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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
L' ALLENATORE E LA LEADERSHIP
In tutti gli sport l'allenatore é certamente una figura di base, sia per quanto riguarda la preparazione fisica dell'atleta, sia per quanto concerne il supporto psicologico di cui ogni sportivo sente la necessità.
L'allenatore si occupa principalmente degli aspetti tecnici e strategici delle prestazioni agonistiche degli atleti, ma il suo ruolo di leader in seno alla squadra che dirige - o nei confronti dello sportivo che segue a livello individuale - lo pone in una relazione interpersonale.
Ciò sta a significare che egli si ritrova ad essere un punto di riferimento ed un modello di identificazione per i suoi ragazzi, sia sul piano agonistico che su quello umano.
Il ragazzo in età adolescenziale che si accinge a fare sport porta con sé, nel rapporto con gli altri compagni e nei riguardi di una figura rivestita di una certa autorità come può essere quella dell'allenatore, le sue dinamiche familiari non risolte. Il ragazzo quindi rivive alcuni dei suoi conflitti interiori nella situazione agonistica e nei rapporti interpersonali.
L'allenatore viene vissuto dall' atleta in qualità di sostituto delle figure paterna e materna: paterna poiché assume una funzione di guida sicura ed autoritaria, materna in quanto dovrebbe proteggere e supportare il ragazzo.
Si può altresì sottolineare che l'attività sportiva e il determinante lavoro dell' allenatore diventano un elemento di mediazione tra il sistema familiare e il gruppo dei coetanei dell'atleta, che possono entrambi presentare delle situazioni interattive disfunzionali.
L'allenatore appare dunque come un punto di incontro tra le figure familiari, rivestite di autorità ma anche di una certa carica affettiva, e il sistema sociale e scolastico del ragazzo; l'attività sportiva e gli obiettivi agonistici perseguiti sotto le direttive dell' allenatore possono diventare un momento di prevenzione in situazioni e contesti sociali economicamente ed affettivamente svantaggiati, che potrebbero dare adito a condizioni di devianza.
Ma qual é l'effettiva realtà in cui si muove la figura dell' allenatore - leader ?
Secondo alcune ricerche sulla leadership dell' allenatore mediante l'utilizzo della "The leadership scale for sport" esistono tre atteggiamenti tipici dell'allenatore: quello autocratico o autoritario, quello democratico e quello lassista.
L'allenatore AUTORITARIO o AUTOCRATICO prende le sue decisioni autonomamente, senza consultare i suoi atleti, non ha grandi capacità di comunicazione con i ragazzi, non comunica le proprie intenzioni agli atleti, risponde loro solo su domande di tipo tecnico-tattico e non fa in modo di costruire una coesione di gruppo in seno alla squadra.
L'allenatore DEMOCRATICO è pronto alla comunicazione anche sul piano personale con i suoi atleti, chiede la loro opinione, gli interessa la costruzione di uno spirito di gruppo, gratifica gli atleti quando essi hanno ottenuto una buona prestazione, li incita ed è per loro sempre presente come figura - chiave durante le corse.
L'allenatore LASSISTA più che un leader tende ad essere un amico dei propri atleti, ad essere molto inserito nel gruppo tanto da farlo partecipare attivamente alle decisioni, gratifica l'atleta in molte occasioni ma non è sempre presente durante la corsa, ha un atteggiamento del tipo: siete responsabili, fate un po’ quello che volete.
L'atteggiamento maggiormente messo in atto nel panorama italiano é quello autocratico: l'allenatore non é molto disponibile nel chiedere dei pareri ai ragazzi e nel seguire le loro indicazioni di carattere tecnico.
Alcuni allenatori tendono spesso a sopravvalutare la parte tecnica e a non preoccuparsi di offrire un adeguato sostegno educativo, rivelando una scarsa preparazione in questo settore ed evidenziando una mancanza di sensibilità nei confronti delle problematiche giovanili.
Da queste ricerche si prospetta una situazione non molto positiva dei rapporti fra atleti ed allenatori: infatti questi ultimi sembrano basare la loro attività quasi esclusivamente sul rendimento fisico - atletico dei ragazzi, assumendo un atteggiamento autoritario nei loro confronti.
Il loro comportamento viene percepito dagli atleti come molto distaccato ed incurante di quelle che sono le loro aspettative, soprattutto a livello umano.
