilassate e pesanti. Continua a distendere tutti i muscoli del tuo corpo procedendo dal basso verso l'alto, l'addome, le braccia, le mani, il collo, fino ad arrivare ai muscoli del viso. Ti senti bene, molto bene, la calma e la tranquillità ti avvolgono.
VISUALIZZAZIONE DEL FOCUS ATTENTIVO
Ora immagina te stesso mentre sei in campo con la tua squadra: l'aria è fresca e la senti sul tuo viso. Sei con gli altri atleti durante una partita, ti senti sicuro e tranquillo.
Osserva con attenzione i colori, osserva il terreno di gioco, ascolta i suoni presenti e avverti le tue percezioni interne emotive e corporee.

 Rivolgi la tua attenzione all'obiettivo che ti sei prefissato, valuta mentalmente la tua situazione tattica ed il tuo stato fisico; ripeti più volte a te stesso fin dove vuoi arrivare in questa partita, cosa vuoi offrire a te ed ai tuoi compagni (attenzione interna - ampia).

 Adesso stai osservando i movimenti dei tuoi avversari durante la partita nel momento di un'azione da parte di un attaccante: la tua attenzione è allargata, ampia, riesci a cogliere tutti i particolari della scena (attenzione esterna - ampia).

 Immaginati ora mentre stai correndo, verso la fine della partita; sei stanco e sfiduciato: ora rivolgi la tua attenzione solo ai tuoi pensieri, c'è silenzio e tu sei tranquillo, senza preoccupazioni.
Respira profondamente e ritrova tutta la tua forza interiore. (attenzione interna - ristretta).

 Ora invece stai per tirare un calcio di punizione: concentrati soltanto sul tiro, credi fermamente nella tua capacità ed elimina i fattori distraenti, cancellandoli dalla tua mente (attenzione esterna -ristretta).
Ti senti bene, molto bene. Lentamente comincia a stiracchiarti ed apri gli occhi.

Dott.ssa Marina Gerin, Psicologa ad indirizzo clinico e di comunità.

Presidente del Centro Regionale di Psicologia dello Sport, c/o Stadio Friuli UDINE,


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Di Antonio Bianco (del 18/02/2007 @ 19:03:27, in Video, linkato 307 volte)
Quando un centimetro può fare la differenza...

