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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Bellissima giornata al torneo di Cisano che si è svolto Domenica scorsa, e non solo per la splendida giornata di sole.
I bambini sono stati veramente bravi e hanno disputato quattro partite con impegno e bravura, soprattutto nella partita con il Riviera, che nonostante la sconfitta, (l'unica della giornata), di misura per 2-1 entrambe le squadre hanno dimostrato di giocare in modo collettivo e con giocate sicuramente di annate superiori.
Complimenti a tutti dal vostro Mister.

Domenica 21 maggio a Borghetto si è tenuto il torneo nazionale della categoria Giovanissimi ’92.
Le squadre partecipanti erano 9 tra cui : Carcarese, Genova Ligorna, Millesimo, Novese, Savona, Duebivalsusa, Cisano, F.B.C..Borghetto 1968 e Ama Brenta Ceva.
La nostra compagine ha dimostrato tutte le sue qualità giocando uno splendido torneo e terminando al secondo posto nella classifica finale.
Dopo avere superato agevolmente nel girone eliminatorio la Carcarese (2 – 0) e il Genova Ligorna (1-0) la squadra è approdata al girone delle prime classificate e nel pomeriggio ha superato il Savona (1-0) approdando alla finalissima con la Novese.
La finalissima è stata giocata con grande impegno anche se di fronte c’era una squadra molto ben attrezzata e tatticamente attendista in quanto agevolata dal fatto che per la miglior differenza reti avrebbe vinto il torneo anche pareggiando.
Proprio la voglia di segnare da parte dei nostri ragazzi , nei minuti finali è stata fatale , perchè si sono aperti varchi per il contropiede avversario, e i nostri amici piemontesi ne hanno approfittato per segnare la rete decisiva.
Tanta l’amarezza, per una vittoria mancata, ma molta fiducia nelle qualità di una squadra, che , quest’anno , tra alti e bassi non era ancora riuscita a dimostrare a se stessa quanto valesse ,mentre ora, dopo i risultati degli ultimi due tornei (Millesimo 3°posto e Borghetto s.s. 2° posto) sembra aver acquistato consapevolezza dei propri mezzi e volare verso i prossimi impegni con quella giusta carica che tutti noi attendiamo da tempo.
Complimenti a tutti per l’impegno e la voglia dimostrata davanti al pubblico di casa e …coraggio ….dopo un terzo e un secondo posto non ci resta che il primo al prossimo torneo di Finale Ligure sabato e domenica prossima.
LISTA DEGLI ALLIEVI CONVOCATI PER IL TORNEO DI CAIRO MONTENOTTE:
PORTIERI: Guido – Aderly.
DIFENSORI: Radooane - Federico - Daniele T. - Niccolò - Damiano e un prestito.
CENTROCAMPISTI: Mattia - Giuseppe - Ulian - Josè - Manuel S.
ATTACCANTI: Matteo - Christian - Daniele P. - Gabriel.
TUTTI I SOPRAELENCATI GIOCATORI DOVRANNO TROVARSI PRESSO RITROVO DEL BAR GIARDINI ALLE ORE 16,00 DI VENERDI' 26 MAGGIO.
I GIOVANI E LO SPORT -
LA COERENZA EDUCATIVA E
LA LOTTA ALL
’ABBANDONO PRECOCE
Intervento della Dott. Lucia Castelli, psicopedagogista e consulente Settore Giovanile dell’Atalanta tratto dall’ incontro-dibattito pubblico dal titolo “Quale sport per i nostri giovani?” organizzato dall’Associazione Patrizia Funes e la F.I.G.C. Settore Giovanile e Scolastico – Comitato di Lecco.
……….Dopo il saluto di Marco Rossi, dell’Associazione Patrizia Funes, la parola è passata a Lucia Castelli, che ha trattato il tema della coerenza educativa per i giovani.
I ragazzi nel corso delle loro giornate hanno infatti a che fare con diverse agenzie educative: la scuola, la famiglia, la Società sportiva, altri gruppi (oratorio, gruppo musicale…). La relatrice ha presentato i tratti salienti di ciascuna di queste realtà. Scopriamo così che da una ricerca effettuata tra gli adolescenti di Bergamo, circa il 50% di essi risulta essere sedentario, con conseguente ipocinosi (mancanza di movimento), analfabetismo motorio (molti ragazzi dimostrano poca abilità nel compiere movimenti particolari, quali il correre all’indietro, la capovolta, la capacità di cadere senza farsi male), scelta di passatempi sedentari (TV, computer).