PROBLEMATICHE E CONSIDERAZIONI
Non é sicuramente un compito facile gestire una realtà composita formata da parecchie variabili da tenere contemporaneamente in considerazione: saper mantenere l'equilibrio fra gli elementi che intervengono nella conduzione di un team sportivo richiede da parte dell' allenatore considerevoli doti tecniche e di organizzazione, nonché capacità relazionali di notevole spessore.
La funzione esercitata dallo psicologo dello sport accanto alla figura - chiave dell' allenatore diventa allora una serie di strumenti per risolvere molte delle complesse situazioni che possono sorgere fra allenatore, atleti, dirigenti del team sportivo e i familiari degli atleti.
Un allenatore a volte esaurisce la sua energia, ha un crollo psicologico e motivazionale e non riesce più a far fronte alle onerose esigenze della sua attività.
Il lavoro dell'allenatore si svolge in un ambiente piuttosto stressante caratterizzato dalla presenza delle responsabilità riguardanti l'adeguata preparazione atletica, le interferenze dei dirigenti del gruppo sportivo e le pressioni degli sponsors, i rapporti con i genitori degli atleti e con il pubblico, i problemi di carattere disciplinare che possono sorgere all' interno della squadra e così via.
Sono stati individuati alcuni comportamenti che possono contribuire all' insorgenza dell'esaurimento energetico:
- essere perfezionista e non tollerare i possibili errori propri e degli sportivi,
- mancanza di capacità assertive o affermative,
- essere insoddisfatti del proprio operato,
- avere delle aspettative troppo elevate,
- farsi assorbire troppo dall' attività agonistica.
Secondo questa indagine risulta che la professione di allenatore sia intrapresa da soggetti assertivi ed estroversi che resistono agli insuccessi ed alle frustrazioni in maggior misura rispetto ad altre professioni.
Non possiamo dimenticare che la figura - chiave dell' allenatore ha anche il delicato compito di sostenere lo sportivo nei momenti di maggiore difficoltà e di prevenire con il suo supporto l'esaurimento fisico ed emotivo di questi.
L'ALLENATORE IDEALE
Premesso che non esiste una figura di allenatore ideale ma esistono diversi modelli che vanno bene con quel tipo di atleta o di squadra, l'allenatore dovrebbe far fronte alle richieste degli sportivi da lui seguiti sviluppando la capacità di esprimersi in maniera adeguata nei loro confronti, non consigliandoli e basta ma ascoltandoli e prestando loro una maggiore attenzione.
Una efficace comunicazione interpersonale può sciogliere le tensioni che possono insorgere fra atleta ed allenatore a causa di incomprensioni e qui pro quo, venutesi a creare in un contesto di scarsa attenzione e di ascolto superficiale, oppure troppo aggressivo o invasivo.
Un buon allenatore, in sintesi, dovrebbe essere tecnicamente preparato ed aggiornato ma dovrebbe anche aver acquisito una certa sicurezza personale che gli permetta di improntare il suo allenamento prima sulle esigenze umane e poi sull' obiettivo della vittoria.
Egli dovrebbe aver sviluppato una propria autoconsapevolezza e una sincera autostima: credo che senza queste caratteristiche non si possa pretendere di relazionarsi in maniera corretta e funzionale con gli altri, né si possano raggiungere risultati elevati in campo agonistico.
Autore:Dott.ssa Marina Gerin Birsa - Psicologa dello sport
Senza storie la partita contro il Pietra Ligure, squadra ampiamente rimaneggiata e con soli dieci giocatori in campo.
Troppo facile, quindi affrontare una squadra di questo genere che , comunque , prima di soccombere ha tenuto lo 0 - 0 per un intera frazione di gioco.
Il risultato finale di 3-0 per il Borghetto è frutto delle azioni del secondo tempo dove la squadra ha sfruttato meglio gli spazi trovando la via del goal per due volte con Mammana (6,5) e con Lovetere (6). Per il resto da segnalare la solita prova esplosiva di Sokol (6,5) e quella di Odasso (7) che ha letteralmente fatto impazzire il suo diretto avversario ( un tale Iannuzzi) che veniva fermato regolarmente e con una certa indisponenza.