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Di Fabrizio Losacco (del 18/02/2007 @ 08:58:01, in allievi 1991 -1992, linkato 213 volte)
Deludente prestazione dei nostri ragazzi nella supersfida contro il Priamar. La sconfitta (2-1) è maturata nei primi 5 minuti del primo tempo durante i quali ci siamo trovati sotto di due reti complici l'inizio veemente degli avversari e pesanti disattenzioni dei nostri giocatori nella fase difensiva. Buona la reazione nella seconda parte della prima frazione con Mistretta marcatore e Losacco che in due occasione ha avuto sui piedi la palla del pareggio, sparando in alto sopra la traversa la prima e colpendo il palo interno nella seconda al termine di una travolgente azione personale in velocità. Un po' di sfortuna in quest'ultima occasione, forse il segnale di una giornata storta. La seconda frazione si preannunciava infuocata, con i nostri ragazzi alla ricerca del pareggio, invece la squadra si è spenta e da ricordare c'e solo una bellissima triangolazione Mammana-kopasek-mammana , mentre per il resto i nostri avversari hanno controllato la partita sfiorando anche in più di un occasione la rete del 3-1. Peccato, il primo posto nel girone è sfumato, ora non ci resta che mantenere il secondo, utile per qualificarci alle semifinali. Maggiore dovrà essere l'impegno,la determinazione e la precisione nelle giocate. Un passo indietro, comunque, sopratutto all'inizio della gara, quando si è vista una squadra paurosa e intimorita in maniera eccessiva dagli avversari. Difficile anche la valutazione individuale dei giocatori, perchè se nel primo tempo svettano su tutti per grinta e determinazione Lo Vetere e Mistretta, nel secondo tutta la squadra crolla fisicamente rendendo impossibile la rimonta. Ora riflettiamo e riprendiamo a correre proprio come abbiamo fatto ad inizio campionato, dopo la sconfitta sempre con il Priamar, inanellando una serie di partite utili consecutive che ci hanno portato nelle parti alte della classifica
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Di Pino Romeo (del 15/02/2007 @ 17:00:00, in Angolo tecnico, linkato 210 volte)
AZIONI MOTORIE REDDITIZIE, OVVERO, TECNICA E TATTICA
Premessa
La tecnica rappresenta il movimento specifico e finalizzato, che un atleta mette in atto per ottenere il massimo rendimento biomeccanico.
In realtà, è possibile ottenere ottimi risultati nel gioco (tiro, passaggio, stop, dribbling, ecc.) anche attraverso una “tecnica adattata” e personalizzata.
La tecnica adattata alle caratteristiche personali, che permette di perseguire risultati sportivi ottimali, nel gergo sportivo viene denominata stile”.
Lo stile di gioco è unico ed irripetibile e, nel lento processo di avvicinamento alla maturità agonistica, assume per un atleta sempre maggior rilevanza.
Dati questi presupposti posso affermare che, per favorire il raggiungimento di questo traguardo, un allenatore, mentre insegna, deve “imparare” a concentrare la propria attenzione, “non tanto sul come un atleta effettua un’azione dal punto di vista tecnico, ma piuttosto sul risultato dell’azione stessa, e se si inserisce positivamente nell’economia globale del gioco”.
I tecnici non debbono dimenticare inoltre che, soprattutto dai giovani atleti, contemporaneamente all’acquisizione degli elementi tecnici mirati al perfezionamento dello stile, è necessario pretendere che esplicitino in ogni momento del gioco un “atteggiamento tattico individuale”.
L’atteggiamento tattico rappresenta il modo con cui un giocatore affronta un avversario cercando di ricavarne un vantaggio per se’ o per un compagno. Fondamentalmente l’atteggiamento tattico, come vedremo meglio in seguito, è rappresentato dalla capacità di realizzare finte difensive od offensive.
Quando un certo numero di atleti assume un atteggiamento tattico coordinato, con il fine di concretizzare un’azione vantaggiosa per la squadra, si realizza la cosiddetta “tattica di gruppo” difensiva od offensiva.
Se la manovra tattica viene realizzata da tutta la squadra, come spesso accade nel gioco moderno, si giunge ad esprimere una “tattica collettiva” difensiva od offensiva.