Anche per chi pratica attività sportive, le cose non vanno molto meglio. In allenamento la motivazione a svolgere esercizi con costanza e dedizione è assai ridotta: colpa delle giornate piene di impegni e di pressioni psicologiche che i nostri giovani vivono quotidianamente. L’allenamento pomeridiano diventa così l’unica valvola di sfogo, e l’unica occasione di gioco e di divertimento, per cui la richiesta fatta al mister è sempre quella di disputare la “partitella”, accettando di cattivo grado i minuti di corsa e di preparazione fisica. L’allenatore è chiamato dunque a svolgere il ruolo di animatore e trascinatore, cercando di addolcire il lavoro da svolgere con situazioni giocose e divertenti. Da parte sua, il genitore dovrebbe rispettare il desiderio di gioco manifestato dal proprio figlio: spesso invece la prima punizione adottata in caso di cattivi risultati scolastici è la rinuncia all’attività sportiva. Questo però in molti casi non fa che peggiorare le cose, perché non si può pensare che un bambino si dedichi esclusivamente allo studio. I momenti liberi di cui ognuno ha bisogno per liberare le tensioni e smaltire la fatica accumulata nel corso delle lezioni della mattina, se viene impedita la frequentazione del campo sportivo, vengono infatti assorbiti dai videogiochi o dalla televisione. Privare il bambino del diritto di giocare a calcio è dunque assolutamente inutile.
La Dott.ssa Castelli
ha poi spiegato che l’atteggiamento verso lo sport in età giovanile è positivo: la prima motivazione a praticare attività emersa dal medesimo questionario fatto tra gli adolescenti di Bergamo è il desiderio di divertirsi nel fare sport. Ai bambini non interessa il risultato, cosa che invece diventa essenziale per gli adulti. Le conseguenze? I “processi del sabato sera” ai figli che hanno giocato male, che i bambini vedono come momenti ansiogeni, associando alla loro prestazione negativa la perdita di stima e di affetto da parte del genitore. Così, per giustificare eventuali sconfitte, vengono adottate giustificazioni poco plausibili (il campo brutto, l’arbitro), che abituano il soggetto a trovare scappatoie piuttosto che affrontare la realtà, oppure di fronte all’insuccesso molti giovani si arrendono, ed ecco l’abbandono precoce, che ormai ha il proprio epicentro già nella categoria Giovanissimi.
In questo scontro tra le diverse motivazioni dei bambini (il desiderio di giocare e divertirsi) e dei genitori (la vittoria), l’anello di congiunzione è la società sportiva, ed in particolare l’allenatore, chiamato a svolgere il compito di caposquadra vincente per la gratificazione dei presidenti e degli sponsor, e di educatore. L’allenatore è chiamato ad essere istruttore, animatore, facilitatore dell’apprendimento, insegnante, modello di comportamento, disponibile all’ascolto, osservatore. Tale importantissimo ruolo è spesso svolto da personale non qualificato, specie nelle fasce d’età più giovani, dal momento che molte Società investono tutti i loro averi sulla prima squadra, trascurando le formazioni di settore giovanile, per le quali “va bene tutto”. La Castelli ha lanciato una forte provocazione su questo punto, invitando gli operatori sportivi a ribaltare l’entità dei finanziamenti a favore della crescita dei propri giovani: “Perché per un problema medico qualsiasi, come una visita agli occhi, viene scelto il miglior specialista, e invece al campo sportivo la loro educazione e preparazione allo sport è affidata a volontari disponibili e non a professionisti preparati?”
L’esame ha poi toccato la figura del genitore, che è stato dipinto nelle due tipologie di “assente” o di “troppo presente”. Il genitore assente è colui che non riconosce all’esperienza sportiva del proprio figlio il giusto valore educativo-formativo, che sfrutta la Società come “parcheggio” per i propri bambini, che non ha tempo da dedicare alla vita della Società, che non ritiene indispensabile accertare la qualità dell’offerta sportiva. I troppo presenti sono invece coloro che criticano costantemente l’operato del personale tecnico, che fanno i “vice-allenatori”, che antepongono l’interesse del proprio figlio a quello della squadra. Il compito del genitore è quindi una giusta via di mezzo fra queste due figure. Essere presente nel richiedere alla Società la propria identità, la programmazione dell’attività, la qualifica del personale che lavorerà con i bambini, ed essere assente nella propria partecipazione all’attività: la famiglia dovrebbe impegnarsi a collaborare nella riuscita di alcuni momenti educativi che vengono impartiti ai giovani calciatori (la puntualità negli allenamenti, la sana alimentazione, la responsabilizzazione del fare da sé la borsa), e dovrebbe rispettare il proprio ruolo, garantendo una partecipazione discreta senza interferire sul lavoro tecnico. Un momento importante di questa definizione dei ruoli è, secondo la Castelli, il dialogo fra Società e genitori, che può essere effettuato mediante brevi ma fondamentali riunioni programmatiche e di verifica dell’attività svolta nel corso dell’anno: il dialogo fra Società e genitori può portare ad un unione di vedute e di aspettative che potrebbe incidere sulla serenità di tutti. La Dott. Ferraris ha poi approfondito il tema della nocività del poco movimento per i bambini, citando una frase di Maria Montessori: “Il bambino se impara a muoversi, impara a vivere”. Diventando padroni dei propri atti, infatti cresce sicuro di sé. Nel gioco spontaneo si apprendono e si correggono molti dei propri errori motori, ed è provato scientificamente che nella corteccia cerebrale dei soggetti che giocano spesso e che praticano sport si sviluppa una proteina che migliora la crescita fisica e psicologica dell’individuo. Ed è stato parimenti dimostrato che i bambini che stanno spesso a casa sviluppano una bassa intelligenza sociale. Ricollegandosi al tema della prevenzione all’uso e abuso dei farmaci, la docente ha spiegato come è inutile l’impiego di medicinali per risolvere eventuali stati depressivi del bambino. Un bambino si deprime solo se fa una vita inadatta alla sua età; il messaggio vede dunque concordi psicologici, medici, psicopedagogisti, e l’intero staff del Settore Giovanile e Scolastico: “Lasciamo ai giovani il tempo di divertirsi!”