Frezza , spettatore inoperoso (s.v.) ha potuto guardare la partita senza particolari ansie, mentre Pisciotti (6)e Mistretta (6) hanno svolto l'ordinaria amministrazione non disdegnando talvolta qualche puntata offensiva .
Il ritorno di Calì (6), ancora lontano dalla sua forma migliore, fa ben sperare per il futuro, buone certe sue aperture a dimostrazione di una visione di gioco che non gli è mai mancata.
Ottimo l'inizio di Bianco (6), con molte palle giocate bene , ma vistoso il calo con il passare dei minuti a dimostrazione di uno stato di forma ancora lontano Volenterosi, ma ancora lontani da uno standar regolare i due attaccanti Chiaro (5,5)e Stamerra (5,5).Infine Losacco,(6) relegato in panchina per motivi disciplinari ,ha giocato per pochi minuti effettuando subito l'assist per il goal di Mammana, ma incidendo meno del solito.
Non è stata quindi una bella gara poteva essere sicuramente un'occasione per provare a giocare bene senza particolari apprensioni,invece i nostri giocatori hanno preferito intestardirsi nel tentare la via della giocata individuale piuttosto che quella corale.
Un'occasione persa ,quindi, la vittoria conta relativamente, in queste partite bisogna sopratutto mettere in pratica gli insegnamenti del mister e questo non è stato quasi mai fatto.
Impariamo da questa partita la lezione affinchè nelle prossime gare si possa far meglio.
Infine un cenno sui nostri due centrali difensivi Odasso e Sokol. Sarà per la prestanza fisica, ma anche per le qualità tecniche e atletiche, ma un'accoppiata così l'abbiamo solo noi e siamo ben orgogliosi di averla .
W IL GIOCO LIBERO!!
Mercoledì 15 u.s. allo stadio comunale “C.Oliva” di Borghetto S.S. è andato in scena …..
“SUA MAESTÀ IL GIOCO LIBERO”
una … partita lunga 6 tempi interpretata con passione e partecipazione dai ……… PULCINI della Polisportiva CISANO e del F.B.C. Borghetto 1968.
Un cast di 78 bambini che ha dato vita ad un …. 3 contro 3 in contemporanea su 13 campetti tracciati per l’occorrenza.
Giocare senza condizionamenti di nessun genere è stata un’esperienza bellissima per tutti i bambini che hanno gradito molto mentre per “noi adulti” è stato, forse, un tuffo nel passato dei ricordi delle nostre interminabili partitelle con gli amici sui campetti improvvisati.
Un ringraziamento a tutti i tecnici e dirigenti delle 2 società sportive sopraccitate per la collaborazione prestata nel seguire con occhio discreto i mini-incontri e la loro rotazione ed in particolare un grazie ed un plauso a chi ha assistito alla “prova” dei bambini e un grazie anche al nostro “mago dei cinesini” Guido per la tracciatura dei campetti.
Quest’evento era in cantiere già da qualche tempo ed abbiamo voluto fare la prova “su strada”.
Naturalmente siamo molto soddisfatti del risultato anche se ci rendiamo conto che ancora il tutto potrà e dovrà essere migliorato, elaborato ed allargato a qualche altra società con la medesima “sensibilità”.
ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA VOLTA!!
di Pino Romeo – Coordinatore T. Scuola Calcio FBC Borghetto 1968
IL RUOLO DELLO PSICOLOGO NELLA SCUOLA DI CALCIO.
Realizzare una rete informativa-formativa significa, sia per i genitori che per i figli, facilitare l'individuazione di percorsi idonei alla crescita psicofisica dell'individuo. Chi è chiamato in causa (insegnanti, istruttori, pediatri, psicologi) ha perciò il delicato compito di intervenire in modo consapevole assumendosi la completa responsabilità del proprio ruolo. Diventa perciò importante per chi lavora a vario titolo con i bambini, con i giovani e con le loro famiglie, migliorare continuamente la propria formazione tecnica, didattica, psicologica e relazionale.
Pertanto ogni azione deve avere l'obiettivo di tendere a facilitare e promuovere condizioni di benessere del giovane sostenendo al tempo stesso le funzioni educative della famiglia.