A questo proposito, affinché i giocatori siano messi nella possibilità di perseguire il massimo rendimento tattico, normalmente le posizioni dei giocatori in campo vengono predeterminate disponendo i cosiddetti “moduli” (4.4.2; 3.5.2; ecc.). Poiché qualsiasi modulo rappresenta un’esigenza organizzativa pratica, risulta assolutamente necessario che venga utilizzato quando, considerate le qualità dei propri giocatori ed il modello di gioco della squadra che gli si contrappone, gli allenatori dispongono gli atleti in campo con l’obiettivo di avere il sopravvento sugli avversari in fase difensiva od offensiva.
Da ciò dobbiamo dedurre che solo attraverso un modulo, in cui vengono precisati, i parametri spaziali che contraddistinguono le posizioni e le distanze fra i giocatori in campo, sia possibile preparare e perfezionare una collaborazione tattica di gruppo o collettiva.
La realizzazione della tattica di gruppo o collettiva risulta, quindi, imprescindibile dal modulo con cui è disposta la squadra in campo e da cui è possibile partire per strutturare gli schemi di gioco.
Lo schema è un mezzo imprescindibile che consente agli atleti di poter esprimere le proprie qualità tecnico-tattiche e permette loro di “mettersi preventivamente d’accordo” su determinati comportamenti atti a sollecitare nell’avversario una risposta svantaggiosa, di cui approfittarne per raggiungere un obiettivo positivo.
Lo sviluppo dello schema prevedendo una stretta collaborazione fra i compagni, permette loro di rendersi conto che esiste un obiettivo comune, e che la possibilità di realizzarlo è determinato solo dall’applicazione di un’attività coordinata.
Lo schema di gioco, attraverso le sue geometrie, è l’elemento determinante per concretizzare l’idea tattica di una squadra, ma è allo stesso tempo il cruccio dei giocatori e degli allenatori perché, così come viene preparato durante gli allenamenti, è quasi impossibile vederlo realizzato compiutamente durante la partita. Infatti, la presenza degli avversari che, ovviamente, applicano delle “contromisure”, determina la necessità di inserire numerose “varianti” all’idea originaria.
Durante l’allenamento, quindi, la difficoltà maggiore per l’allenatore ed i giocatori risulta essere quella di prevedere le eventuali risposte degli avversari e come strutturare le possibili varianti da utilizzare come contromossa.
I tempi ed i modi in cui si realizzano le varianti dipendono strettamente dalla capacità del tecnico di modulare le esercitazioni tattiche e dalle capacità dei giocatori di trovare soluzioni tecniche personali che risultino idonee a contrapporsi alle imprevedibili situazioni che potrebbero essere create dagli avversari.
Per la ricchezza dei contenuti, lo schema sotto questo punto di vista, quindi, non limita negli atleti la loro individuale personalità ma, al contrario, permette a coloro i quali sono dotati di creatività e talento di esprimere appieno, durante il gioco, le loro potenzialità tecniche e tattiche.
A questo punto è bene precisare che il gioco “a uomo o a zona” non è un modulo ne tanto meno uno schema. E’ più corretto affermare, invece, che nell’ambito di un modulo, i giocatori, su indicazioni dell’allenatore, possono assumere un atteggiamento tattico difensivo “a uomo o a zona”.
Alcune considerazioni sull’apprendimento della tattica
Il raggiungimento di diversi gradi di maturazione e di apprendimento tattico determinano la possibilità da parte di una squadra di poter gestire la partita in modi diversi.
Analizziamo, quindi, come sia possibile identificare le potenzialità di una squadra, a secondo del suo profilo tattico.
- La squadra è in grado di presentare modalità tattiche semplici e perciò presumibilmente CONOSCIUTE dagli avversari.
Questo è un livello elementare di gioco. Le collaborazioni tattiche sono preparate senza dare spazio a soluzioni che nascono in risposta ad eventi contingenti e, perciò, senza analizzare le informazioni visive colte dall’ambiente di gioco. L’esercitazione tattica è organizzata con gli atleti che operano secondo ipotesi teoriche formulate dall’allenatore prevedendo, spesso con grandi margini di errore, gli eventuali movimenti che gli avversari potrebbero fare durante la partita.
- La squadra è in grado di presentare modalità di collaborazione NUOVE durante la partita; ciò grazie alla capacità di alcuni atleti di “vedere” soluzioni alternative non preventivate dal tecnico.