Assodato dunque che lo sport non è solo una scarica di energia ed una valvola di sfogo, ma presenta aspetti cognitivi, emotivi e relazionali fondamentali per la crescita dei giovani, come fare dunque per prevenire l’abbandono precoce ad esso?
La ricetta proposta dalle relatrici della serata prevede i seguenti 5 punti:
- creare un clima positivo ed incoraggiante sia in famiglia sia all’interno dello spogliatoio (meno punizioni e rimproveri e più lodi che accrescono l’autostima dei bambini),
- variare l’attività proposta (creare occasioni di apprendimento mediante il gioco ed il divertimento),
- sostenere le motivazioni (coinvolgimento attivo dei bambini e della famiglia nella vita della Società, rafforzare il gruppo e la compattezza relazionale della squadra),
- scegliere il principio dell’inclusione e abbandonare quello dell’esclusione (far giocare tutti dando poca importanza al risultato sul campo che non interessa ai bambini),
- credere nella formazione e nella professionalità dei dirigenti e degli istruttori.
“Non bisogna investire la scuola di troppe responsabilità nell'educazione sportiva dei giovani. Certo è una componente importante, perché i bambini vi passano almeno 5 o 6 ore al giorno, ma sono fondamentali a tal proposito anche gli esempi forniti dai genitori e dagli allenatori delle squadre in cui giocano, perché la migliore educazione è quella del campo. Purtroppo tanti adulti utilizzano lo sport come strumento per soddisfare le proprie ambizioni personali e così non forniscono il giusto esempio di cultura sportiva ai bambini: quante volte si vedono sui campi allenatori, dirigenti e genitori che accusano l'arbitro di essere l'artefice della sconfitta della propria squadra? O, peggio ancora, incitando i propri giocatori a "entrare duro" sull'avversario o a commettere il fallo tattico per fermare sul nascere un'azione pericolosa? Per questo penso che gli assessorati delle città dovrebbero tenere dei corsi di formazione educativa per gli adulti. Non va poi dimenticato che la scuola, così come è strutturata, con due sole ore alla settimana dedicate all'educazione fisica obbligatoria (che nella nuova riforma dovrebbero addirittura diventare facoltativa e prendere la denominazione secondo me sbagliata di attività fisica), garantisce troppo poco spazio all'attività motoria. Per fare un confronto basta spostarsi di qualche chilometro, in Francia, dove nelle scuole è obbligatoria un'ora al giorno di educazione fisica. Per quanto concerne i genitori, non basta far praticare sport ai figli per garantir loro la dovuta educazione motoria, perché se una volta terminata l'attività sportiva i bambini passano cinque o sei ore davanti a un videogioco o alla televisione, il processo formativo non si completa comunque”.
Lucia Castelli, insegnante di educazione fisica; - psicopedagogista, consulente Sett: Giov. Atalanta.- Docente formatore F.I.G.C. - Settore Giovanile e Scolastico.
LISTA DEGLI ALLIEVI CONVOCATI PER IL TORNEO DI CAIRO MONTENOTTE:
PORTIERI: Aderly e un prestito.
DIFENSORI: Radooane - Federico - Daniele T. - Niccolò - Damiano e un prestito.
CENTROCAMPISTI: Mattia - Giuseppe - Samuele - Ulian - Josè - Manuel S.
ATTACCANTI: Matteo - Christian - Daniele P. - Gabriel.