Uno psicologo che viene chiamato per uno o più incontri nella scuola calcio o nella società sportiva o per una consulenza più strutturata, deve porsi come primo obiettivo quello di comprendere correttamente il contesto in cui si trova ad operare, così da favorire il pieno sviluppo delle risorse umane messe a disposizione dalla società al giovane atleta. Ciò può avvenire se il professionista tiene conto di alcuni aspetti fondamentali nella relazione che va a realizzare nella scuola calcio o nella società sportiva.
La prima domanda da porsi è perciò: "Che tipo di formazione deve avere lo psicologo?"
Una risposta individuata è che egli sia competente nel facilitare le relazioni umane tra chi lavora nella società sportiva a vario titolo (ad esempio, dirigente, accompagnatore, istruttore, medico) e chi ne usufruisce (genitori, bambini, ragazzi) e nel favorire il collegamento con le strutture esterne al territorio (A.S.L., Parrocchie, Associazioni culturali), in particolare le scuole. Gli studi di Bateson ci hanno fornito un approccio alla psicologia sociale secondo cui questa è "lo studio delle reazioni degli individui alle reazioni di altri individui" aggiungendo che "occorre considerare non soltanto le reazioni di A al comportamento di B ma anche come queste reazioni influenzano il comportamento successivo di B e l'effetto che tale comportamento ha su A" (Bateson, G. "Verso un'ecologia della mente", Adelphi Milano, 1986).
A partire dagli studi di Bateson si è venuto sempre più delineando un approccio definito ecosistemico, per l'intervento sui problemi che coinvolgono gruppi sociali diversi tra loro, quali la famiglia, la scuola e altri ancora. L'approccio ecosistemico, sviluppato da oltre trenta anni nella pratica della terapia familiare e relazionale, si è rivelato adatto anche all'applicazione d'interventi di consulenza e supporto non volti solo all'intervento psicoterapeutico. Si parla oggi d'interventi sistemici in contesti non terapeutici. Il concetto chiave che caratterizza un intervento sistemico nell'organizzazione umana e che, oltre ai contenuti dell'intervento stesso, esiste un livello riguardante l'osservazione delle qualità delle relazioni che è di fondamentale importanza per il raggiungimento degli obiettivi di cambiamento. Riferendoci al nostro progetto ciò significa che ciascuno adulto, chiamato a svolgere un ruolo di educatore, deve sapere agire in modo corretto, tenendo sempre conto che ciò che osserva e ciò su cui interviene è in qualche misura il "prodotto" delle relazioni tra insegnante-alunno, insegnante-genitore, istruttore-allievo, istruttore-genitore, tra istruttore-istruttore ed in generale tra tutti i sistemi coinvolti. Risulta importante quindi avere come riferimento teorico quello della "pragmatica della comunicazione umana" (Watzlavick, P. Astrolabio Roma,1971) che consente all'operatore di considerare l'importanza di una lettura delle dinamiche delle relazionali, rispetto all'esperienza che sta affrontando. Dal punto di vista del linguaggio, per lo psicologo, non si tratta quindi di impartire nozioni teoriche, quanto piuttosto di trasferire concetti di base in modo semplice e fruibile, rendendosi disponibile a chiarire gli eventuali dubbi che potrebbero sorgere durante il lavoro. Lo psicologo deve perciò:
- sostenere i dirigenti nella gestione e organizzazione delle attività della società;
- aiutare a migliorare il rapporto e la collaborazione tra tecnici dello stesso staff, tra tecnico ed allievo/atleta, tra tecnico e genitori;
- migliorare la comunicazione e il passaggio dell'informazione per una corretta accoglienza dei bambini e dei genitori e una funzionale collaborazione con lo staff tecnico;
- aiutare i tecnici a muoversi e focalizzare le situazioni su cui lavorare;
- aumentare le capacità d'intervento sulle interazioni specifiche sapendo leggerle attraverso l'analisi del contesto e della circolarità della comunicazione per cogliere i significati dell'esperienza quotidiana.
Da un punto di vista dei contenuti possiamo riassumere il suo compito nei seguenti tre punti:
Ø Informare sull'età evolutiva e sulle dinamiche relazionali di gruppo;
Ø Sostenere l'importanza della valenza educativa e del divertimento;
Ø Sostenere l'importanza di dialogare con le famiglie e di fornire loro informazioni complete.