Questa possibilità, nonostante si pensa possa dipendere dal talento “innato” degli atleti è, invece, altamente influenzabile dalla modalità con cui il tecnico conduce le sedute di allenamento. E’ più facile, infatti, che l’atleta sia portato a dare spazio alla propria creatività in situazioni di gioco in cui, nonostante si parta da un’idea comune ad alcuni giocatori, sia dal tecnico preventivata, sostenuta ed incentivata anche la spontaneità e la libera iniziativa.
- La squadra presenta soluzioni PREVEDIBILI.
Ciò significa che l’azione è “vuota” dal punto di vista tattico sia individuale che di gruppo. I giocatori compiono evoluzioni o movimenti, facilmente “leggibili” da parte dell’avversario.
- La squadra è in grado di presentare azioni IMPREVEDIBILI.
Alcuni giocatori sono tatticamente efficaci e capaci di collaborazioni che “nascondono” le loro reali intenzioni. Questo evento da un vantaggio rilevante a tutta la squadra.
Dalle considerazioni precedenti si può dedurre che, in fase agonistica, ogni squadra è caratterizzata da uno dei tre seguenti livelli prestativi:
- 1° livello
La squadra è in grado di presentare un’attività tattica conosciuta e prevedibile.
Dal punto di vista della prestazione si può ipotizzare che il rendimento agonistico sia basso.
- 2° livello
La squadra è in grado di presentare un’attività tattica conosciuta ed alcune volte imprevedibile.
Vi sono dei giocatori, che grazie alle loro capacità, possono creare casuali situazioni di vantaggio. Le giocate positive dipendono in maggior misura dalla buona preparazione tattica individuale che non dal lavoro tattico di gruppo.
- 3 livello
La squadra è in grado di presentare un’attività tattica nuova ed imprevedibile.
L’abilità del tecnico sia nel preparare tatticamente la squadra, che di fornire la possibilità ad alcuni giocatori di esprimere il loro talento, è evidente.
Da ciò possiamo trarre la conclusione che, quando due squadre disputano una partita, mettono in mostra oltre che la maturazione raggiunta negli apprendimenti tecnico-tattici dei propri giocatori, anche il grado di efficacia del metodo di insegnamento messo in atto dall’allenatore.
Ipotizzando, a titolo di esempio, incontri fra squadre di diverse capacità, ci si può rendere conto, almeno sul piano teorico, quale avrebbe più possibilità di successo; ciò può permettere agli allenatori di analizzare le partite della propria squadra con senso critico riconoscendo anche, seppure in termini molto generali, a quale livello di giudizio tattico può essere inserita.
Mi auguro, infine, che le conclusioni che si possono trarre da tutta questa serie di ragionamenti, spingano i tecnici a desiderare di voler continuamente migliorare la qualità l’allenamento tecnico - tattico, ed aspirino a perseguire un aggiornamento continuo, non solo per incrementare i contenuti delle loro conoscenze ma anche per ottimizzare il metodo pratico che applicano per insegnare.
Le partite virtuali
Le sei possibili partite virtuali che presento, possono essere utilizzate sia per valutare criticamente il comportamento in gara dei propri ragazzi, che per comprendere quanto l’allenamento dedicato all’apprendimento della tattica sia efficace.
1. Se la squadra possiede un grado di conoscenza corrispondente al 1°livello e, contemporaneamente, la squadra avversaria possiede anch’essa un grado di conoscenza relativa al 1° livello, le possibilità di successo od insuccesso sono identiche per entrambe; il predominio può dipendere solo da casuali - iniziative individuali.
2. Se una squadra possiede un grado di conoscenza corrispondente al 1° livello, e la squadra avversaria possiede un grado di conoscenza relativo al 2° livello, vi è un maggior rischio di insuccesso per gli atleti della squadra di 1° livello che, ad esempio, non riuscendo a sorprenderli, permettono ai giocatori avversari di intercettare numerosi palloni, oppure, usufruendo di un possesso palla inefficace, non riescono ad “uscire” da azioni difensive dopo aver conquistato la palla.
Tuttavia, tenendo conto del rischio suddetto, un certo margine di successo rimane in quanto, seppur in grado di giocate imprevedibili da parte dei giocatori migliori, la squadra avversaria è caratterizzata da una organizzazione tattica semplice a cui è relativamente facile opporsi realizzando delle contro mosse efficaci.
3. Se una squadra possiede un grado di conoscenza del gioco relativo al 1° livello, e gli avversari di 3° livello, il vantaggio per questi ultimi è enorme perché i giocatori possiedono qualità tecnico - tattiche evolute.
