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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
LAVAGNESE - BORGHETTO : 3 - 1
La gara a cui abbiamo assistito domenica scorsa non ha presentato novità di rilievo. Il risultato non fa una grinza, è stato il frutto del costante predominio della squadra avversaria che si è imposta soprattutto a livello agonistico. I nostri ragazzi si sono dimostrati alquanto apatici e senza voglia di combattere, sembrano la brutta copia della squadra spigliata e fantasiosa che eravamo abituati a vedere. A questo punto occorrerebbe intervenire in particolar modo sull'aspetto psicologico per cercare di superare il momento critico e ridare entusiasmo e nuovi incentivi ad una squadra che, pur brava tecnicamente, sembra abbia smarrito la voglia di giocare e divertirsi.
Ancora un pareggio per 2-2 per la squadra granata stavolta fuori casa contro un Cisano coriaceo e grintoso.
La gara ha uno sviluppo identico a quella giocata contro il Millesimo, passano pochi minuti e i nostri avversari beneficiano di un calcio di rigore passando in vantaggio, successivamente grazie ad una splendida giocata si portano sul 2 - 0 cosicchè per l'ennesima volta bisogna intentare l'ormai collaudata operazione "Recupero".
La squadra , prova a macinare gioco, ma manca quella velocità e rapidità di esecuzione che in passato ci aveva dato buoni risultati e i nostri avversari, già conosciuti in un amichevole, non ci consentono di andare al tiro, quindi la prima frazione di gara, nonostante il possesso palla a nostro favore termina sotto di due reti.
Nel secondo tempo , i ragazzi entrano in campo determinati a ribaltare la situazione, arriva il goal da un rocambolesco tiro da centrocampo di Losacco deviato fortunosamente in rete da un difensore avversario, la squadra continua a spingere e va in rete con Mammana in una delle sue proverbiali, ma ultimamente rare, incursioni.
La gara è tirata , gli avversari beneficiano di qualche contropiede pericoloso, ma l'occasione migliore cade sui piedi del nuovo entrato Paduano che colpisce la traversa a portiere battuto.
Finisce la gara in parità 2-2 proprio come contro il Millesimo e quasi nella stessa maniera.
Non c'è da essere molto soddisfatti, si può fare di più e meglio, nelle ultime due gare abbiamo sicuramente fatto qualche passo indietro per la qualità del gioco , mentre l'unica nota positiva resta la determinazione e la consapevolezza nel voler ribaltare un risultato negativo.
Certamente si può rimediare, ma l'impegno , soprattutto durante gli allenamenti in settimana, deve essere continuo, altrimenti , come già citato viene a mancare quella rapidità che è alla base del nostro gioco.
Per quanto riguarda i singoli, Frezza (6) poco impegnato ha subito due goal imparabili, Bianchi (6) solita partita regolare, ma pochi spunti offensivi , Pisciotti (6) gara ordinata, anche se ogni volta che gioca mette i brividi per quello che potrebbe combinare,da migliorare ancora l'aspetto tattico e la posizione in campo, Mistretta (5,5) un po' sottotono rispetto al passato viene anche sostituito nel finale , Sokol (6) la sua esuberanza fisica non fa + la differenza, probabilmente è un po' fuori forma, Odasso (6) stesso discorso come per Sokol soprattutto ad inizio partita poi lentamente recupera producendosi anche in uno slalom che lo porta quasi in rete, Bianco (6) ancora una prestazione incolore, i suoi lanci per le punte sono spesso lunghi ed imprecisi, Losacco (6,5) forse il migliore in campo, supera il suo avversario diretto quasi sempre mettendo in difficolta la retroguardia avversaria, ma non trova mai punti di riferimento nell'area avversaria , Chiaro (5,5)aspettando Kopasek si sacrifica nella posizione di attaccante, che non è certo quella da lui preferita, Lovetere (5,5) qualche dribbling di troppo pochi i lanci precisi, può fare molto meglio , Mammana (6) ancora un tempo incolore, poi nel secondo ( sotto la tribuna) dà il meglio di se stesso realizzando il pareggio.
Stamerra (6,5) sorprendente dopo un mese di assenza, gioca con grinta facendo avanzare il baricentro della nostra squadra e conquistando spazi inaspettati, Scannapieco (6,5) solito e solido pilastro della difesa sostituisce Sokol egregiamente , Panizza (6) gioca in maniera semplice e lineare , Paduano (6) la sua dinamicità mette in difficoltà gli avversari, qualche palla la perde, ha sui piedi la palla della vittoria ma colpisce la traversa.