Informare sull'età evolutiva e sulle dinamiche relazionali di gruppo
Far conoscere nelle sue linee generali i percorsi della crescita del bambino, che passa da una dipendenza totale dalle modalità interattive della famiglia ad una progressiva necessità d'interazione nel sociale.
Questo comporta per l'istruttore conoscere alcune chiavi di lettura che permettano una più corretta interpretazione di alcuni comportamenti del proprio allievo.
Per il bambino, l'incontro con altre persone che non siano i suoi genitori, diviene tappa importante per la sua crescita. Ciò gli permette di conoscere altri modelli affettivi, sociali e culturali in grado di fargli acquisire differenti elementi di conoscenza, fondamentali per la sua crescita specie nel momento in cui è chiamato ad elaborare e riflettere scelte sempre più responsabili e significative per costruire un suo progetto di vita. È perciò indispensabile il riconoscimento dell'importanza delle dinamiche che si sviluppano nei gruppi e lo sviluppo cognitivo del bambino. L'istruttore che adotta una chiave di lettura circolare, in cui si evidenzia come i componenti di un particolare gruppo finiscono per influenzarsi reciprocamente, riesce a cogliere come sia determinante il lavoro su questa dimensione anche in relazione agli obiettivi didattici che s'intendono raggiungere.
Quindi il compito dello psicologo è quello di:
Ø supportare l'istruttore;
Ø creare un contesto collaborativo tra i componenti del gruppo;
Ø stimolare la coesione;
Ø sviluppare l'autonomia/differenziazione tra i componenti del gruppo.
Sostenere l'importanza della valenza educativa del gioco e del divertimento
Il termine gioco implica curiosità, sperimentazione, disponibilità al rischio, giochi della scoperta. Per gioco non intendiamo solo quello che ci diverte e ci permette di passare il tempo ma tutte quelle esperienze di gruppo che si svolgono con le più svariate modalità quali: esercizi strutturati, esperimenti di autoconfronto, giochi di simulazione, giochi dei ruoli e così via. Una definizione di gioco è perciò quella che un gioco è un intervento di un docente o di un allievo nella situazione del gruppo, che struttura per un tempo determinato l'attività dei partecipanti mediante specifiche regole del gioco, al fine di raggiungere una meta precisa di apprendimento (Vopel, 1991).
Col gioco si riescono ad isolare alcuni elementi che si verificano nella complessità di reali situazioni, per porli nel contesto "artificiale" di un ben definito schema di comportamento, limitato da chiare regole.
Con questa semplificazione, il gioco convoglia le energie dei partecipanti verso un punto focale e rende possibile la sperimentazione e la comprensione dei concetti ben più complessi e di connessioni complicate. Così il processo di apprendimento diventa più personale e produttivo per la possibilità di mettere in gioco le proprie potenzialità intellettuali e creative e le attitudini comunicative e sociali. In questo modo s'impiega l'energia psicologica del gioco per il processo d'apprendimento programmato. I giochi permettono agli allievi di migliorare la loro socializzazione e lo sviluppo della loro personalità, e danno loro la possibilità di esaminare, sviluppare ulteriormente ed integrare la capacità di comprensione ed abilità che già posseggono. Una delle ragioni del successo del gioco è la sua capacità di motivare i partecipanti e di incuriosirsi riducendo il grande ostacolo che si annida in ogni gruppo: la noia e l'apatia. Il vantaggio dei giochi sta nella loro adattabilità a molte situazioni di gruppo e a molti ambiti di temi e problemi. In pratica quasi tutte le possibili situazioni possono essere allenate e sperimentate oppure sviluppate e raffinate mediante il gioco (Susanna Cielo; Luciano Viana; Urbino, Settembre 1994).
In pratica lo psicologo deve sostenere l'istruttore in quelle tappe che è opportuno seguire per attivare un gioco di gruppo:
- analisi della situazione di gruppo;
- introduzione del gioco;
- sperimentazione ;
- valutazione approfondimento.
Tutto questo permette di:
- costruire e/o ricostruire la motivazione;
- stimolare le capacità cognitive.
- acquisire una maggiore conoscenza di sé e degli altri;
- giungere ad una migliore comprensione delle informazioni provenienti dalle dinamiche di gruppo;
- acquisire una maggiore sensibilità ai sentimenti del giovane atleta;
- stabilire il proprio comportamento non su una idea preconcetta, ma in funzione della realtà osservata;
- acquisire la capacità di attivare le risorse individuali di ogni membro del gruppo.