4. Se le squadre possiedono lo stesso 2° livello di conoscenza del gioco, il risultato più o meno positivo può dipendere da quanto gli schemi realizzati dai diversi reparti possono risultare sorprendenti ed imprevedibili per gli avversari.
5. Se una squadra è in grado di esprimere capacità tattiche di 2° livello e l’altra di 3° livello, è evidente il vantaggio per quest’ultima, in quanto l’abilità dei giocatori, messe in risalto da capacità tattiche evolute, permettono di presentare collaborazioni varie ed imprevedibili.
6. Nella situazione in cui entrambe le squadre presentino un grado di conoscenza di 3° livello, l’eventuale vantaggio dell’una sull’altra potrà dipendere dalle capacità individuale dei giocatori di sfruttare appieno le proprie abilità tecniche nelle occasioni positive che gli si possono presentare durante la partita.
Conclusioni
Appare ovvio che il 1° livello di conoscenza tattica è insufficiente, il secondo 2° è appena sufficiente, mentre il 3° livello deve rappresentare per il tecnico l’aspirazione professionale massima. Sotto questo aspetto, se possiamo considerare un evento “naturale” che nel Settore Preagonistico i bambini (10 – 13 anni) presentino delle carenze di tipo tattico, poiché l’esperienza per eccellere negli sport di squadra cresce proporzionalmente all’età, nel ragazzi del Settore Giovanile Agonistico ciò non è giustificabile. Nei cinque anni che normalmente separano questi ultimi dal mondo professionistico, le esercitazioni proposte dagli allenatori devono portare i giocatori a risolvere problematiche tecniche e tattiche sofisticate. Ciò significa che ai giovani atleti non deve essere chiesto di operare secondo attività stereotipate e preordinate dal tecnico, ma le esercitazioni devono prevedere azioni motorie redditizie in risposta ad un ambiente ostile che presenta un avversario da affrontare direttamente od un gruppo organizzato che cerca di metterli in difficoltà. In una disciplina in cui le situazione si susseguono simili, ma mai uguali, essere convinti di preparare la squadra, durante la settimana di allenamento, con l’obiettivo di proporre il “proprio gioco”, è un atteggiamento mentale improponibile, nonché un grave errore metodologico in quanto, la presenza di avversari, di qualsiasi livello prestativo siano, condiziona fortemente il comportamento di tutti i giocatori.
I tecnici che si illudono che ciò sia possibile, al termine delle partite rimangono spesso molto delusi del comportamento dei propri giocatori che, per altro, non hanno alcuna colpa di non saper realizzare praticamente l’utopia tattica del proprio tecnico.
Al contrario, dando per scontato che gli avversari creino sempre dei problemi, l’atteggiamento mentale da perseguire e da sostenere è quello che predispone gli allenatori e gli atleti a porsi alla continua ricerca di schemi nuovi ed imprevedibili, che possano far prendere direttamente il sopravvento sugli avversari, o che ne condizionino il comportamento in modo tale da essere messi nelle condizioni di rispondere con modalità tattiche e prevedibili e, perciò, facilmente contrastabili.
Riccardo Capanna - Preparatore Atletico presso Settore Giovanile F.C. Genoa
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Di Antonio Bianco (del 11/02/2007 @ 20:38:03, in Video, linkato 260 volte)
Se ne è parlato tanto, e sembra che questa volta le autorità vogliano veramente cambiare qualcosa, ma non basta, non può e non deve bastare.
Tutti noi che operiamo nel mondo del calcio, soprattutto nel calcio giovanile, dirigenti, allenatori, genitori e anche voi ragazzi che rappresentate il presente ed il futuro di questo splendido sport, non possiamo limitarci a commentare i fatti tragici che recentemente hanno coinvolto il calcio.
Ognuno di noi dovrebbe pensare che cosa può fare di concreto per vivere il calcio nella lealtà, nell'amicizia e in tutti quei valori che ci fanno vivere in pace con gli altri e con noi stessi, dagli atteggiamenti in campo di chi voi ragazzi che giocate, dagli allenatori e dai dirigenti che stanno in panchina, dai genitori che stanno in tribuna.
Non restiamo spettatori immobili di un calcio che non ci piace ma impegnamoci nel concreto, anche nel nostro piccolo, per cambiarlo.


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