Due parole di ringraziamento per Canepa,il nostro secondo portiere, che per esigenze di squadra viene solo a fare il secondo di Frezza, ma che dimostra , venendo regolarmente di essere un vero signore dalla grande disponibilità.
Infine, termina con questa partita , l'esilio del nostro mister in tribuna, associato al quale sono sicuramente i due risultati poco esaltanti delle ultime gare.
Certamente, dalla prossima gara, averLo nuovamente in panchina darà maggiori stimoli ai ragazzi, e miglioreranno anche le prestazioni.
Tutti gli allenatori sono cortesemente invitati alla Riunione Tecnica che avrà luogo
LUNEDÌ 29 c.m. alle ore 20,45 presso la segreteria campo “C.Oliva”.
Tema principale della serata:
“GIOCHIAMO A CALCIO ANCHE SENZA PALLA”
(discussione e proposte).
Si raccomanda caldamente la presenza di tutti gli interessati .
Nel corso della serata saranno date da parte del Presidente del settore giovanile anche importanti informazioni sul futuro progetto tecnico della nostra società.
Cordiali saluti.
Pareggio casalingo 2-2 contro il Millesimo per la squadra allenata da
Mr. Biale.
Inizio gara sconcertante, non tanto per la prestazione dei ragazzi , quanto per gli episodi avvenuti in campo.
Passiamo in svantaggio su un rigore più che dubbio assegnato agli avversari dopo 5 minuti di riflessione dell'arbitro, e dopo pochi minuti subiamo il raddoppio su uno svarione difensivo.
I ragazzi hanno comunque una reazione d'orgoglio e tentano in tutti i modi di pareggiare le sorti dell'incontro.
Diverse sono le occasioni da rete mancate sempre per un pizzico d'imprecisione.
Si sente la mancanza di alcuni punti di riferimento oggi assenti , quindi certi automatismi inevitabilmente saltano.
La sensazione , comunque , è quella di poter recuperare, in qualsiasi momento.
Nel secondo tempo, la situazione si fa più difficile, affiora la stanchezza e i nostri avversari riescono a tener più la palla.
Due i cambi effettuati nel corso dell'incontro, la squadra ormai tenta il tutto per tutto e nei cinque minuti finali
grazie all'iniziativa di Mammana sulla fascia destra mettiamo a segno due reti, una su autogol e una su una deviazione del nostro capitano che ci porta sul pareggio.
Risultato più che meritato pe l'impegno profuso e la qualità di gioco.
Oggi è mancata la precisione nelle conclusioni e la nostra difesa, peraltro, rimaneggiata, nel primo tempo ha dimostrato qualche lacuna.
Buona la prestazione di Frezza (6,5) incolpevole sui due goal e superbo in almeno due occasioni , meno brillanti del solito Odasso (6,5) e Bianchi(6,5) così come Marzolino(6) e Mistretta (6), spesso in difficoltà, buona invece la prova di Zimbardo, ( 6,5) autore di giocate semplici e lineari. A centrocampo manca un po' di velocità anche se i lanci per gli attaccanti non mancano davvero , Lovetere (6,5) e Bianco (6,5) compiono comunque una discreta prestazione.
In attacco fatica parecchio Chiaro (6) fuori posizione e piuttosto lento, mentre Mammana (6) pur essendo determinante nel finale , litiga per tutta la partita con il pallone e non riesce a trovare i soliti spunti.
Infine Losacco (6,5) meriterebbe di più per le infinite sgroppate sulla fascia tutta corsa e determinazione, buoni anche certi suoi traversoni, ma ahimè pesano parecchio sul giudizio finale almeno due conclusioni sbagliate clamorosamente davanti alla porta.
Buona la prova dei due sostituti Panizza (6,5) e Arnaldi (6,5) entrati senza paura e con la giusta determinazione, probabilmente non è un caso se la gara è stata recuperata dopo il loro ingresso in campo.