Sostenere l'importanza di dialogare con le famiglie e di fornire loro informazioni complete
Una comunità educante capace di dialogare, rappresenta un punto di riferimento indispensabile in grado di facilitare il giovane nel suo processo di crescita, al contrario, un conflitto tra sistemi (scuola calcio-famiglia, istruttore-famiglia, istruttore-allievo etc.) può generare soltanto confusione e difficoltà.
Per ottenere quanto detto bisogna facilitare il rapporto tra chi trasmette informazioni e chi le riceve, come ad esempio tra genitori-istruttore, istruttore-allievo, e diventa perciò indispensabile essere consapevoli che la comunicazione influenza il comportamento di chi comunica, favorendo così l'organizzazione delle azioni successive, delle quali i ragazzi dovrebbero beneficiare.
Una rete informativa-formativa, tesa a facilitare e promuovere condizioni per il benessere della persona fa si che ogni sistema che ne faccia parte, pur rimanendo autonomo nel proprio specifico campo di intervento, deve necessariamente condividere gli obiettivi e le finalità delle altre comunità. Lo scopo è quello di sostenere la funzione educativa della famiglia e lo sviluppo psicofisico dei ragazzi, sapendo mettersi in un atteggiamento di ascolto e collaborazione.
Esse implicano una capacità di comunicazione e di osservazione empatica, di sapersi mettere in relazione. Diviene perciò importante un supporto permanente per gli istruttori, dirigenti, che sono chiamati ad agire con i ragazzi e le famiglie, in cui la figura dello psicologo può essere vista come una risorsa da mettere in gioco.
Lo psicologo quindi può aiutare a mettere in risalto la funzionalità e la produttività del sapere osservare le regole che si presentano in una comunicazione tra due e più individui, e la qualità del rapporto che si instaura tra le persone in un contesto di apprendimento.
Una corretta informazione è quindi alla base di una sempre maggiore efficacia dell'azione proposta. Far conoscere alle famiglie cosa realmente offre una scuola calcio, significa predisporre le migliori condizioni per avviare un vero gioco di squadra tra gli adulti nell'interesse del minore e quindi in prospettiva dell'intera comunità.
Promuovere le occasioni di incontro e confronto tra scuola calcio o società sportiva e famiglia richiede una sensibilità e una modalità su cui lo psicologo può intervenire come facilitatore della comunicazione affiancandosi nel compito ai dirigenti e/o agli istruttori.
Lo psicologo deve quindi stimolare prima di tutto una discussione sulla filosofia che accompagna tutti coloro che operano nell'attività di base, per produrre un linguaggio e una teoria condivisa da trasmettere a chi opera per attuare una corretta applicazione dei programmi.
Ancora oggi infatti è attuale la domanda su cos'è una scuola calcio o una società sportiva, se esse rappresentano un servizio per il tempo libero da offrire alle famiglie ed ai giovani, un laboratorio per scoprire nuovi talenti o una agenzia educativa in rete con la famiglia e la scuola.
Definire quale bisogno deve appagare tale servizio definisce il contesto in cui un dirigente, un tecnico viene chiamato ad operare con il giovane atleta ed il genitore per stipulare un contratto, inteso come conoscenza chiara delle finalità e degli obiettivi che dovrà perseguire, facilitando il suo lavoro.
A questo punto devono emergere con chiarezza le finalità educative che rappresentano la parte predominante della proposta delle scuole calcio o di una società sportiva.
Pertanto l'attività sportiva diviene uno strumento attraverso il quale viene offerta al giovane atleta un'occasione di apprendimento in un contesto di divertimento in cui sia assente l'esaltazione della dimensione agonistica in virtù di una presunta, quanto errata, ricerca precoce del campione.
In chiusura si propone uno schema riassuntivo dello stimolo che uno psicologo deve fornire all'interno dei compiti di una scuola calcio o società sportiva attraverso le seguenti domande:
Cosa devono avere un dirigente ed un allenatore nella sua borsa di lavoro?