TUTTI I SOPRAELENCATI GIOCATORI DOVRANNO TROVARSI PRESSO RITROVO DEL BAR GIARDINI ALLE ORE 16,00 DI VENERDI' 26 MAGGIO.
Ebbene si, dopo una stagione per vari motivi problematica, tra infortuni, squalifiche (spesso evitabilissime), problemi di amalgama nel gruppo siamo arrivati all'ultima spiaggia. Martedì la fortuna certo non è stata dalla nostra parte, con un gol subito su un errore del pur ottimo portiere e tre legni che puntualmente ci hanno negato la gioia del gol, la squadra ha creato diverse occasioni e sono emerse delle buone individualità, su tutte Andrea Franco capitano e anima della squadra. Domani ragazzi vi attende l'ultima spiaggia ed è arrivato il momento di dimostrare che non siete una squadra da retrocessione, ma grinta, voglia di sacrificio, spirito di gruppo, convinzione di farcela saranno i presupposti per ottenere la salvezza. Io ci credo e voi ?
Loanesi - Borghetto 5-4 4-5
Bene ho deciso di raccontarvi la cronaca di questa partita, decisiva per l'accesso alla fase finale della coppa Ansaldo, Il Borghetto se vuole passare il turno deve vincere trovandosi dietro in classifica e naturalmente alla loanesi basta un pareggio, particolare ben ricordato dal dirigente arbitro prima dell'inizio. Vi propongo due versioni quella reale e quella che potrebbe o dovrebbe essere stata reale, ognuno poi tiri le proprie conclusioni, non vi dirò quella reale anche perché penso che con un minimo sforzo potete arrivarci da soli.
Prima versione: calcio di inizio, i granata partono di gran carriera e con una pressione costante durata tutto il primo tempo portano il risultato sul 4-0 che a dire il vero poteva anche essere più pesante, nel secondo tempo la loanesi riesce ad accorciare le distanze portando a 2 il proprio score e direi meritatamente, ma in un ribaltamento di fronte un bel tiro dei nostri ragazzi rimbalza sul palo e sorpassa abbondantemente la riga di porta, il portiere riesce ma in ritardo a smanacciare la palla fuori, la buona posizione dell'arbitro lo porta ad assegnare prontamente la rete ai granata che si portano così sul 5-2. La loanesi non ci sta e continua a premere per recuperare lo svantaggio e segna la terza rete, continua la pressione ed in una concitata mischia in area granata su un rimpallo la sfera va a colpire, da distanza ravvicinata, un nostro difensore sul braccio, l'allenatore della loanesi fa notare che l'intervento è involontario e l'arbitro d'accordo con lui fa proseguire il gioco; nel terzo tempo la loanesi riesce ad accorciare ancora portando a 4 il numero delle reti realizzate ma ormai il tempo è scaduto e al quindicesimo esatto del terzo tempo l'arbitro fischia la fine della gara all'insegna della sportività.
Seconda versione: calcio di inizio, i granata partono di gran carriera e con una pressione costante durata tutto il primo tempo portano il risultato sul 4-0 che a dire il vero poteva anche essere più pesante, nel secondo tempo la loanesi riesce ad accorciare le distanze portando a 2 il proprio score e direi meritatamente, ma in un ribaltamento di fronte un bel tiro dei nostri ragazzi rimbalza sul palo e sorpassa abbondantemente la riga di porta, il portiere riesce ma in ritardo a smanacciare la palla fuori, nonostante la buona posizione l'arbitro non assegna la rete ai granata che stavano già festeggiando, mentre il mister del Borghetto fa notare che la sfera era entrata abbondantemente, ma il direttore di gara ha già preso la sua decisione e non può certo ascoltare quello che arriva dalla panchina. La loanesi continua a premere per recuperare lo svantaggio e segna la terza rete, continua la pressione ed in una concitata mischia in area granata dopo un rimpallo la sfera va a colpire, da distanza ravvicinata, un nostro difensore sul braccio, l'arbitro non fischia il rigore (penso che ritenesse involanatrio il contatto) ma l'allenatore della loanesi urla "arbitro è rigore, è rigore !!" e l'arbitro questa volta pronto ad ascoltare il suggerimento assegna la massima punizione tra la gioia dei rossoblu e il pianto del bambino che involontariamente aveva toccato con un braccio la sfera, tiro - gol e siamo 4-4, non paghi del pareggio i ragazzi della loanesi si portano ancora avanti e riescono a realizzare la quinta rete contro un Borghetto ormai demoralizzato visto gli episodi accaduti. 5-4 triplice fischio e tutti a casa, avendo subito una direzione di gara molto vicina al ridicolo e insulti da parte di dirigenti ed allenatore.
W i bambini, W lo sport, W il calcio.
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