Concludendo, termina la serie di partite vinte consecutivamente, prima o poi doveva accadere, complimenti comunque ai nostri ragazzi e al Millesimo autore di una gara gagliarda quindi godiamoci comunque la seguente classifica che ci vede al secondo posto:
Priamar 10 - Borghetto 9 - Sporting Albenga 4 - Andora 1 - S.Filippo 1
Per tutte le società che si collegano al nostro sito e che volessero partecipare ai nostri tornei giovanili, comunichiamo che è possibile scaricare il modulo allegato a questo post, per poi inviarlo via fax al nr. 0182 940132. Vi aspettiamo numerosi....
Modulo adesione
PICCOLI AMICI APPROCCIO PSICOLOGICO
Ben il 49% dei bambini dai 6 ai 10 anni e il 10,3% di quelli della classe da 3 a 5 anni giocano a calcio con continuità (Istat 2002). Questi dati stanno ad indicare che all'inizio della scuola elementare i bambini scelgono in larga parte di praticare questo sport. E' quindi una grande responsabilità quella degli operatori sportivi che lavorano nel calcio, poiché circa la metà dei bambini italiani s'iscrivono a una delle loro scuole.
Il calcio richiede ai bambini un particolare impegno cognitivo e necessita della capacità di comprendere il punto di vista dell'altro. Infatti, il processo di anticipazione motoria si basa proprio sull'abilità di saper prevedere ciò che il nostro avversario sta per fare e i bambini di questa età hanno difficoltà ad assumere questo punto di vista. D'altra parte, l'uso di questa abilità è necessario in uno sport di squadra che coinvolge molti giocatori che devono agire insieme, servendosi di una strategia comune di risposta alle azioni degli avversari. Le difficoltà dei bambini sino agli 8 anni sono evidenti a qualsiasi osservatore a bordo campo, quando li si vede inseguire tutti la palla, scordandosi invece i ruoli che gli erano stati attribuiti in precedenza. Le ricerche hanno confermato che l'abilità di comprendere la prospettiva altrui si afferma in maniera completa tra gli 8 e i 10 anni. In relazione a questa competenza, una possibile ragione di abbandono dall'attività calcistica si presenta nei casi in cui gli allenatori e i genitori si aspettano dai bambini più di quanto gli è consentito dal loro sviluppo cognitivo. In questo tipo di situazioni i bambini possono sperimentare una notevole frustrazione e sentirsi non apprezzati e capiti dagli adulti, che richiedono loro di svolgere dei compiti superiori alle loro capacità attuali. In alternativa, genitori e allenatori non dovrebbero preoccuparsi se i bambini si comportano come le api che corrono tutte dietro il miele ma dovrebbero stimolare l'entusiasmo dei bambini e il piacere che traggono dal movimento. Un altro aspetto cognitivo importante riguarda la comprensione, da parte dei bambini, delle cause dei risultati delle azioni. In altre parole a cosa attribuiscono, ad esempio, il prevalere di una squadra sull'altra oppure a cosa attribuiscono la maggiore competenza di un compagno rispetto agli altri? Da adulti siamo consapevoli che successi/insuccessi possono derivare da più aspetti diversi (ad esempio, l'impegno, la fortuna, l'abilità personale, la difficoltà dei compiti da svolgere o la competenza degli altri) ma per i bambini questo pensiero rappresenta un punto di arrivo che in prima e seconda elementare non possiedono. La ricerca ha evidenziato che sino a 10-12 anni i giovani non sanno distinguere con esattezza fra questi diversi fattori quelli che in una singola prestazione hanno determinato il successo della loro squadra o la qualità della loro prestazione. Infatti, inizialmente i bambini sono attratti essenzialmente dall'eccitazione che trasmette la pratica sportiva e solo in seguito sviluppano una concezione più complessa del gioco. A questo riguardo basta pensare che già a partire dall'età di 5 anni i bambini iniziano a confrontare le loro abilità con quelle dei compagni ma che sin quasi all'adolescenza è molto scarsa la correlazione fra la percezione dei bambini delle loro competenze e la valutazione delle loro reali capacità eseguita dagli allenatori.