- - Una teoria di riferimento, studio + esperienza, per programmare, attuare, ridefinire il proprio lavoro
Cosa deve sapere un allenatore? (analisi del contesto)
- - Conoscere le regole della comunicazione che si instaurano nella relazione tra individui;
- - Conoscere le fasi del ciclo vitale dell'individuo sia sul versante relazionale che cognitivo.
Cosa deve fare un allenatore? (sapere ipotizzare soluzioni)
- - Saper "accogliere" i propri allievi/atleti e i loro genitori;
- - Saper trasmettere le proprie informazioni agli allievi passando dalla complessità della teoria alla semplicità del gioco;
- - Saper usare un contesto d'apprendimento in cui gli allievi/atleti possano imparare, acquisire e sviluppare le proprie risorse individuali, in un clima accettante e non giudicante.
Per concludere abbiamo individuato due tipologie di psicologi a cui fare riferimento: Senior e Junior, ed un programma per condividere strategie e metodi comuni d'intervento.
Per i Senior (psicologi con più di 10 anni di laurea) è previsto un corso di adeguamento mirato, per gli Junior (psicologi con meno di 10 anni di laurea) invece un vero e proprio corso di formazione.
L'organizzazione prevede inoltre giornate di coordinamento e di discussione e monitoraggio tra psicologi dei comitati regionali e provinciali in cui vengono fornite linee-guida per costituire a livello regionale corsi di formazione per psicologi Senior e Junior come sopra riportato.
Walter Bernucci - Psicologia dello sport – Collaboratore F.I.G.C. corsi allenatori.
Gli allenatori, di fronte alle novità introdotte dalla F.I.G.C. per il Settore Giovanile, che prevedono modelli regolamentari più adatti ai giovani calciatori, possono decidere di assumere due comportamenti tra di loro contrapposti: quello di allenatore vincente oppure quello di un allenatore formatore.
ALLENATORE VINCENTE
- esaspera l'allenamento fisico/atletico
- accentua l'allenamento tattico strategico
- trascura la costruzione delle abilità tecniche per mancanza di tempo e rendimento immediato
- specializza precocemente i ragazzi nel ruolo
- utilizza la formazione tipo (fa giocare i più forti)
- imita i modelli di prestazione degli adulti e li adatta ai giovani
- insegna le malizie di gioco
- richiede sempre massime prestazioni (bambino-super)
- usa metodi addestrativi
- colpevolizza in caso di sconfitta
ALLENATORE FORMATORE
- adegua l'allenamento fisico/atletico all'età dei propri atleti
- favorisce occasioni di gioco (strutturate, semi strutturate, libere)
- educa le capacità tattiche e strategiche
- ottimizza i programmi di insegnamento/apprendimento della tecnica calcistica
- dedica tempo per costruire le abilità tecniche
- adotta l'intercambiabilità nel ruolo
- utilizza la formazione aperta al turn over
- sceglie modelli di prestazione adatti all'età
- promuove i valori sportivi
- richiede la massima partecipazione compatibilmente con gli altri impegni
- usa metodi induttivi che prevedono la partecipazione dei ragazzi
- scinde l'esito della prestazione collettiva dalle prestazioni individuali
Tratto da: Le modalità di gioco nelle categorie di base.- F.I.G.C. - Settore Giovanile e Scolastico
NOI GIOCHIAMO.
Voce del verbo giocare, presente indicativo, prima persona plurale.
Una cronaca.
La finale di calcetto della scuola si gioca alle ore 14.30: I A contro I B. Portare le magliette, altrimenti il Prof. si arrabbia. Usciamo tutti insieme, appena suona la campanella, mangiamo un panino e poi via, in palestra. Non dobbiamo arrivare in ritardo, altrimenti come facciamo a provare gli schemi? Il Prof. vuole che si giochi tutti (lo dice anche il regolamento del Torneo “Calcio a 5” della Scuola: 8 il numero minimo di giocatori per squadra, cambi ogni 5 minuti) perciò organizziamoci prima, così non perdiamo tempo. Alle due e mezza le squadre sono in campo: maglie bianche della nazionale sudafricana per la prima A, casacche blu per la prima B. Alle regole della Federazione vengono aggiunte alcune “varianti”, conosciute ed accettate dai partecipanti: non si entra con troppa foga, non si discute con l’arbitro (fallo è quando l’arbitro fischia - dice quel tale...), ogni infrazione grave viene comunque sanzionata con un tiro franco.