Gli adulti svolgono pertanto un ruolo fondamentale nel mantenere costante l'interesse dei bambini verso il gioco del calcio. Come in ogni altra situazione nuova, la fase d'inizio dell'attività è importante perché rivela come sarà l'organizzazione futura. Quindi, l'attività deve essere tale da coinvolgere in maniera intensa i bambini, così da soddisfare il loro desiderio di movimento, di divertimento, di varietà e di stare insieme ad altri coetanei. Non bisogna annoiarli con spiegazioni troppo lunghe su quello che è consentito fare e su ciò che va evitato. Devono essere fornite poche regole semplici, specifiche ed espresse in maniera diretta e che vanno fatte rispettare con fermezza e in maniera pacata. In questa fascia di età i bambini tendono a considerare l'abilità sportiva come risultato dell'impegno e spesso i bambini non s'impegnano perché sanno di non saper fare. Per tutti gli adulti che sono a contatto con questi giovanissimi calciatori è importante che, per prima cosa, rinforzino il loro impegno. Questo anche perché la maggior parte dei bambini è entusiasta di giocare con altri compagni e ha piacere di correre dietro la palla, questa passione per il gioco va sostenuta e va apprezzata. In questo clima positivo anche i bambini più insicuri e meno aperti tendono ad acquisire fiducia nell'istruttore, vogliono imitare gli altri compagni più estroversi che si divertono sicuramente di più e sanno che non verranno rimproverati per un errore tecnico. Quindi possono provarci anche loro, alcuni lo faranno più timidamente prendendo delle iniziative in maniera graduale mentre altri, invece, potranno dare l'impressione di essere esplosi e di non saper regolare questa loro energia fisica, che un po' per volta impareranno a controllare. In questo contesto l'allenatore dovrà premiare i miglioramenti, fare le opportune correzioni tecniche e rinforzare l'impegno, mentre le altre figure adulte dall'accompagnatore ai genitori dovranno essenzialmente sostenere con il loro appoggio emotivo l'impegno dei bambini. Non dovranno invece entrare nel merito dei fatti tecnici, ma trasmettere ai loro figli che sono contenti perché si divertono, perché giocano su un prato all'aria aperta, perché conoscono nuovi amici. Viceversa dovranno preoccuparsi se i loro figli non si divertono o se non hanno voglia di tornare la prossima volta. Soprattutto da bordo campo non dovranno soffermarsi ad osservare se il loro figlio sbaglia o fa giusto, ma se interagisce con gli amici, se ascolta l'istruttore quando parla, se mostra energia e corre, se si isola o sta in mezzo agli altri e così via. E' abituale che nelle società sportive i genitori partecipino alla vita di queste organizzazioni e spesso alcuni ricoprono il ruolo di accompagnatori. Questo ruolo dovrebbe permettere una migliore conoscenza degli stessi bambini e tra il gruppo dei genitori e l'istruttore. Quindi l'accompagnatore, stando più a contatto con i bambini rispetto agli altri genitori, dovrebbe essere un persona in grado di percepire gli umori del gruppo e dei singoli, dovrebbe far rispettare le regole al di fuori dal campo di gioco, dovrebbe essere una persona che trasmette buon umore ed entusiasmo. L'accompagnatore non deve essere una persona di buona volontà che si presta solo a fare da autista, in quella funzione svolge un ruolo di educatore e come tale deve comportarsi. Pertanto, la società sportiva deve dire in maniera esplicita cosa si aspetta da chi ricopre questo ruolo e che cosa non dovrà fare, ad esempio, intervenire sugli aspetti tecnici dell'attività che sono di competenza dell'allenatore. Trattandosi di bambini relativamente piccoli (6-7 anni) e che magari per la prima volta svolgono un'attività al di fuori di quella scolastica o di quelle effettuate con i genitori, vi sono degli aspetti della vita sportiva che richiedono maggiore attenzione rispetto ai giovani di età superiore. Ad esempio, nello spogliatoio devono stare tutti insieme da soli, oppure solo con l'istruttore oppure con i genitori? La questione è collegata al loro livello di autonomia personale (il disordine incredibile che si crea se un gruppo numeroso di bambini si spoglia per rivestirsi, oppure la doccia la devono fare da soli o assistiti da qualche adulto?). Abitualmente i bambini di questa età non stanno da soli: nelle scuole elementari i bambini mangiano con la presenza delle maestre. Negli spogliatoi ci dovrebbero stare i genitori con l'obiettivo d'insegnar loro a vestirsi rapidamente a fare la doccia e rimettere la tenuta sportiva nella borsa. Se questo non è possibile, la soluzione potrebbe essere quella di avere l'istruttore che segue inizialmente i bambini e 2/3 genitori che lo assistono, ad esempio per asciugare i capelli o per altre evenienza. Questo servirebbe anche a rassicurare i genitori che lo spogliatoio è un ambiente sano. L'obiettivo da raggiungere resta comunque quello di giungere a lasciare i bambini da soli. Infine voglio lasciare un ultimo spazio per le bambine, sono ancora pochissime nel nostro paese, mentre in altri sono milioni. Come fare per avvicinarle al calcio, forse per cominciare basterebbe parlarne nelle scuole e ai genitori dei figli maschi che giocano a calcio. Non sono certamente le bambine a non voler giocare a calcio, sono gli adulti che non lo permettono. Alberto Cei - Componente Commissione Cultura e Formazione del Settore Giovanile e Scolastico della FIGC
LA SCUOLA CALCIO: SOLLECITAZIONI ED INTERFERENZE
Esiste un momento in cui, particolarmente in coincidenza con l’inizio del percorso scolastico (6 anni), il bambino desidera giocare nel competere con gli altri. Cresce il desiderio di confrontarsi e di misurarsi. La naturale inclinazione dell’individuo alla combattività manifesta la prime avvisaglie.
Negli ambiti sportivi, se adeguatamente pianificati, queste rilevanti aspettative incontrano le migliori condizioni per essere pienamente sostenute ed affermate.
La contemporanea scolarizzazione peraltro richiede al bambino una serie di comportamenti regolamentati, favorendo, in questo modo, l’accettazione di alcune norme di base da rispettare all’interno delle situazioni ludico – motorie offerte.
L’avviamento allo sport, da intendersi in massima parte come una bella occasione per muoversi e divertirsi attraverso opportunità di gioco, è affidato alle varie agenzie del territorio, soprattutto nelle grandi città, così avare di spazi idonei alla libera attività fisica dei bambini.
Le società di molte discipline sportive attivano corsi introduttivi, di stampo scolastico, con il proposito di fornire ai bambini gli iniziali strumenti, utili nel progredire, attraverso un percorso di formazione, verso la specializzazione.
Chi esercita nell’ambito, per adempiere in modo responsabile e coscienzioso alle priorità specifiche, deve tuttavia attenersi ad una serie di indicazioni didattico - metodologiche che ne qualificano il livello tecnico – programmatico.
L’assioma di riferimento, a monte di ogni sorta di programma, sostiene che il bambino ed il giovane, quantomeno fino all’insorgenza della pubertà, presentano caratteristiche psico – fisiche alquanto differenti rispetto a quelle dell’adulto. Ogni piano di lavoro deve sottostare a simili prerogative, con conseguenti ed importanti tipicità nella determinazione degli obiettivi e dei contenuti.
La sfera affettivo – emozionale richiede particolari attenzioni, affinché si creino favorevoli premesse nell’instaurare un tenore comunicativo, tra istruttore e bambino, impostato su feed back positivi e di qualità.
Requisiti come l’autostima, l’autonomia, lo spirito d’iniziativa e la creatività devono incontrare condizioni ambientali propizie, per rafforzarsi al meglio.
La crescita tecnico – tattica, peraltro, non può privarsi di simili doti caratteriali. La possibilità di raggiungere livelli di alta specializzazione, particolarmente nei giochi situazionali (ad “abilità aperte”) e di squadra, appare evidentemente favorita se in questi anni (di scuola calcio) gli istruttori avranno avuto attenzioni congrue per sollecitare correttamente gli obiettivi sopra citati.
Nel ritenere queste nozioni condizioni preventive, necessarie per poter apprezzare l’azione formativa dell’istruttore, pare opportuno esaminare alcune indispensabili specificità didattico - metodologiche, proprie della scuola calcio:
· SELEZIONE - NON SELEZIONE
· SPECIALIZZAZIONE- POLIVALENZA E MULTILATERALITA’
· AGONISMO ESASPERATO - GIOCO E DIVERTIMENTO.
SELEZIONE ( alcune controindicazioni ) :
Ø · Valutazione tecnica statisticamente inaffidabile
Ø · Lavoro discriminante
Ø · Ripercussioni negative sulla formazione del giovane.
Valutazione tecnica statisticamente inaffidabile:
le profonde modificazioni che intercorrono tra un bambino della scuola primaria ed un post adolescente rendono pressoché impossibile formulare, nei primi anni di attività, attendibili previsioni sulle reali potenzialità che un giovane potrà manifestare nella fase avanzata del suo percorso sportivo.