Sciolti e rilassati perché 1°: non ci si gioca la merenda; 2°: non dobbiamo dimostrare niente altro che tecnica e tattica calcistica.
I tempi durano 25 minuti ciascuno. In caso di parità si calceranno i rigori (chi li tira? dobbiamo vincere prima, altrimenti sai che stress domani, se perdiamo). I Sudafricani mettono in campo una formazione “quadrata”, con un fior d’attaccante (ha provato per una squadra di “A”) dai piedi buoni, i Blu non dispongono di molti giocatori già tesserati, ma la voglia è tanta, possono vincere! I Bianchi hanno il portiere titolare infortunato - frattura allo scafoide - così faranno giocare la prima riserva (sì, però lui non lo sapeva!), alternandosi in porta con cambi dopo ogni gol subito. Alla fine del primo tempo la situazione è fluida, non si è notata una marcata superiorità di una squadra sull’altra, il risultato vede prevalere i Blu per un gol di differenza, anche se Lino si è mangiato due o tre occasioni. Dall’altra parte c’è un po’ di maretta: le solite discussioni che nascono quando si perde - dovevi marcarlo tu..., passa prima... - infine prevale il buon senso, grazie all’intervento dell’insegnante che rammenta le normali impostazioni tattiche da adottare, ricordando a tutti che per la premiazione interverrà anche il Dirigente Scolastico, quindi buoni e bravi, perché il Capo può arrivare da un momento all’altro.
Il risultato cambia spesso, Blu e Bianchi si alternano in vantaggio fino a 2 minuti dalla fine, quando l’arbitro (l’insegnante) decreta una punizione diretta a favore dei Bianchi. La barriera dei Blu si dispone a distanza regolamentare, coprendo il palo alla destra, secondo le precise disposizioni del portiere. Sulla palla, pronti a calciare dopo il fischio del Prof., ci sono Lele (capocannoniere del Torneo), Gibba e il Nanetto. Se i Bianchi segnano hanno vinto, impossibile che i Blu rimontino in poco tempo i due gol di svantaggio. Lele inizia la rincorsa, è quasi sulla palla quando si sposta per permettere a Gibba di calciare: punta piena, la palla parte come un proiettile verso la porta passando sotto i piedi dei giocatori in barriera. Il portiere non si muove mentre la sfera entra in rete. La partita è finita: vincono i Bianchi, la coppa è loro.
La storia è vera, cambiano solo i nomi per la dovuta tutela della privacy dei ragazzi, alunni di una scuola come tante di una città come tante. Gibba, il goleador, è un allievo svantaggiato, nella sua vita scolastica viene seguito da un insegnante di sostegno: terminerà gli studi portandosi appresso questa (e altre) belle esperienze. Saranno esperienze di non escluso, di non emarginato, di componente di un gruppo, di una squadra. Vivere e condividere con i compagni le emozioni del gioco, divertirsi con loro, ascoltarli ed essere ascoltato, essere parte, fare parte, grazie a un ruolo condiviso e accettato senza remore da lui come dai compagni.
Il suo successo, la sua bravura, si sono rivelati quando ha iniziato a provare a provare (non è un gioco di parole) per il piacere di farlo, invece di stare a guardare seduto in disparte. Lui e i suoi compagni non conosceranno il palcoscenico della serie “A”, ma sicuramente possono giocare, tutte le volte che ne hanno piacere, in palestra, al campetto, in piazza, INSIEME.
Marco Basilio, laureato in Scienze motorie, è docente presso un Istituto superiore di Vercelli. È docente territoriale I.E.I. - Scuola dello Sport del CONI.
Attualmente segue anche una squadra di atleti della F.I.S.D. (Federazione Italiana Sport Disabili) - S.O.I., settore bocce.
Mercoledi 15 alle ore 17.30 avrà luogo sul campo Oliva l'accentramento riservato alla categoria Pulcini 98/97/96 denominato "Street soccer insieme", al quale parteciperanno tutti i pulcini dell'FBC Borghetto e della società sportiva Cisano 2000, si organizzeranno sul campo a 11 tanti mini campi per far divertire e crescere i nostri ragazzi attraverso i giochi 3>3 o 4>4. Prevediamo che saranno presenti sul campo circa una settantina di bambini !!
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