Lo stile di vita, l’atteggiamento verso lo sport agonistico e di specializzazione, la qualità dello sviluppo psico – fisico rappresentano solo alcune delle incognite che andranno ad incidere , successivamente, sul livello della crescita prestativa.
Non è corretto stabilire gerarchie di valori, se non per vincere le competizioni della stagione in corso…un po’ poco.
Lavoro discriminante:
un irrinunciabile principio dell’insegnamento considera un’equa distribuzione degli sforzi e delle attenzioni dell’istruttore verso tutti gli allievi.
Nelle scuole di calcio ogni mezzo (proposta) deve poter essere accessibile a tutti ed i tempi di partecipazione attiva alla pratica sportiva devono essere parimenti distribuiti su ognuno degli iscritti. Il coinvolgimento dei ragazzi nel gioco, durante gli allenamenti, ma altresì durante le partite organizzate dalla federazione, non prevede distinzioni di trattamento.
Ripercussioni negative sulla formazione del giovane:
selezionare i bambini in funzione delle loro momentanee abilità calcistiche introduce situazioni che si distaccano da una equilibrata percezione dell’autostima da parte del giovane.
Sentirsi insostituibili rinforza spesso atteggiamenti particolarmente egocentrici, con ovvi inconvenienti sotto l’aspetto relazionale. Peraltro negli adulti, con gruppi sportivi dai divari tecnici sicuramente più contenuti, simili privilegi saranno, giustamente, molto improbabili..
Essere esclusi con frequenza, o meno considerati, provoca nel giovane indubitabili interferenze nella formazione del carattere, laddove la sottostima ne rappresenta una evidente involuzione. (In tali condizioni la pratica sportiva rischia di avere una valenza negativa).
La selezione, nell’ambito delle scuole calcio, ancora tristemente diffusa, realizza condizioni utili esclusivamente all’affermazione di priorità volte a qualificare, erroneamente, l’operato dell’adulto attraverso il numero delle vittorie conseguite.
FORMARE – VINCERE
Rappresentano due criteri didattico – metodologici in antitesi. Il primo (FORMARE), rispondente ai fini, incontra sicure difficoltà ad imporsi anche a causa della tipologia delle attività offerte dalle varie federazioni sportive. …A dire il vero la FIGC, attraverso i vari comunicati e le guide tecniche periodicamente fornite alle società, si sforza di evidenziare le ragionevoli priorità da sostenere nell’attività di base. Poco riscontrabili tuttavia nella pratica realizzazione delle varie manifestazioni decentrate. E’ veramente difficile sostenere un lavoro “di semina”, dedicato al futuro del giovane, quando i modelli delle attività proposte indicano nel risultato della partita domenicale il principale parametro di valutazione sulle competenze dell’istruttore.
SPECIALIZZAZIONE (alcune controindicazioni) :
Ø · Automatizzazione del gesto
Ø · Atteggiamento alla gara poco versatile
Ø · In disaccordo con polivalenza e multilateralità.
Automatizzazione del gesto:
nell’insegnamento dei fondamentali di tecnica l’utilizzo dei mezzi di tipo analitico è stato considerato per un lungo periodo la metodologia di lavoro preferibile e maggiormente adottata. I bambini, asetticamente rispetto ad un contesto ricco d’ informazioni, peraltro costantemente mutevoli come quello della partita, dovevano ripetere centinaia di volte lo stesso gesto tecnico, col fine precipuo di migliorare la sensibilità verso l’attrezzo. Questo iter, al quale i bambini erano sottoposti attraverso un’impostazione direttiva e di tipo addestrativo, non rispondeva certo alle loro aspettative di gioco e di divertimento.
La monotonia e la ripetitività delle esercitazioni determina sovente una inevitabile diminuzione della motivazione. In simili condizioni l’apprendimento, supremo fine dell’insegnamento, frena rispetto alle fertili potenzialità del giovane.
Senza trascurare completamente questo obiettivo, comunque improprio in una iniziale fase “di entrata” , una didattica che si avvale prevalentemente di mezzi situazionali sembra ad oggi offrire maggiori vantaggi.
Atteggiamento alla gara poco versatile:
in uno sport articolato e complesso come il gioco del calcio la condotta dell’atleta all’interno della gara può assumere caratteristiche ben differenti. Il ruolo, ad esempio, induce a conseguenti peculiarità comportamentali. In attacco, nelle zone di campo convenienti, AZIONE, CREATIVITA’ e SPIRITO D’INIZIATIVA trovano forti sollecitazioni.
In difesa, REAZIONE, ATTENZIONE ed ABNEGAZIONE sono qualità da esprimere necessariamente.
In un programma qualificato di formazione calcistica è razionale che il bambino possa misurarsi in ogni reparto.
La precoce specializzazione in un ruolo priva il ragazzo di alcune esperienze di gioco, riducendo la validità formativa dell’attività.
In disaccordo con polivalenza e mutilateralità:
nell’ ambito dell’avviamento sportivo una sollecitazione “aperta” dei propriocettori, affinché SNC ed unità motorie possano potenziare al meglio i meccanismi di controllo del movimento, attraverso la pratica di una attività MULTILATERALE e POLIVALENTE, viene ritenuta attualmente la teoria dell’allenamento sportivo scientificamente più accreditata. Il rispetto del principio della variabilità delle proposte e dei contesti di gioco realizza le migliori condizioni per accrescere le capacità motorie dei giovani. Specializzare precocemente rischia d’impoverire un vissuto motorio che successivamente andrà a rappresentare un vantaggioso pre – requisito.
AGONISMO ESASPERATO ( alcune controindicazioni ) :
Ø · Qualità della comunicazione
Ø · Prove ed errori
Ø · Rischio di saturazione ed abbandono.
Qualità della comunicazione: un’attività di base che stabilisce priorità didattiche di tipo prestativo, (l’istruttore è bravo ad insegnare solo se vince), oltre a produrre sul gruppo situazioni di selezione e di specializzazione, determina un clima improntato sulla valutazione e sul giudizio, ben lontano dalle aspettative dei bambini, così desiderosi di essere accolti senza remore per giocare e divertirsi.
Non di rado le attenzioni e la considerazione sono proporzionate al rendimento dimostrato in partita!
Il rimprovero è ricorrente, producendo feedback di diffidenza e di dissenso, con effetti d’interferenza anziché di spinta sulla crescita tecnico – caratteriale del bambino.
Prove ed errori:
se l’istruttore valuta o si sente valutato nella qualificazione del proprio lavoro solo attraverso la vittoria in campionato (!?), come purtroppo spesso accade, la gestione del gruppo sarà orientata verso “l’utilizzo” dei bambini per quel poco che sanno fare meno peggio.
Lo sviluppo della formazione tecnica del giovane, riducendo la variabilità dei comportamenti, subisce ovvie contrazioni.
Il desiderio di ricerca di nuove situazioni di gioco da parte del bambino, condizione importante per migliorare consapevolmente la funzionalità tecnico – tattica dell’azione, viene scoraggiato.
Provare, sbagliare, riprovare , correggersi gradualmente, soprattutto autonomamente e senza timori, rappresentano step fondamentali, alquanto soffocati attraverso una didattica direttiva e di valutazione - giudizio.
Rischio di saturazione ed abbandono:
il fenomeno del “burn out”, o abbandono precoce dall’attività sportiva per eccessiva specializzazione, evidenzia dati statisticamente preoccupanti, che dovrebbero far meditare sulla bontà delle scelte stabilite dai vari operatori sportivi.
Il distacco dallo sport da parte di un giovane rappresenta, sempre, una grande sconfitta. Chi lavora nell’ambito dovrebbe determinare priorità di obiettivi esattamente contrarie.
Alcune indagini dimostrano come, tra le cause principali rispetto a questo fenomeno, un cattivo rapporto con l’allenatore ed una qualità delle proposte monotona e ripetitiva, rappresentino le motivazioni maggiormente citate dai ragazzi.
L’esasperata ricerca del risultato, anche nei primi anni di attività, rischia fortemente di produrre questi effetti.
Troppo frequentemente il modello dell’attività degli adulti viene imposto anche ai giovani di queste età, dimenticando le loro grandi aspettative di gioco e divertimento.
Emanuele Bruzzone, responsabile tecnico scuola calcio ASD PRAESE 1945, allenatore ed istruttore FIGC, laureato in scienze motorie.- ebruzz@dipteris.unige.it
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